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ELENCO DEI SERVIZI ASSISTENZIALI
REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

 

Nella Regione Friuli Venezia Giulia è presente un’offerta molto articolata di strutture intermedie identificate come strutture residenziali per anziani:

   • residenze polifunzionali;
   • residenze polifunzionali con modulo fascia A;
   • comunità alloggio;
   • case albergo;
   • residenze ad utenza diversificata;
   • centri diurni.

Si segnala che, contrariamente a quanto avviene in altre regioni d’Italia in cui le Residenze sanitarie assistenziali (RSA) sono comprese nell’elenco delle strutture intermedie e si prevedono degenze prolungate degli ospiti in queste strutture così denominate, nel FVG le RSA  sono strutture del tutto diverse: esse costituiscono offerta distrettuale, prevedono degenze in genere inferiori ad  un mese, sono destinate al recupero fisico e sociale delle persone, in genere dopo una dimissione da un reparto ospedaliero per acuti che, al termine della degenza in RSA, vengono accolte nuovamente a domicilio o in altre strutture residenziali. Nel FVG le RSA sono articolate in moduli specialistici che possono essere dedicati alle demenze, agli stati vegetativi, all’alcolismo ecc.

Le strutture residenziali sono oggetto di un processo di nuova classificazione già definito dalla Giunta regionale con l’approvazione delle “Linee strategiche regionali in materia di tutela della salute e protezione sociale dell’anziano e di indirizzo per la nuova classificazione del sistema delle strutture residenziali per anziani” che prevedono:

   • il potenziamento degli interventi di sostegno della domiciliarità e di contrasto dell’istituzionalizzazione delle persone anziane;

   • lo sviluppo delle cure intermedie, anche attraverso il potenziamento della residenzialità temporanea e diurna, in grado di dare adeguata risposta a specifici bisogni di carattere sociale e riabilitativo o attraverso interventi di “sollievo”;

   • la riqualificazione dell’attuale rete delle strutture residenziali per anziani.

Residenze sanitarie assistenziali

Attorno agli anni '95-'97, in attuazione a quanto definito con la legge di revisione della rete ospedaliera regionale (legge regionale 13/1995, articolo 17)  la Regione FVG ha progressivamente sviluppato l’offerta di RSA di cui all'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 ed al DPCM del 22 dicembre 1989. Esse erano definite come strutture residenziali destinate a fornire assistenza continuativa ad elevato contenuto sanitario ed a prevalente indirizzo riabilitativo a soggetti anziani non autosufficienti e a soggetti temporaneamente non autosufficienti, esclusi i minori, nonché a soggetti affetti da handicap fisico e psichico.

Dopo l’iniziale sperimentazione e sviluppo delle attività, con la DGR n. 1487 del 25/5/2000 sono state emanate le linee guida per la gestione delle residenze sanitarie assistenziali che hanno definito le finalità, i rapporti con le strutture di riabilitazione, le funzioni, l’offerta, la durata della degenza, le procedure di segnalazione, valutazione, ammissione, dimissione e le forme di partecipazione dell’utenza.

Con la successiva delibera di approvazione del Piano regionale della riabilitazione, DGR n. 606/2005 sono stati definiti ulteriori criteri per l’inserimento di queste strutture nell’ambito della rete dei servizi intermedi e di riabilitazione. In particolare, la norma in oggetto ha stabilito che ogni azienda sanitaria, nell’ambito del Piano triennale della riabilitazione, deve definire il fabbisogno dell’offerta di RSA.

L’assistenza domiciliare rientra tra i livelli essenziali di assistenza definiti dalle norme nazionali. La Regione FVG  ha sviluppato questo servizio a livello distrettuale e, in coordinamento con i medici di medicina generale, vengono erogate a domicilio prestazioni infermieristiche e riabilitative.

In ogni distretto della Regione è garantita un’offerta per 12 ore nei giorni feriali e, con poche eccezioni, anche nei giorni prefestivi e festivi.

Il target di utenza è costituito prevalentemente da soggetti anziani che necessitano di varie forme di assistenza: dai prelievi di sangue a domicilio, alla gestione delle lesioni da decubito o di un apparecchio respiratore automatico, al completamento di una riabilitazione psicomotoria dopo un danno cerebrale.

La programmazione regionale orienta questa attività sempre più alla gestione di casi complessi e sempre più alla “presa in carico” del soggetto,  rinunciando ad un’ottica di tipo “ prestazionale” in cui l’infermiere o il riabilitatore si limitano ad eseguire la prestazione sanitaria.

In quest’ottica va visto anche il complesso programma di integrazione dei servizi sanitari distrettuali e non, con quelli sociali dei Comuni che, nei casi con bisogni complessi, realizzano un intervento ad alta integrazione sociosanitaria con precise regole.

In diverse aziende sanitarie della Regione sono state sperimentate forme innovative della presenza di operatori sanitari sul territorio: si va dalla apertura degli ambulatori infermieristici in locali dei comuni più decentrati, che rappresentano un punto di contatto della popolazione con il sistema sociosanitario, a forme di infermiere di comunità con presidio, di mappatura dei bisogni e presa in carico precoce (Progetto Nonos dell’ASS5), a forme sperimentali di attività in microaree (2-3 mila abitanti) in cui l’infermiere presidia la situazione sociosanitaria di un quartiere svolgendo un ruolo di “advocacy” nei confronti dei servizi (Progetto microaree ASS1).

 

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