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Presentato il primo badante robot

tuta sentirsi anzianiPresentato a Milano il prototipo di quello che potrebbe diventare il badante del futuro: si tratta di un robot in grado di svolgere diverse funzioni, tra cui telefonate, spostamento di oggetti e forse un giorno anche cucinare.

Il progetto che ha coinvolto 11 istituzioni di vari Paesi europei, tra cui il Polo Tecnologico della Fondazione Don Gnocchi in un progetto triennale finanziato da Unione europea e fondazioni private con 5,3 milioni, non è ancora terminato ma già suscita grandi speranze:  l'obiettivo infatti  è valutare se una tecnologia di tipo robotico possa essere di supporto all’anziano, permettendo di vivere più a lungo nel proprio domicilio in maniera il più possibile indipendente e sicura.

Infatti grazie all’equivalente di un iPhone, l’anziano potrà controllare il robot, dotato di un braccio meccanico nella parte posteriore e di vassoio sul davanti, ma non sarà il solo: il progetto ha previsto la possibilità di guidare a distanza il badante robotico sia per i parenti grazie a un iPad, sia per un servizio di assistenza 24 su 24 da un computer.

Il robot, che tecnici e ricercatori stanno testando all’interno di un’apposita casa domotica della Fondazione, è definito semi-autonomo: ovvero, non ha un’intelligenza robotica autonoma (cosa irrealizzabile con la tecnologia attuale), ma questa viene completata dal supporto umano. In pratica, quando il robot si imbatte in una situazione sconosciuta che non può gestire da solo, contatta un operatore umano per chiedere aiuto, e si fa assistere da lui nell’esecuzione del compito.

Ed è proprio quella di chiedere aiuto, la caratteristica più interessante presentata dalla nuova tecnologia, anche se non mancano scetticismi e perplessità. In particolare le telecamere installate sul robot – vengono viste da alcuni come una possibile violazione della propria privacy perché grazie ad esse parenti, ma anche sconosciuti gestori del servizio di assistenza, possono controllare loro e la casa. Ma di fronte al fatto che nei prossimi 20 anni, si prevede che il 10% della popolazione (6 milioni di persone che non potranno essere tutte ospitate in strutture ospedaliere)  avrà problemi di disabilità, tali eccezioni non appaiono affatto insormontabili.

Salvatore Catornao
Articolo di Agosto2012

Rubrica Viaggiamo

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