Da un lato le loro infinite applicazioni e potenzialità, dall’altro il tendenziale scetticismo con cui le innovazioni vengono guardate da un certo universo, legato alla terza età. Due estremi che, tuttavia, sembrano destinati ad avere dei significativi punti di contatto, se, come dimostrano anche le più recenti ricerche in materia, smartphone e nuove tecnologie di uso comune potranno essere utilmente impiegate in campo medico, con soluzioni che, peraltro, sono destinate a determinare ingenti risparmi, rispetto agli attuali test medici.
L’ultima dimostrazione di quanto appena riportato in premessa, arriva da Bologna, dove un gruppo di ricercatori è riuscito a replicare tramite una semplice App, un test estremamente costoso, finalizzato a monitorare i movimenti del corpo umano e misurare il rischio di cadute, ma persino riconoscere i primi segnali del morbo di Parkinson.
Fino ad oggi, infatti, il principale metodo per testare equilibrio e mobilità era costituito dal cosiddetto Timed Up and Go, un test che per il paziente non è altro che una passeggiata: l’anziano parte da seduto, al via si alza in piedi e cammina verso uno punto a distanza di qualche metro, una volta raggiunto si gira e ritorna indietro, rimettendosi seduto. Il tutto il più rapidamente possibile.
Tutto ciò, però, avviene con il monitoraggio di un accelerometro che misura il tempo che un anziano impiega ad alzarsi in piedi o mettersi seduto e anche la forza con cui lo fa; la velocità con cui cammina, la cadenza dei passi, la rapidità con cui si volta, eventuali sbilanciamenti a destra o a sinistra e persino la fluidità complessiva del movimento. Tutti parametri che, interpretati insieme, possono predire il rischio di caduta, riconoscere i primi sintomi di Parkinson e distinguere gli anziani ancora in forma da quelli con qualche acciacco. Test di questo tipo sono però legati ad apparecchi molto costosi che possono richiedere investimenti anche di 3.000 euro.
Invece la ricerca degli studiosi di Bologna dovrebbe consentire di ottenere gli stessi riscontri ma attraverso un’innovazione ormai di uso comune, gli smartphone, e quidni a costi decisamente inferiori.
Infatti “gli smartphone che usiamo tutti i giorni sono dotati di accelerometri e giroscopi: questi due tipi di sensore sono in grado di misurare il movimento, sia rettilineo che di rotazione”, ha spiegato Sabato Mellone, ingegnere elettronico e co-autore dello studio. “Servono, ad esempio, a raddrizzare l’immagine sullo schermo quando ruotiamo il telefonino e a controllare i giochi. Ma sono gli stessi sensori, e questo è il bello, impiegati in alcuni dei più diffusi test diagnostici sull’abilità a camminare e stare in piedi degli anziani. O almeno nelle versioni più evolute di questi test, condotte in poche cliniche specializzate”.
Ed alla luce di tale considerazione, il passo verso lo sviluppo di un’App ad hoc è parso naturalmente consequenziale.
A tal fine, i ricercatori hanno testato il sistema su 49 soggetti della zona bolognese di età media di 59 anni, usando sia l’applicazione per smartphone che il McRoberts Dynaport Hybrid, uno strumento piuttosto costoso pensato proprio per fare questo tipo di misurazioni, trovando che i dati dei due strumenti si trovavano in perfetto accordo. Con la differenza, però, che il cellulare può misurare più cose. “Il tradizionale test spesso non riscontra differenze tra anziani che hanno subìto cadute nell’ultimo anno, e quelli che invece non l’hanno fatto. I test che usano questi sensori, sì”, ha aggiunto Luca Palmerini, ulteriore co-autore della ricerca. “Analogamente, il test tradizionale non è in grado di riconoscere i primi sintomi di Parkinson, che invece non sfuggono ad alcuni dei parametri misurati dagli accelerometri”.
Tali risultati non potevano certo restare sotto silenzio ed oltre a suscitare l’interesse di riviste internazionali (i risultati sono stati pubblicati da poco sulla rivista scientifica internazionale “Gait and Posture”) la ricerca avrà una sua evoluzione tramite la sperimentazione su ampia scala con centinaia di anziani coinvolti, nell’ambito del progetto europeo Farseeing. “La faremo insieme al gruppo dell’azienda sanitaria di Firenze- afferma Chiari, bioingegnere e coordinatore del gruppo di ricerca- da anni attivo nel cercare di comprendere i cambiamenti legati all’età o alle malattie che si traducono in progressiva difficoltà nel cammino. Sino ad oggi hanno valutato la mobilità solo in laboratorio e in modo tradizionale: siamo sicuri potranno avvantaggiarsi del nostro supporto tecnologico e delle nostre misure pervasive”. Inoltre, fa sapere ancora il ricercatore, “con l’Università e alcuni imprenditori bolognesi del consorzio Innovanet stiamo anche considerando il lancio di uno spin-off per lo sviluppo di queste e altre soluzioni in ambito valutativo e riabilitativo, nonchè la loro commercializzazione”.
Un ulteriore passo verso un mondo di tecnologie amiche che potrebbe indurre chiunque ad essere ben disposto verso il loro utilizzo.
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