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Patto per la salute: vera riforma della sanità
Intervista esclusiva al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin


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Patto per la salute: vera riforma della sanità
Intervista al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin

Buongiorno Ministro Lorenzin, lei così giovane occupa uno dei Dicasteri, quello della Sanità, tra i più importanti del Governo italiano? Come ci si sente?

«Sono onorata di essere stata nominata, e poi riconfermata, alla guida della Salute e sento molto forte la responsabilità che questo comporta. Guidare la salute significa fare scelte che incidono sulla vita di circa 60 milioni di persone, una responsabilità enorme che ho affrontato sin dal primo momento con serietà e rigore. Non nascondo che spesso non riesco a dormire la notte. Mi sveglio alle quattro del mattino, assalita da pensieri o nuove idee. Ma sono contenta: che cosa potrei fare di più, cosa c’è di più importante di tutelare la salute delle persone?»

La sua più grande soddisfazione da ministro?

«Sono più di una. Innanzitutto quella di avere la possibilità di dare risposte concrete alle storie di solitudine, speranza e paura raccolte durante le mie visite negli ospedali e nelle strutture sanitarie italiane. E poi essere ministro nel momento in cui viene scoperto un farmaco in grado di sconfiggere in quattro settimane di cura una malattia come l’epatite C, che colpisce ogni anno centinaia di migliaia di persone, ed avere la possibilità di incidere sulle scelte per erogarlo gratuitamente a tutti, salvando la vita di coloro che ne sono colpiti. Credo che questa sia la soddisfazione più grande. C’è poi un’altra cosa che mi ha toccato profondamente il cuore: la tenerezza che ho scoperto tra gli anziani, il loro bisogno di essere e di sentirsi ancora utili e attivi. Mi fanno riflettere sulla mia vita, ma anche sull’importanza dell’umanizzazione delle cure, di quello che si può fare anche con un semplice gesto quotidiano come una carezza. Un’altra cosa di cui sono fiera, è quella di aver firmato con le Regioni il Patto per la salute, una vera riforma della sanità, attesa da sei anni, finalizzata a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema in modo che non ci siano più regioni di serie A e regioni di serie B.»

A proposito di Patto per la salute. Come cambierà il Sistema Sanitario Nazionale? Quali sono i punti focali di questa riorganizzazione?

«Innanzitutto con l’Accordo firmato abbiamo messo in sicurezza il sistema sanitario italiano per le prossime generazioni e abbiamo gettato le basi per donare un nuovo volto alla nostra sanità. È stato il mio obiettivo sin dal principio del mio mandato. Abbiamo dato un budget certo per i prossimi tre anni e sancito il principio che le risorse recuperate dalla lotta agli sprechi e dalla “spending review” interna siano reinvestite in sanità.»

Ci faccia qualche esempio concreto.

«Con il Patto abbiamo affrontato i grandi temi della sanità. Dalla programmazione triennale dei costi standard e dei fabbisogni regionali, che consente di avviare e implementare politiche di innovazione del SSN sul territorio, alla revisione del sistema di compartecipazione (ticket), alla definizione degli standard relativi all’assistenza ospedaliera, che, unitamente all’assistenza sanitaria transfrontaliera, all’aggiornamento dei LEA ed alla reale promozione dell’assistenza territoriale, costituiscono i pilastri su cui fondare tutte le iniziative necessarie per garantire la tutela della salute a tutti i cittadini uniformemente sul territorio nazionale. Se dovessi indicare due novità, la prima sono le centrali uniche di acquisto che permetteranno di risparmiare un sacco di soldi alle regioni, la seconda, è che vogliamo togliere alla politica le nomine dei direttori generali e dei primari che devono essere fatte in base a competenze accertate. Il Patto sarà governato da una Cabina di regia che ne garantirà il monitoraggio costante e verificherà l’attuazione di tutti i provvedimenti, avvalendosi di un apposito Tavolo tecnico, istituito presso l’Agenas.»

L’invecchiamento della popolazione, la medicina personalizzata, rendono necessaria una riorganizzazione di una rete d’assistenza più efficiente e capillare. Cosa si sta facendo in tal senso?

«È sempre il Patto della salute che è in grado di rispondere a queste sfide: la riorganizzazione degli ospedali, la sanità digitale, il potenziamento del territorio e dell’assistenza domiciliare, il ruolo più forte per i medici di base e il coinvolgimento delle farmacie quali erogatrici di servizi, l’umanizzazione delle cure, daranno un nuovo volto al sistema sanitario e all’assistenza.»

Recentemente ha affermato che sarà l’e-health a salvare la Sanità. È cosi?

«L’e-health rappresenta sicuramente uno strumento per poter contribuire  alla sostenibilità del Sistema sanitario. La sanità elettronica è fondamentale perchè offre una maggiore vicinanza al cittadino e consente, attraverso la disponibilità dei dati, di avere una maggiore trasparenza. La disponibilità di dati consente infatti di avere una sanità “misurata” e che possa essere trasparente e nell’ottica della lotta agli sprechi. Mettere in rete tutte le strutture sanitarie, gli ospedali, i medici, le asl, le cliniche, permetterà di monitorare l’efficienza delle strutture e delle prestazioni, con la possibilità di avere un controllo diretto su eventuali criticità presenti e poter intervenire tempestivamente quando conti o livelli di assistenza non sono adeguati.»

Ministro Lorenzin, parliamo anche di ECM e di formazione a distanza: un tema importante per la sanità di domani?

«L’aggiornamento costante dei professionisti della salute è fondamentale affinché essi possano rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e al proprio sviluppo professionale. Tutti noi condividiamo la convinzione che ciascun operatore sanitario debba garantire ai pazienti la migliore offerta di servizi possibili: la formazione continua in medicina ci aiuta a rendere possibile il raggiungimento di questo obiettivo.»

C’è qualcosa che invidia a qualche suo collega europeo? C’è qualche modello sanitario a cui ispirarsi?

«No. Siamo così abituati a parlare male dell’Italia che non conosciamo le nostre eccellenze. Bloomberg recentemente ci ha indicati come il primo Sistema sanitario d’Europa per efficienza dei servizi e il terzo al mondo. Prima di noi ci sono soltanto Hong Kong e Singapore, due Paesi piccoli con un grande investimento in sanità. Questo riconoscimento all’efficienza del sistema sanitario italiano non ci stupisce perchè siamo stati per decenni in vetta alle classifiche dell’Oms. Ora dobbiamo impegnarci per tornare ad essere il numero 1. Per farlo occorre efficienza nella gestione delle risorse e puntare a qualità e trasparenza del sistema. Il Patto per la salute che abbiamo approvato è uno strumento per farlo, ora insieme alle Regioni bisogna però renderlo operativo.»

Marco Fasolino
Direttore Terzaeta.com e Quis Times

Rubrica Viaggiamo

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