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Nomi e cognomi degli aguzzini

Nomi e cognomi degli aguzziniAbbiamo dovuto attendere perché sbollisse la rabbia e lo stupore lasciasse il posto alla ragionevolezza. Tuttavia dopo la visione dei documenti video diffusi dalla guardia di finanza di Sanremo, la sostanza non cambia.

Restiamo basiti cioè, di fronte alla ferocia ed alla violenza che individui che si qualificherebbero come personale assistenziale hanno avuto il coraggio di riservare verso pazienti inermi.

Certo la magistratura farà il suo corso, ci saranno tutte le indagini del caso ed i responsabili di tali atrocità pagheranno, anche se mai sarà possibile compensare le sevizie ed maltrattamenti che persone anziani ed inermi hanno dovuto sopportare. Tuttavia nell’attesa che tutto si svolga attraverso i canali abituali e mentre chi informa continua a denunciare ed a sensibilizzare l’opinione pubblica, la nostra redazione intende avanzare una riflessione oltre che denunciare tali aguzzini.

E’ dell’altro ieri infatti il rapporto della CGIL che evidenzia come presso le 5 mila strutture presenti in Italia per un totale di 265mila posti letto, molti siano gli aspetti deficitari e critici che permangono da tempo. In particolare i tempi di attesa per l’accesso presso una struttura residenziale possono raggiungere anche i 180 giorni di attesa, raggiungendo le punte massime di 11 mesi in regioni come il Lazio. Spicca poi il dato che molte delle strutture indagate, non hanno nemmeno una carta servizi in dotazione. Ed anche se apparentemente si tratta di un’altra notizia, l’indagine citata costituisce la premessa necessaria per comprendere una situazione all’interno del quale vicende come quella di Sanremo, costituiscono la conseguenza per molti versi scontata.

Se cioè delle quasi 500 strutture indagate, molte hanno evidenziato una qualità di servizi del tutto insufficiente, non c’è molto da sorprendersi se poi a Roma come a Sanremo, situazioni di maltrattamento così inaccettabile tendano a ripetersi. La questione piuttosto è come sia possibile che gente come Rosalba Nasi, moglie del senatore del Pdl Gabriele Boscetto, presidente della fondazione che gestisce la casa di riposo Borea di Sanremo (Imperia) insieme ad altre quattro assistenti sanitari e due infermiere (Assunta Mecca, Domenico Raschellà, Silvana Faggian, Ihor Telpov ucraino, Elzbieta Ribakowska polacca, e Cristina Ciobanu rumena) abbiano potuto operare nell’ambito assistenziale.

Quali requisiti abbiano dovuto presentare per aprire una struttura di riposo e quali qualifiche abbiano dovuto conseguire. Ebbene se si indaga un po’, si scopre poi che oggi chiunque abbia un “contenitore a norma” può inaugurare una casa di riposo od una struttura socio sanitaria, senza che sia richiesta alcuna competenza o qualifica specifica. Nonostante questo tipo di attività che andrebbe ad essere avviata in un contenitore a norma, non costituisca affatto un’attività commerciale o di produzione di beni, bensì un’attività socio-assistenziale , in cui oltre a qualifiche mediche ed infermieristiche, risulta necessaria una significativa dose di umanità, capacità organizzative ed un’etica rispettosa delle esigenze e dei bisogni delle persone più deboli ed indifese del tessuto sociale.

Invece niente, né dal punto di vista delle qualifiche necessarie per avviare una casa di riposo, né rispetto alle successiva verifica relativa agli standard qualitativi dei servizi erogati pressoi tali strutture, lasciata alla libera iniziativa delle forze dell’ordine od alle denunce di pazienti e familiari.

Certo non auspichiamo un rigido filtro attraverso il quale si impedisca l’accesso ad una professione che merita di essere valorizzata, ma spesso l’assenza di regole e di norme agevola lo scadimento verso il basso dei servizi prestati, l’inadeguatezza delle prestazione, l’assenza di qualità anche a livello di prodotti e strumentazioni in dotazione presso tali strutture. E dunque, per assurdo ed in controtendenza, forse in un settore liberalizzato fin troppo, qualche norma sui controlli ci vorrebbe. Qualche regola che dissuadesse gli speculatori e gli avventori dell’ultima ora e che imponesse a chi voglia inventarsi imprenditore del sociale, un percorso formativo ed umano da seguire.

Poiché sulla salute e sulla cura della persona, non possono essere ammesse scelte destrutturanti ed al ribasso. Né tanto meno può permanere una situazione di lassaiz faire che ci costringa poi ad assistere periodicamente a scene tragiche come quelle diffuse dalla Guardia di Finanza di Sanremo.

Nell’attesa che qualcosa si muova e che qualcuno accenda un faro sulle questioni richiamate, la speranza è che gli individui che si sono resi responsabili di tali maltrattamenti e di cui riportiamo di nuovo i nomi, al fine di evitare che qualcuno li dimentichi, (Rosalba Nasi , Assunta Mecca, Domenico Raschellà, Silvana Faggian, Ihor Telpov ucraino, Elzbieta Ribakowska e Cristina Ciobanu ) non abbiano mai più la possibilità di operare a contatto con persone che non avrebbero la capacità di difendersi dalla loro vigliaccheria.


Rubrica Viaggiamo

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