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In Italia una pensione su due
non supera i 500 euro


La qualità come valoreUna pensione su due in Italia non supera i 500 euro. È questo il dato drammatico che emerge dai dati del Rapporto 2010 dell'Istituto nazionale di previdenza elaborato dall’Istat. Il dato tende addirittura a salire se poi si considerano gli importi delle pensioni erogate alle donne che per il 61% restano al di sotto dei 500 euro mentre per il 30% non va oltre i 1.000 euro. Una notevole disparità che viene confermata rispetto ai diversi livelli di importo, con la componente maschile che in termini percentuali, tende a prelevare laddove le pensioni toccano punte più elevate. Infatti nella classe di importo compresa tra 500 e 1.000 euro mensili, continuano a prevalere le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle pensioni maschili mentre il trend si inverte nelle classi di importo più elevato, con una percentuale del 18,9% tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili degli uomini contro il 5,6% per le donne ed il 20,2% con importi superiori ai 1.500 euro mensili a fronte di appena il 2,6% per le pensioni erogate alle donne.

Il problema più consistente risiede comunque nel valore assoluto delle pensioni che per il 50,8% non superano i 500 euro mensili mentre tale percentuale sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro lordi mensili. Ciò significa che 8 milioni di persone vivono ai limiti della povertà tanto da indurci a parafrase il titolo di un famoso film ed asserire che l’Italia non sembra essere affatto un paese per vecchi.

Il dato è poi destinato ad aggravarsi se si considera che l'allungamento della vita influisce sulla spesa pensionistica, che diventa una coperta troppo corta: il capitolo pensioni di vecchiaia assorbe il 70% della spesa pensionistica totale, seguito dalle pensioni ai superstiti che costituisce quasi il 15% della spesa pensionistica e con le pensioni d'invalidità civile ed invalidità che costituiscono l'11% circa della spesa pensionistica. Ovviamente i pensionati che se la passano peggio sono i titolari di pensioni sociali, avendo per l’appunto una pensione inferiore a 500 euro; viceversa, nella maggior parte dei casi, i titolari di pensioni ai superstiti ed i beneficiari di pensioni d'invalidità civile e/o indennità di accompagnamento ricevono redditi tra i 1000 ed i 1500 Euro.

Questi valori tradotti numericamente significano che, a fronte dei 13.846.138 pensionati Inps di cui il 54% donne e il 46% uomini, l'Istituto eroga l'81,8% dei trattamenti pensionistici in essere nel nostro Paese, con un importo annuo che supera il 70% della spesa complessiva e un'incidenza sul Pil dell'11,4% e con l'83,4% dei pensionati in Italia beneficia di una pensione a carico dell'Istituto. I dati appena esposti hanno indotto molti enti ed associazioni di categoria ad esprimere i propri commenti preoccupati mentre dal presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, e dal ministro del lavoro Maurizio Sacconi sono arrivate parole confortanti sulla tenuta del sistema pensionistico. La pensione dei giovani ''non è a rischio'' - ha detto Mastrapasqua - e questo grazie alla stabilità finanziaria del sistema previdenziale raggiunta con la riforma. Ma ''c'e' una necessità che deve essere ribadita ai giovani e ai meno giovani: bisogna lavorare più a lungo. La fuga dal lavoro e' un approccio incompatibile con l'allungamento dell'età anagrafica''.

Sulla stessa linea anche il ministro Sacconi che ha sottolineato che il sistema pensionistico ''è stabile'' e ''non ci sono ragioni per nuovi interventi. Ed infatti in vista della manovra triennale che varerà il governo ''nessun nuovo intervento riguarderà il settore pensionistico''.

Tuttavia permane la necessità di produrre una riflessione in merito a tali rassicurazioni, poiché se il sistema conferma la sua stabilità a fronte di una spesa che non appare sufficiente per garantire le finalità per le quali viene erogata, è ben probabile che diventi opinabile l’utilità stessa di un sistema che in passato invece aveva costituito un paracadute sociale idoneo a gestire anche le situazioni più critiche.

Pensare di confermare il sistema rispetto al saldo tra entrate ed uscite e non in funzione della sua efficacia nel tenere fuori dalla povertà quanti hanno lavorato per tutta una vita o chi, nel corso della propria vecchiaia, si trova in condizioni di non poter fare affidamento su un reddito sufficiente, tramite l’erogazione di pensioni adeguate alla conduzione di una vita dignitosa, rischia di essere il fallimento più evidente di qualsiasi intervento prodotto sul sistema pensionistico stesso.

Salvatore Catorano
Articolo di Maggio 2011
Rubrica Viaggiamo

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