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È urgente prevenire l’ictus cerebrale: lo confermano ricerche svolte in tutto il mondo


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È urgente prevenire l’ictus cerebrale: lo confermano ricerche svolte in tutto il mondo

I dati emersi dalle ricerche epidemiologiche più recenti confermano che l’ictus cerebrale nel solo 2016 ha ucciso o reso invalida una enorme quantità di persone, uomini, donne e persino bambini, rubando 116 milioni di anni di vita! E continua ad essere la seconda causa più probabile di morte nel mondo intero.
Ogni anno nel mondo oltre 17 milioni di persone vengono colpite da ictus cerebrale. In Italia ogni anno 600mila persone vengono colpite da malattie causate da Trombosi o da Embolia. L’ictus è una di queste: 200mila persone rimangono con gravissime disabilità, altrettante perdono la vita, e altrettante sopravvivono con il terrore che succeda di nuovo.
I medici sono diventati più esperti nel curare l’ictus, gli ospedali si stanno attrezzando con le Stroke Units, che, sul modello di quanto è stato fatto con le Unità coronariche, che hanno permesso di curare meglio e rapidamente i pazienti colpiti da infarto del miocardio, sono attrezzate per accogliere e curare i pazienti colpiti da ictus rapidamente e con efficacia per limitare il danno e possibilmente recuperare le funzioni perdute; perché il tempo è cervello, e la rapidità nel fare la diagnosi e nel curare è fondamentale per ottenere un recupero che non rovini la vita del paziente e della sua famiglia.
Che cos’è l’ictus cerebrale?
Ictus in latino vuol dire colpo: una luce che si spegne, una funzione del corpo che sparisce, può essere il linguaggio, o la capacità di muovere una parte del corpo, tanto più grave quanto più estesa è la parte del cervello che sta soffrendo.
Che cosa succede al cervello?
Il cervello è paragonabile a una enorme quadro elettrico, nel quale sono presenti miliardi di interruttori (neuroni), suddivisi in gruppi che comandano una funzione: se una parte del cervello viene allagata da una emorragia perché si è rotta una arteria, esplosa per colpa di un attacco di pressione alta, o viene spenta per mancanza di sangue perché un trombo o un embolo hanno chiuso una arteria, l’interruttore si spegne e la funzione viene perduta.
Chi è più a rischio?
Chi soffre di ipertensione, di colesterolo alto, di diabete, di fibrillazione atriale, di malattia delle carotidi, di aneurismi 
Si può curare?
Si: ma prima deve essere sospettato, e questo può farlo solo il paziente , o un suo famigliare, che sia stato bene informato, che abbia sentito parlare di ictus, che sappia riconoscere i sintomi iniziali e non li trascuri ma chiami immediatamente il 118; la diagnosi verrà confermata, già in ambulanza e poi in ospedale, dove con una TAC si capirà se si tratta di un ictus causato da una emorragia o da una ischemia; e rapidamente deve essere curato, con i farmaci adatti in strutture dedicate con personale medico e infermieristico esperto, le stroke units. Infine si deve capire che cosa lo ha scatenato, e si deve impostare una cura a lungo termine che riduca la probabilità di un nuovo evento; e il paziente deve essere riabilitato, perché possa riconquistare le funzioni che aveva momentaneamente perduto. Momentaneamente è una parola importante: tanto più rapido sarà il processo che porta dal sospetto alla cura tanto più probabile sarà il recupero delle funzioni perdute.
Ma chi o che cosa scatena l’ictus cerebrale? 
Come tutte le malattie da trombosi e a embolia, l’ictus cerebrale è causato non da un nemico ma da una squadra di nemici: più nemici sono presenti contemporaneamente, tanto più probabile sarà l’evento e tanto più gravi le sue conseguenze
“Una pressione del sangue troppo alta e troppo a lungo, e non curata può causare un progressivo irrigidimento delle arterie e la rottura di una di esse, con conseguente emorragia cerebrale (ictus emorragico ; ma in 85 casi su 100 l’ictus è causato da un trombo che ha chiuso un’arteria – ha dichiarato il presidente di ALT- o da un embolo formatosi altrove, per esempio in un cuore con fibrillazione, o in una carotide malata di aterosclerosi , per colpa del troppo fumo di sigaretta di un diabete non sospettato e non curato, per un eccesso di peso protratto negli anni e causato da mancanza di attività fisica e alimentazione squilibrata, da un eccesso di colesterolo per troppi anni….sono questi i nemici in agguato e sono sempre più diffusi: riconoscere per tempo la comparsa di diabete o ipertensione e aggredire il problema alla base, contrastando e riducendo l’aumento di peso, smettendo di fumare, aumentando l’attività fisica, prendendo con costanza i farmaci che curano diabete e ipertensione e colesterolo alto, imparare a sentire il ritmo del cuore con due dita sul polso e permettere la diagnosi della fibrillazione atriale… queste sono le soluzioni che possono aiutare ognuno di noi a salvare se stesso e la propria famiglia da un evento catastrofico: lo sa bene chi è stato colpito”.
Werner HackePresidente di World Stroke Organization ha dichiarato “Durante la giornata mondiale dell’ictus molte organizzazioni che hanno a cuore la vita e la salute dei pazienti stanno contribuendo ad amplificare il messaggio che “si può evitare di essere colpiti dall’ictus e tutti noi abbiamo eccellenti motive per farlo”.
Conosciamo bene alcuni dei complici che concorrono a provocare l’ictus, eliminarli o correggerli dipende molto da noi: eliminarli significherà non solo allontanare lo spettro dell’ictus ma anche fare un investimento in salute evitando altre malattie da trombosi, quali l’infarto del cuore o del rene o dell’intestino o la trombosi delle vene e l’embolia polmonare “Investire in prevenzione oggi non è più solo intelligente, è obbligatorio -ha ribadito la presidente di ALT- perché nessun governo avrà le risorse sufficienti per assistere tutti coloro che verranno colpiti da ictus cerebrale o da un altro evento da trombosi nei prossimi anni. E saranno tanti, troppi, E nessuno di noi vorrebbe essere uno di questi. Dipende molto da noi: dobbiamo sapere quali sono le cause dell’ictus, dobbiamo modificare i fattori di rischio modificabili, dobbiamo imparare a sentire il battito del cuore e a riconoscere una aritmia in noi stessi o in chi ci sta accanto e dobbiamo sapere che fare, dobbiamo riconoscere i sintomi sospetti e agire immediatamente sapendo che fare a questo serve ALT”

Redazione Terzaeta.com
Rubrica Viaggiamo

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