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XVIII giornata Mondiale dell'Alzheimer
Faces of dementia


Alzheimer: XVIII giornata Mondiale dell'AlzheimerIl prossimo 21 settembre sarà celebrata la XXVIII giornata mondiale dell’Alzheimer, incentrata, per l’occasione sul tema “faces of dementia”.

E proprio in linea con il tema dell’edizione, la redazione di terzaeta.com propone di seguito un brevissimo elenco delle possibili “facce” che la demenza può assumere. Da quelle più diffuse a quelle meno frequenti ma non per questo, meno dolorose e  preoccupanti. Infatti sono molteplici le cause ed in sintomi che connotano le patologie legate alle differenti forme di demenza,  come riportato all’interno del Rapporto Mondiale Alzheimer 2010: "la demenza è una sindrome che può essere causata da varie malattie progressive che colpiscono la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane della vita”. In quest’ottica la malattia di Alzheimer è senza dubbio la più comune causa di demenza e non necessariamente interviene a colpire gli over 65. Infatti vi è una crescente consapevolezza di casi di demenza che iniziano prima dei 65 anni, anche se solo dopo tale limite di età, la probabilità di essere colpiti raddoppia.
Ad oggi infatti sono oltre 36 milioni le persone affette da demenza e tra queste, una buona percentuale, non supera i 65 anni. Proprio per questo risulta importante favorire la massima informazione in merito, stimolando il più possibile il ricorso a diagnosi tempestive ed efficaci che possano contribuire a ridurre i disagi legati alla demenza.
Pertanto riportiamo di seguito caratteristiche e sintomi riferibili alle singole forme di demenza, specificando inoltre gli aggiornamenti sulle scoperte e gli studi più recenti.

L’Alzheimer
L’Alzheimer costituisce la forma di demenza riscontrata con maggiore frequenza, con percentuali che si aggirano intorno al 50-60% dei casi.
Essa distrugge le cellule ed i nervi del cervello, interrompendo la trasmissione dei messaggi verso il cervello, in particolare di quelli responsabili dell’immagazzinamento della memoria. L’Alzheimer fu descritto per la prima volta da Alois Alzheimer nel 1906 che notò come, durante il decorso della malattia, le cellule nervose presenti in determinate parti del cervello, morissero ed il cervello si restringesse mentre si creavano zone  vuote, simili a cavità verso il lobo temporale e l’ippocampo, responsabili dell’immagazzinamento e del recupero di nuove informazioni.
Ciò condiziona negativamente la capacità delle persone di ricordare, parlare, pensare e prendere decisioni, influenzando anche la produzione di acetilcolina.
Ad oggi, non sono ancora chiare le cause per cui le cellule nervose del cervello muoiono ma ci sono sintomatologie comuni che emergono a seguito della morte di tali cellule. In particolare, al microscopio è possibile osservare “grovigli” e “placche” costituiti da frammenti di proteine,   nelle aree del cervello danneggiate e ciò conferma il manifestarsi dell’Alzheimer.

Sintomi
Solitamente, l’Alzheimer si manifesta con dei vuoti di memoria, difficoltà di individuare la parola corretta per ogni oggetto e  oscillazioni d’umore. Con il progredire dell’Alzheimer, la persona può:
- dimenticare abitualmente eventi recenti, nomi e volti ed avere difficoltà nel comprendere quanto si sta dicendo
- risultare confuso quando maneggia denaro o guida una macchina
- subire delle oscillazioni d’umore fino a disperarsi senza ragioni apparenti, o convincersi che qualcuno intenda fargli del male
Nei casi più avanzati, si può arrivare fino ad adottare comportamenti preoccupanti, come svegliarsi nel cuore della notte, perdere le proprie inibizioni ed il senso di un comportamento adeguato.

XVIII Giornata Alzheimer Demenza vascolare
La demenza vascolare viene riscontrata in circa il 20% dei casi di demenza .
Essa si manifesta quando i vasi sanguigni risultano danneggiati e la quantità di ossigeno necessaria appare a rischio. In particolare se la mancanza di ossigeno si manifesta fino al cervello, le cellule dello stesso con ogni probabilità sono destinate a morire determinando una serie di infarti e la possibile demenza vascolare.
Gli infarti richiamati sono spesso rappresentati da leggerissimi colpi le cui cause non risultano avere dei sintomi immediati e che tutt’al più possono determinare solo una temporanea confusione. Tuttavia ogni infarto distrugge una piccola area delle cellule del cervello e gli effetti cumulati che ne conseguono  sono spesso causa di demenza vascolare.
Infine la demenza vascolare si presenta di frequente insieme all’Alzheimer ed entrambi possono  determinare la demenza a causa del loro effetto combinato.

Sintomi
- è possibile che il declino mentale possa aversi da un determinato momento in poi ed i sintomi tendano a progredire in seguito ad ogni attacco, indicando con ciò che si siano verificati dei piccoli attacchi.
- può manifestarsi depressione, oscillazioni d’animo ed epilessia
- alcune aree del cervello possono essere più influenzate rispetto ad altre, di conseguenza, alcune capacità mentali possono continuare a risultare inalterate.

 

Demenza con corpi di Lewi
La demenza con corpi di Lewy è la terza tipologia di demenza maggiormente diffusa e può verificarsi in oltre il 20% dei casi. Essa è simile all’Alzheimer poiché è determinata dalla degenerazione e morte delle cellule nervose del cervello ma è caratterizzata dall’abnorme aggregazione di proteine, conosciute come corpi di Lewy, che si formano all’interno del cervello.
Più della metà delle persone interessate dalla demenza con corpi di Lewy sviluppa anche i sintomi ed i segni della malattia di Parkinson. Inoltre, molte di esse risultano particolarmente sensibili ad alcuni tranquillanti come gli antipsicotici o i neurologici, ed il loro utilizzo dovrebbe quindi essere evitato.
La demenza con corpi di Lewy influenza:
- concentrazione ed attenzione
- memoria
- linguaggio
- la capacità di valutare le distanze
- la capacità di ragionare
Le persone affette da demenza di Lewy possono anche risentire di allucinazioni visive.


Demenza Fronto temporale
Le demenze fronto-temporali sono un genere di demenza relativamente raro ed abitualmente si sviluppano in un’età che precede il presentarsi dell’Alzheimer, in particolare intorno ai quaranta od ai cinquanta anni.
In tale specifico caso, il lobo frontale del cervello è particolarmente interessato negli stadi preliminari della patologia, determinandosi, di conseguenza, una situazione simile a quella legata all’Alzheimer, che comporta un progressivo declino delle capacità mentali di un individuo con il passare degli anni.
I danni alle cellule cerebrali nella demenza fronte-temporale sono più localizzate rispetto a quanto avviene con la patologia dell’Alzheimer ed abitualmente riguardano la parte frontale del cervello.
Sintomi
- la parte frontale del cervello governa il comportamento e l’umore delle persone che possono cominciare a diventare ferme e fisse nel tempo e quindi adottare comportamenti difficili da modificare, facendo apparire  tali individui egoisti ed insensibili.
- le persone abitualmente non hanno improvvisi vuoti di memori come capita nel caso dell’Alzheimer

Nel tempo, per essere precisi dal 1984, la demenza, in tutte le sue declinazioni appena esposte, è stata analizzata, sezionata, studiata ed approfondita, grazie a studiosi sempre più preparati e consapevoli.
Ad oggi tuttavia la lotta alla demenza è ben lontana dall’essere vinta e nel suo annuale rapporto, in occasione della giornata internazionale sull’Alzheimer, l’ADI  focalizza l’attenzione sull’aspetto della prevenzione piuttosto che su quello della cura.
Il world Alzheimer report 2011 mostra infatti come ci siano interventi che risultano efficaci se eseguiti nelle prime fasi della demenza, ed altri invece che possono essere più indicati quando la demenza tende a presentarsi precocemente. In ogni caso, però, una diagnosi preventiva e tempestiva risulta lo strumento più indicato per provare a contenere il progredire della malattia.
Per questo sono state elencate delle evidenze che danno ragione di  una serie di scelte conseguenti e che speriamo possano essere tenute in considerazione da tutti:
- la diagnosi della demenza consente di accedere ad un sentiero di trattamenti, cure e supporto nel corso della malattia basati su esperienza e conoscenze mediche
- probabilmente qualcosa come 28 milioni delle 36 milioni di persone al mondo con demenza, devono ancora ricevere una diagnosi e con ogni probabilità essi non avranno accesso a trattamenti, informazioni e cure
- l’impatto di una diagnosi di demenza dipende fortemente da come essa è fatta e comunicata.
- l’evidenza dimostra che, quando una persona con demenza ed i suoi familiari sono ben preparati e supportati, l’iniziale shock è bilanciato da un senso di rassicurazione
- una diagnosi  eseguita per tempo, consente alle persone affette da demenza di pianificare preventivamente una serie di decisioni importanti, avendone ancora la piena capacità. Inoltre i familiari possono ricevere periodicamente informazioni pratiche, avvisi e supporto. E soltanto attraverso una diagnosi precoce è possibile accedere alle terapie più indicate, in grado di migliorare la conoscenza della patologia e la propria qualità di vita.
- La maggior parte delle persone affette da demenza desidererebbero che gli si parlasse della loro patologia e della relativa diagnosi
Un intervento terapeutico precoce può rivelarsi efficace inoltre, rispetto al miglioramento delle funzioni cognitive, al trattamento della depressione, nel condizionare favorevolmente lo stato d’animo dei caregiver e nel ritardare il consolidamento della patologia. Anche perché non è affatto vero che “non può essere fatto niente” e molti degli interventi appena richiamati possono essere davvero efficaci quando vengono eseguiti nella fase iniziale del decorso della malattia.
Infine le evidenze a disposizione suggeriscono ai governi di “spendere per risparmiare” – in alter parole, investire ora per risparmiare in futuro. I modelli economici infatti suggeriscono che i costi associati ad una diagnosi precoce della demenza sono più che compensati dai risparmi che derivano dai benefici dei farmaci contro la demenza e dagli interventi dei caregiver.
Se poi si aggiunge il miglioramento della qualità di vita per le persone affette da demenza e per i propri cari, non c’è dubbio che intervenire con gli strumenti diagnostici disponibili, significa offrire uno spicchio di serenità che nessuno dovrebbe negarsi.


World Alzheimer Report 2011 (riassunto in Inglese)

World Alzheimer Report 2011 (in Inglese)



Articolo di Settembre 2011
Rubrica Viaggiamo

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