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Manovra al traguardo,
i punti fermi sulle pensioni


La qualità come valoreSembra ormai fatta per l’approvazione della manovra d’agosto 2011, dopo settimane di tentennamenti, retromarce ed incertezze e dopo che tutte le Istituzioni nazionali ed internazionali avevano posto l’accento sulla assoluta necessità di disporre quanto prima una manovra che garantisse la tenuta dei conti italiani.

Aldilà delle valutazioni politiche e di opportunità rispetto ai nuovi interventi che interesseranno tutti i cittadini in modo omogeneo (vedi aumento dell’Iva) od alcune categorie specifiche di soggetti (34.000 contribuenti, in particolare, saranno riguardati dal contributo di solidarietà), ancora una volta la manovra presenta un’ulteriore stretta sulle pensioni e sull’età in cui i cittadini potranno considerare raggiunto l’agognato traguardo.
La stretta  non si riferisce alle pensioni d’oro né a quanti maturano il diritto al trattamento anche dopo pochi mesi di lavoro (vedi  parlamentari,i consiglieri regionali, membri di cda di nomina politica,  ecc…) che, ahinoi, sembrano schivare ogni crisi e superare indenni qualsiasi situazione problematica. Ma piuttosto le donne del settore privato, la cui età pensionabile, ferma ai 60 anni, subirà un innalzamento fino a 65 anni, esattamente come accade al momento per i lavoratori di sesso maschile. L'equiparazione dell'età  porterà  risparmi per quasi 4 miliardi di euro l'anno, già a partire dal 2014 e non, come inizialmente previsto, dal 2016. In particolare tale anticipo determinerà  l'andata a regime della misura dal 2028 al 2026 con un risparmio per quell'anno valutato in 3,9 miliardi e 334 mila donne in più al lavoro rispetto. Quindi dal 2014, per accedere alle pensioni, si procederà con l’incremento di un mese, che poi sarà progressivamente  prolungato negli anni successivi.

Per il resto, restano in vigore le novità che in questi mesi già erano state previste ed approvate.
In particolare è stato anticipato al 2013 l’adeguamento dei requisiti pensionistici alle speranze di vita. Pertanto ogni volta che l’Istat pubblicherà le statistiche sulle speranze di vita, il ministero dell’Economia emanerà un decreto  ogni tre anni, a partire dal I gennaio 2013, con adeguamenti trimestrali che determineranno un probabile automatico aumento dell’età di pensionamento.
Viene poi confermato il blocco della perequazione delle pensioni;  per tutto il 2013, cioè, non vi sarà alcun adeguamento delle pensioni al costo della vita. E rimane anche il contributo di solidarietà,  almeno per le pensioni sopra i 90.000 euro all’anno, nella misura del 5%, che sale al 10% nel caso di pensioni sopra i 150.000.
Infine vengono adeguate al rialzo le finestre di uscita sia per i dipendenti che per i lavoratori autonomi.

Così dal primo gennaio del 2012 ci vorrà un mese di lavoro in più per maturare il diritto al trattamento,  con un totale di 13 mesi di lavoro in più per i dipendenti e 19 per gli autonomi. E così via fino al 2014, quando per andare in pensione, saranno richiesti 15 mesi di lavoro in più per i lavoratori dipendenti e 21 per gli autonomi.

Sempre che le cose intanto, non cambino per l’ennesima volta.

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Salvatore Catorano
Articolo di Settembre 2011
Rubrica Viaggiamo

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