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Per vivere di più, meno football e più studio

tuta sentirsi anzianiNon si tratta dei soliti consigli di mamme zelanti né del sermoncino  che genitori, preoccupati della poca voglia dei figli di studiare, riservano ai propri ragazzi. Ma a citare le fonti da cui proviene il consiglio di praticare molto meno football e di dedicarsi con maggiore impegno allo studio, c’è da prendere la cosa davvero sul serio.
E’ stata pubblicata su Neurology una di quelle ricerche destinate a far discutere a lungo visto che lo studio condotto da Everett Lehman, del National Institute for Occupational Safety and Health di Cincinnati, nell’Ohio, evidenzia come alcune categorie di sportivi, in questo caso specifico i giocatori di football americano, muoiano tre volte più del resto della popolazione per malattie neurodegenerative in generale.
Un rischio che, parlando di morbo di Alzheimer e sclerosi laterale amiotrofica, anche nota come SLA, risulta aumentato fino a quattro volte.

La ricerca ha peraltro una sua verificabilità nelle vicende che al momento vedono  più di 2.100 ex giocatori di football, o i loro familiari, in causa contro la National Football League, accusata di aver tenuto nascoste informazioni sui danni cerebrali permanenti legati alla pratica professionale di questo sport, oltre che nei risultati drammatici emersi dalla ricerca.
Su 3.400 ex giocatori professionisti della National Football League con un’età media di 57 anni, scesi in campo per almeno cinque stagioni tra il 1959 e il 1988, al momento dell’analisi ne erano già deceduti 334, circa il 10 per cento, media inferiore rispetto ai livelli generali di mortalità, ma tra i decessi si riscontravano sette casi attribuiti all’Alzheimer e i sette legati alla SLA in misura di circa quattro volte superiore alla media.
C’è comunque da dire che appare prematuro associare tali patologie alla pratica di football, poiché ai ricercatori americani non è stato possibile intervenire tramite autopsie sui corpi degli atleti deceduti, né è da escludere che a favorire tali patologie possano essere stati altri fattori, quali il doping od i pesticidi, utilizzati sui campi degli atleti; tuttavia i risultati citati, che hanno avuto dei riscontri anche oltreoceano, indurrebbero a prestare la giusta attenzione agli effetti distorti dello sport.

Diversamente, dedicarsi allo studio, allungherebbe la vita, almeno da quanto emerge dai risultati di una sperimentazione effettuata in 900 città svedesi fra il 1949 e il 1962 su un milione e 247.867 studenti nati fra il '43 e il '55, pubblicata sulla rivista Pnas.

A tali conclusioni sono giunti, dopo aver elaborato l’enorme mole di dati i ricercatori svedesi diretti da Anton Carl Jionas Lager del Centre for Health Equity Studies dell’Università di Stoccolma, che hanno scoperto che chi ha avuto la fortuna di partecipare a quella sperimentazione ha visto la sua esistenza allungarsi e la propria salute aumentare.
Nello specifico, dalla sperimentazione nazionale realizzata su un milione e 200mila  studenti svedesi, alcuni potevano comunque scegliere se frequentare la scuola solo per 8 anni, diventando così un enorme gruppo di controllo dove i più meritevoli potevano invece continuare per 10 anni. Andando a ricercare i dati sanitari e i certificati di morte di tutti questi ex-scolari dal 1960 fino al 2007 i ricercatori hanno constatato che in quelli che avevano partecipato alla riforma dei 9 anni di scuola dell’obbligo il rischio di decessi fra quarta e settima decade di vita era ridotto di 0,96 volte, soprattutto per quanto riguarda tumori, infarti e incidenti (un evento quest’ultimo legato probabilmente a una maggior consapevolezza del rischio acquisita con lo studio), mentre prima dei 40 anni fra i due gruppi non c’erano differenze. In particolare le ex-scolare presentavano un minor rischio di infarto.

Un dato supportato anche da riscontri storici riferibili ad altre nazioni; dopo la guerra infatti,  anche altri Paesi hanno incrementato il loro livello d’istruzione seguendo l’esempio dei programmi di studio già in uso oltreoceano: in Inghilterra l’età minima della scuola dell’obbligo è passata da 14 a 15 anni nel '44 e poi a 16 nel 1972 ed in Italia nel 1962 si arrivò con l’obbligo scolastico fino a 14 anni  riscontrando in entrambi i casi una maggiore aspettativa di vita.

Se pertanto il parametro per certe scelte fosse la prospettiva di vita, non ci sarebbero dubbi su quanto ognuno di noi, con ogni verosimiglianza, finirebbe per preferire.

Salvatore Catornao
Articolo di Settembre 2012

Rubrica Viaggiamo

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