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Dott. David Puggioni

Dott. David Puggioni Dr. David Puggioni, nato a Carbonia il 29.07.1971.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Cagliari nel 2000, discutendo una tesi sulla ureteroscopia bilaterale diagnostica e operativa.

Ho frequentato il Policlinico Universitario e la Divisione Geriatria Ospedale SS.Trinità di Cagliari dal 2000 al 2004, quando ho conseguito la specializzazione in Geriatria, discutendo una tesi sulla relazione tra distiroidismo e disturbi del ritmo cardiaco nell'anziano.

Svolgo il ruolo di consulente geriatra presso il Centro Diurno Don Orione di Selargius(CA) del quale sono anche Direttore Sanitario, ilCentro di riabilitazione AIAS di Cortoghiana(Carbonia),il centro di fisioterapia di Monserrato(CA), il Centro Polispecialistico CMP di Carbonia. In passato ho collaborato presso RSA di Nuxis (CI) e Vallermosa(CA).

Svolgo attività domiciliare su tutto il territorio.


Intervista al dott. David Puggioni

Il Dott. David Puggioni si occupa dal 2004 di geriatria ed offre la sua consulenza a livello regionale, su tutto il territorio sardo. Da qualche settimana, tuttavia, il dott. Puggioni ha anche accettato una nuova sfida, sicuramente innovativa e stimolante, quella cioè di interagire con gli utenti di terzaeta.com sui temi inerenti la sua professione, intervenendo rispetto alle sollecitazioni ricevute e ragionando, anche attraverso i suoi contributi, sulla materia di sua competenza.

Pertanto, come d’abitudine, terzaeta.com dà il benvenuto al dott. Puggioni con una intervista attraverso la quale permettere agli utenti di entrare da subito in confidenza con il nuovo collaboratore di terzaeta.com.

Dott. Puggioni una prima domanda appare subito scontata. Lei a 33 anni cominciava ad esercitare la professione di medico geriatra. Cosa l’ha indotta ad occuparsi di un settore che, almeno per età e tipologia di pazienti, può apparire molto distante dagli interessi di un giovane professionista?

La ragione è semplice e credo di facile condivisione: infatti ho sempre avuto, anche in “tempi non sospetti”, una particolare ammirazione per la figura dell’anziano quale promotore di consigli utili per la vita quotidiana.

Sicuramente le sue competenze possono approfittare di un territorio e di un ambiente che da decenni detiene il primato della longevità a livello nazionale. A cosa può essere riconducibile questo invidiabile dato?

Devo confermarle che in molti si fanno la stessa domanda ed a questo proposito da noi in Sardegna, sono attivi diversi progetti di ricerca in varie zone della regione, in particolare in Ogliastra (comuni di Lanusei, Ilbono, Talana), attivi da anni e con sovvenzioni anche da parte di enti americani. Per le cause di tale longevità, invece, credo che le stesse siano da ricercare nella predisposizione genetica in primis; ma anche nell’alimentazione, nella qualità dell’aria e dell’ambiente, oltre che nello scarso scambio genetico con persone di altre regioni.

Tuttavia i dati sulla longevità riguardano l’interno territorio nazionale, con una percentuale di ultra-sessantacinquenni che raggiungerà con ogni probabilità il 25% nei prossimi anni. Non possiamo dunque esimerci dal chiederle dei consigli per invecchiare bene ed in salute
.

Io credo che un buon invecchiamento lo si debba favorire già a partire dalle scuole dell’obbligo, educando il bambino-ragazzo ad una corretta igiene alimentare, stimolandolo ad impegnarsi dal punto di vista dell’apprendimento e della buona resa scolastica, non tralasciando, come accade spesso, di fare una sufficiente attività fisica, perchè spesso molte menomazioni dell’età adulta costituiscono lo strascico di una vita sedentaria pregressa. Un altro consiglio che mi permetto di suggerire, è quello di praticare almeno ogni due anni, a partire dai 40 anni, una routine ematochimica per verificare nel tempo i valori fisiologici di emoglobina, piastrine, funzionalità epatica, renale, etcc… infine, se una persona si trova in buono stato di salute e peso, consiglio la donazione del sangue presso autoemoteche o sedi avis o presso ospedali.

In particolare quali sono i comportamenti che lei ritiene doverosi per frenare od evitare il decadimento fisico e quello mentale?


In primis una costante attività fisica quotidiana (passeggiate, ciclette, ginnastica dolce etc..); una vita regolare dal punto di vista alimentare ed una coltivazione assidua di affetti e amicizie. Inoltre può essere utile ridurre al minimo l’uso di terapie farmacologiche (ricordare in proposito la regola del tre: una persona anziana non dovrebbe assumere più di tre farmaci al giorno!!!!)

Con l’invecchiamento insorgono spesso patologie legate all’età. Tuttavia capita frequentemente che la vecchiaia sia vissuta come una fase di spegnimento anche a fronte di comportamenti e di atteggiamenti privi di giustificazione. Quali sono i luoghi comuni, privi di fondatezza scientifica, con i quali deve fare i conti quotidianamente, relazionandosi anche ai familiari ed agli operatori del settori, oltre che ai suoi pazienti?

Agli anziani generalmente vengono attribuite disposizioni psicologiche quali una certa rigidità mentale, un orientamento al passato ed una mancanza di progettualità per il futuro, una chiusura al cambiamento e all’innovazione, mentre come tratti comportamentali vengono sottolineati l’ostinazione, la suscettibilità, una scarsa adattabilità, una certa tendenza al vittimismo, all’ira e ad una eccessiva richiesta di assistenza. In definitiva gli anziani sono considerati socialmente incompetenti e questo è il leitmotiv fondamentale dello stereotipo sulla vecchiaia che porta inevitabilmente alla discriminazione, cioè ad un comportamento guidato dal pregiudizio. Questo stereotipo è rigido, profondamente radicato nella cultura; non sono infatti sufficienti a scalzarlo gli innumerevoli esempi di anziani che con la loro condotta di vita dimostrano caratteristiche contrarie a quelle elencate poc’anzi. E’ questo un atteggiamento diffuso nella società, che bisogna prendere in seria considerazione e riconoscere, poiché costituisce un pericolo tanto per gli anziani, i quali tendono ad adattarvisi interiorizzandolo, quanto per gli operatori sociali, che rischiano di sottostimare il valore del loro lavoro, riducendo così l’utilità degli interventi. È stato invece dimostrato che non è vero che l’anziano non ci arriva, non può capire, ha la mente arrugginita, perché le capacità cognitive in un anziano sono rallentate, giammai annientate. Questo è un discorso che, con le dovute proporzioni, si applica anche agli anziani affetti da demenza senile. L’anziano ha bisogno di più tempo. Definirei questa problematica come un’incompatibilità di ritmi tra l’anziano e il mondo produttivo.

Esistono comportamenti che in assoluto risulta doveroso adottare, (esami da rispettare od accorgimenti da assumere) rispetto all’insorgere di determinate patologie od all’avanzamento dell’età?

Come già detto prima, penso che un’arma fondamentale per un buon invecchiamento sia quella della prevenzione tramite esami ematochimici cadenzati, oltre all’esecuzione di visite specialistiche quali il dosaggio psa nell’uomo e pap test nella donna. Tuttavia può essere utile anche l’esecuzione di test cognitivi a partire dai 60 anni, come un banale mini-mental che può darci informazioni utili e può eseguire anche il proprio medico di famiglia.

Quali consigli darebbe a quanti si trovino a dover affrontare l’invecchiamento di un proprio familiare?

Sicuramente farsi consigliare in primis dal medico di famiglia, che, rispetto a qualche anno fa, ha assunto una maggiore competenza sulle problematiche dell’anziano, e non come accadeva prima, minimizzare qualsiasi sintomo fisico o mentale, attribuendolo esclusivamente al fatto che fa parte del corollario dei sintomi da aspettarsi rispetto ad un vecchio.

Infine una domanda abituale che rivolgiamo a tutti i nostri collaboratori in merito al web ed alle nuove tecnologie che hanno rappresentato senza dubbio uno stravolgimento sul piano dell’accesso alle informazioni, anche di natura specialistica. Lei vive la ICT come una opportunità o come un limite?

Personalmente sono assolutamente favorevole all’uso della tecnologia informatica applicata all’anziano. Basti pensare ai vari progetti di domotica, di assistenza remota per la sicurezza della persona, della casa dove vive, con possibilità di comunicazione per ridurre i problemi di isolamento, la telemedicina, etcc.. Ma sono favorevole anche all’informatizzazione applicata all’anziano, con corsi organizzati spesso dalle università della terza età che offrono grandi possibilità di socializzazione.

Nel salutarla e con l’auspicio di ricevere contributi qualificati ed approfonditi, terzaeta.com la ringrazia per la disponibilità e per l’opportunità che offre, grazie alla sua qualifica, a tutti gli utenti

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