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Il
fiume dorato
In
un mattino d'autunno inoltrato, il Sole bussò alla
porta del Giorno. Lo fece con tanta dolcezza che stentai
anch'io nel sentirne il rumore. L'astro aveva perso
l'arroganza regale dell'estate... ed ora, mendicava
esule, in una stagione a lui straniera, un posto in
cielo. Ebbi pena nel vederlo stendere i suoi raggi, come
mani, per chiedere uno sguardo... il canto degli uccelli
o il sorriso di un fiore... Magnanimo, l'Autunno gli aprì
quell'uscio e lo lasciò entrare... Mi stupii, non lo
nego, quando vidi la sua espressione sorpresa, nel
trovare così tanti colori offuscare le vestigia del suo
manto. Dov'erano i suoi verdi campi, le folte chiome
delle acacie, l'allegria d'un tempo? Ora altre tinte
delicate annegavano dietro gli occhi delle creature...
in macchie rossicce, castane e giallo oro. Tutto gli
sembrò così triste, desolato, ... ma lui non poteva
capire che anche di quei toni si sazia l'anima e il
pensiero... corre il poeta a perdersi su rivoli di
pioggia... cantano gli usignoli nascosti nelle siepi di
ligustro. Così, salì nel cielo lentamente, a
percorrere svogliato il suo cammino.
Eravamo
lì quel giorno, nascosti anche noi fra il silenzio...
ad ammirare le ultime foglie cadere sotto una brezza
leggera di pensieri. In ognuna era riposta una parola,
scritta in segreto, ed ora... tutte insieme, quelle
piccole pagine colorate formavano versi d'esistenza,
rime di vita, in un unico grande fiume che scorreva
lento e silenzioso, sino a perdersi lontano lungo la
strada che portava all'orizzonte. C'incamminammo verso
l'infinito, su quel manto soffice e frusciante, quasi
abbagliati dal suo colore d'oro. Ricordo il tuo sguardo
meravigliato di bimbo, che si stupisce nel leggere le
sue prime parole, che scopre i suoi primi sentimenti.
Ridemmo assieme di quelle sensazioni... ma nessuno disse
una parola... fu solo un'intesa di sguardi, scaldata da
un tiepido sole... cantata da un passero lontano.
"Raccogli un pò di lettere
per me... " chiedesti d'improvviso.
Ed io, io mi riempii le mani di
foglie, immergendole in quel fiume di parole e le
lanciai per aria... Per un istante, nevicò su di te una
poesia così dolce e lieve che ti strappò un sorriso.
Facesti altrettanto, e giocammo a lungo così, senza un
perché... a far volare ancora i nostri sogni, dipinti
su quelle pagine dorate, ricordo ancora acuto
dell'estate. Solo allora il Sole si accorse di noi, e
brillò per un attimo più intenso... Credo ricordò chi
fossimo, ma guardando l'Autunno, alzò le spalle e,
chiudendosi in un'espressione vaga, sembrò dire: - No,
non li conosco...-.
L'Autunno
rise facendo turbinare in cielo altre lettere dai rami,
e quel viale... quel fiume dorato s'ingrossò ancora di
nuove parole... Trascinammo i piedi, fra quelle stelle
cadute, per sentine il canto svanire nel silenzio della
nostra immensa gioia... di quella notte tramutata in un
giorno diverso... Camminammo così tanto che alla fine
svanimmo anche noi in quell'orizzonte, persi sull'orlo
di quel sogno così vero.
"Ti
ho mai raccontato la fiaba del fiume dorato?"
chiesi quasi sopra pensiero.
Non
rispondesti subito... ma i tuoi occhi brillarono di una
luce allegra come un fuoco, e già intravidi la curiosità
bambina volare più lontana delle foglie... e, per non
spingere quel tempo, che già correva così in fretta
innanzi a noi... allungai le mani verso quel fiume che
si perdeva serpeggiando tra la vita e m'affrettai a
dire...
"Fermiamoci
un istante... Resta ad ascoltare..."
Stringevi
ancora nella mano un po' di quelle lettere dorate,
quando l'espressione del tuo volto divenne indefinita...
perché ora sentivi il fiume stesso raccontarti la sua
storia, scorrerti dentro... ed anch'io. E il tuo viso
rifletté i suoi colori... Infine, d'oro brillarono i
tuoi occhi. Apristi il palmo, il cuore... e desti un
senso a quelle parole... che ingrossarono quel fiume...
quasi a farlo straripare. Volò quel tempo così in
fretta, che la sera ci colse d'improvviso, sfociare
assieme nell'eternità di un sogno senza fine...
L'Autunno arrossì, complice del
Sole al suo tramonto, e incantato da quella favola di
vita, volle scrivere anche lui qualche verso con le sue
dita umide di pioggia. Ma quelle gocce svanirono sul
letto di quel fiume d'oro... e potei, potemmo... solo
immaginare i suoi pensieri, sfiorarli con le labbra.
Poi, quasi dispiaciuto, richiuse la porta del Giorno, e
ci lasciò soli ad illuminare il volto di quella
splendida Notte... noi, luminose stelle tra le stelle...
poesia di foglie dorate tra le foglie... parole e
silenzi fatti vita.
Rosa
Pagano
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