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rompersi il
collo, pur di trovare i posti migliori. Finalmente in
sala di proiezione facevo accomodare a
sedere i miei più piccoli fratelli e cugini, essendo io
la responsabile e la maggiore della prole familiare.
Mario di Bolognino ci riforniva di semi, noccioline,
ciuccini ed ogni ben di Dio, da creare nel pavimento un
tappeto poco gradevole.
Il ragazzo che, con il suo timido sguardo, aveva
trasmesso in me quel primo indimenticabile sentimento,
si sedeva un pò a distanza, ma sempre da dove i suoi
occhi non potessero lasciarti.
Credo che la nostra generazione sia stata testimone
quasi sul nascere di questa grande arte: il
cinematografo.
Il mio pensiero ritorna ancora a quelle belle storie che
scorrevano davanti ai nostri occhi.
Belle, brave, indimenticabili dive di quei tempi; prima
di tutto lei... la grande Francesca Bertini in
"Sette peccati capitali", la dolce Maria
Iacobini, in "Addio giovinezza", Leda Gis in
"Sole", Lida Borrelli, Diana Karenne nel
"L'uomo d'argilla", una giovane Emma
Grammatica, e ancora tante.
E gli attori, il bel tenebroso Amleto Novelli nel
"Corsaro", Livio Pavanelli, Gustavo Serena,
Oreste Bilancia; le lacrime versate sui "Figli di
nessuno".
La coppia Emilio Ghione e Kalli Sambucini, uniti nella
vita e nell'arte: erano Za la vie e Za la mort, nei
"Topi grigi".
"Il rosso e il nero", dal quale allora non ne
avevo capito l'importanza fino a quando, molto più
tardi, ho incontrato il genio di Stendhal!
Da un piccolo paese della Puglia, partì, con la grande
speranza nel cuore, un ragazzo bello e ardito a cercar
fortuna nell'America ricca di promesse: e fu premiato!
L'America creò un astro: Rodolfo Valentino!
Il mondo tutto l'ammirò e l'amò.
"I quattro cavalieri dell'apocalisse",
"Sangue e arena", "Il
figlio dello sceicco". Affascinante e bello,
l'astro brillò un attimo... e si spense; come brillano e
si spengono le stelle cadenti.
Al finale dei film c'erano le "Scene comiche",
Charlot, Ridolini, Fattì, Buster Keaton e tanti altri
comici americani. E gli italiani? Petrolini, Polidoro,
Cretinetti, Tontolini e le prime apparizioni del grande
Totò, del quale allora noi non potevamo apprezzarne la
grandezza.
Alle 9 di sera, ad anche di più, un familiare, essendo
buio, veniva a prelevarci; tanti, lì dentro, ci avevano
portato anche la cena!
Questo era il Cinematografo del Chellino, storie
meravigliose, attori che erano i nostri
idoli.
Noi, nell'alba della vita s'incominciava a sognare.
Fosca
Cambi Deri
tratto
da www.ostemeraviglioso.it |