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(A cura di A.M. D'Aurelio)

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Racconti

 

 

Questa è la storia di Fosca, di Colle, che ora ha 92 anni, di quando da ragazzetta andava al cinema.

 

Il Cinematografo del Chellino

 

Quando la sera del sabato in via dell'Aringo, si accendevano i lampioni del cinematografo del Chellino, era come se la strada s'illuminasse tutta: il giorno della festa era veramente arrivato. 

La saletta d'aspetto si empiva fino ad essere stipata da noi ragazzi, al suono assordante di urla, schiamazzi e risate, facendo andare su tutte le furie il povero Remo, che inutilmente gridava più di tutti. Ad un tratto si apriva una porticina e tutti ci gettavamo in un buio stanzino, a rischio di 

rompersi il collo, pur di trovare i posti migliori. Finalmente in sala di proiezione facevo accomodare a sedere i miei più piccoli fratelli e cugini, essendo io la responsabile e la maggiore della prole familiare.
Mario di Bolognino ci riforniva di semi, noccioline, ciuccini ed ogni ben di Dio, da creare nel pavimento un tappeto poco gradevole.
Il ragazzo che, con il suo timido sguardo, aveva trasmesso in me quel primo indimenticabile sentimento, si sedeva un pò a distanza, ma sempre da dove i suoi occhi non potessero lasciarti.
Credo che la nostra generazione sia stata testimone quasi sul nascere di questa grande arte: il cinematografo.
Il mio pensiero ritorna ancora a quelle belle storie che scorrevano davanti ai nostri occhi.
Belle, brave, indimenticabili dive di quei tempi; prima di tutto lei... la grande Francesca Bertini in "Sette peccati capitali", la dolce Maria Iacobini, in "Addio giovinezza", Leda Gis in "Sole", Lida Borrelli, Diana Karenne nel "L'uomo d'argilla", una giovane Emma Grammatica, e ancora tante.
E gli attori, il bel tenebroso Amleto Novelli nel "Corsaro", Livio Pavanelli, Gustavo Serena, Oreste Bilancia; le lacrime versate sui "Figli di nessuno".
La coppia Emilio Ghione e Kalli Sambucini, uniti nella vita e nell'arte: erano Za la vie e Za la mort, nei "Topi grigi".
"Il rosso e il nero", dal quale allora non ne avevo capito l'importanza fino a quando, molto più tardi, ho incontrato il genio di Stendhal!
Da un piccolo paese della Puglia, partì, con la grande speranza nel cuore, un ragazzo bello e ardito a cercar fortuna nell'America ricca di promesse: e fu premiato!
L'America creò un astro: Rodolfo Valentino!
Il mondo tutto l'ammirò e l'amò.
"I quattro cavalieri dell'apocalisse", "Sangue e arena", "Il figlio dello sceicco". Affascinante e bello, l'astro brillò un attimo...  e si spense; come brillano e si spengono le stelle cadenti.
Al finale dei film c'erano le "Scene comiche", Charlot, Ridolini, Fattì, Buster Keaton e tanti altri comici americani. E gli italiani? Petrolini, Polidoro, Cretinetti, Tontolini e le prime apparizioni del grande Totò, del quale allora noi non potevamo apprezzarne la grandezza.
Alle 9 di sera, ad anche di più, un familiare, essendo buio, veniva a prelevarci; tanti, lì dentro, ci avevano portato anche la cena!
Questo era il Cinematografo del Chellino, storie meravigliose, attori che erano i nostri idoli.
Noi, nell'alba della vita s'incominciava a sognare.

 

Fosca Cambi Deri

tratto da www.ostemeraviglioso.it

 

 

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