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(A cura di A.M. D'Aurelio)

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Un contadino per amico

 

Era il settembre del 1943, e a Napoli la situazione era davvero molto pesante. La rivolta contro i tedeschi culminata nelle eroiche 4 giornate di battaglia aspramente combattuta in ogni angolo della città aveva lasciato il posto alla repressione e alla paura.

 

Nonostante avessi solo 14 anni, ero in quel periodo il vero maschio di casa, quello che doveva provvedere a procurare da mangiare, dato che mio fratello più grande faceva il militare e mio padre, all’epoca cinquantenne, non poteva assolutamente uscire di casa se non voleva rischiare di essere deportato in un lager tedesco.

 

Come è facile immaginare, era un periodo nel quale erano in tanti, anche più grandi e smaliziati di me, a non riuscire a sbarcare il lunario, e a casa nostra capitava spesso che non ci fosse nulla da mangiare.

 

Ebbene, quella mattina uscii di casa deciso a non ritornare a casa senza qualcosa da mettere sotto i denti e così partii, ovviamente a piedi, alla volta di Cappella di Cangiano, nella parte alta della città. Lì sapevo che abitava "zì Peppe", un vecchietto che spesso era venuto a vendere frutta e verdura dalle nostre parti, nella zona del vecchio policlinico.

 

Francamente non sapevo dove vivesse precisamente, ma domandando e domandando, dopo aver percorso un bel po’ di chilometri tutti in salita, arrivai finalmente nei pressi di casa sua.

 

Ora veniva il bello, in realtà il brutto, perché non avevo un soldo e dovevo in qualche modo convincere "zì Peppe" a darmi qualcosa da mangiare. Mi stavo chiedendo ancora come avrei fatto quando me lo ritrovai davanti, curvo per l’età, le fatiche, i dispiaceri, seduto su uno sgabello e intento a riparare delle vecchie scarpe.

 

Mi guardò. E capì immediatamente tutto. "C’è la frutta sugli alberi - mi disse prima ancora che io aprissi bocca – e la vanga per scavare le patate. Prendi quello che ti serve e vai. Mi pagherai la prossima volta".

 

Non me lo feci dire due volte. Mi caricai di frutta, patate, verdure, e accolsi come manna dal cielo le tre uova che "zì Peppe" mi mise nella tasca della vecchia giacca militare di mio padre.

 

La soddisfazione era tanta che più che camminare mi sembrava di volare (anche perché questa volta la strada era tutta in discesa). Potete immaginare le feste che mi fecero a casa. E la gratitudine che tutta la famiglia ha avuto sempre per quel contadino.

 

Ho ripensato spesso a questa vicenda nel corso di tutti questi anni. E ancora oggi penso che la solidarietà e l’amicizia verso le persone in difficoltà siano tra le cose più belle della vita umana.

 

Ciro Petraia

 

 

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