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Siamo
a Losanna. Mika (Marie Claire) Muller,
proprietaria e direttrice di un'industria di
cioccolato, si sposa per la seconda volta (il
primo matrimonio ha avuto vita breve) con André
Polonski, un concertista di fama internazionale.
La moglie precedente di André, Lisbeth, era
morta anni prima in un oscuro incidente di
automobile. Da lei, egli ha avuto un figlio,
Guillaume, che è da poco diventato maggiorenne,
ma che ancora non sa quello che vuole. Jeanne
Pallet, che è nata lo stesso giorno e nella
stessa clinica di Guillaume, è venuta
casualmente a sapere che, all'epoca, potrebbe
esserci stato uno scambio accidentale di
culle. La ragazza, che si sta preparando per un
concorso di pianoforte, si presenta allora in
casa di André e ottiene di essere seguita da
lui per alcune lezioni.
Guillaume si dimostra, sin da subito, ostile nei
confronti dell'intrusa. Mika e André, al
contrario, accolgono la ragazza con simpatia e
cordialità. L'uomo, in particolare, viene a
rivivere nella giovane allieva il ricordo della
moglie morta, mai del tutto dimenticata. Nel
frattempo, gli strani armeggi di Mika intorno ad
un thermos pieno di cioccolata hanno finito per
insospettire la ragazza...
Chabrol spesso affronta il thriller. Anche
questo film lo è, ma si tratta di un
thriller psicologico, dove non ci sono azioni
cruente. La storia è abbastanza scontata,
prevedibile e rimanda a tanti altri polizieschi
di ambiente familiare. Non c'è nemmeno il
finale tragico (Nell'incidente i due ragazzi non
si sono fatti niente). In questo ed in altri
film di Chabrol prevale l'indagine sulla natura
umana. Ovviamente per rendere queste indagini un
pò più ... attraenti Chabrol usa il thriller.
Di solito quando si vede un film di Chabrol si
dice che c'è Hitchcock dietro. Non è vero. Qui
piuttosto Chabrol si rifà a Renoir,
francese, e a Fritz Lang, tedesco, (sono di
questi due registi le due cassette che la Mika
porta a casa), registi che sapevano raccontare
con la macchina da presa "quello che non si
vede". Noi siamo abituati ad un cinema che
fa vedere "quello che si vede", anzi
al cinema chiediamo di vedere ancora di più:
dal buco della serratura vorremmo spiare tutto.
Quello di Chabrol è il cinema della
sottrazione: "non vi faccio vedere il
visibile (avete gli occhi e già lo vedete), ma
vi faccio vedere l'invisibile, vi faccio vedere
quello che succede dentro". Questo è un
grande modo di fare cinema.
Ma qual è l'invisibile che si nasconde dietro
questo thriller? Chabrol racconta una
storia di una donna che non sa amare e crea una
equivalenza terribile: chi non sa amare lavora
per la morte, uccide. Ma il film va più a
fondo: non afferma solo che chi non ama uccide.
Chabrol vuole dirci di più; vuole dirci che chi
non ama e sostituisce all'amore la ragione,
uccide. Mika, una donna che rappresenta la
borghesia, ha sostituto all'amore la razionalità,
è incapace di provare sentimenti, è sempre
inappuntabile, perfetta, geometrica (in realtà
si chiama Marie Claire e si veste come se
uscisse dai manichini delle pagine di quella
rivista), ma dietro questa perfezione si
nasconde la sua natura diabolica. Chabrol è
sempre un moralista. Ma è un moralista
pessimista. lo sguardo che dà alla natura umana
non è uno sguardo tenero.
In tutto il film non c'è una inquadratura
sbagliata. Prevalgono i primi piani. Il primo
piano viene chiamato "immagine
affezione", per dire che il primo
piano non serve per descrivere un volto, ma
un'anima (Bergamn dice: "Il primo piano è
un archivio delle anime"). La prevalenza
dei primi piani già ci dice che Chabrol ha
fatto una scelta: non quella di raccontare una
storia, ma quella di raccontare il dietro di una
storia (uno dei due film che la Mika porta a
casa si chiama "Dietro la porta chiusa
" di Fritz Lang) o meglio, quella di
raccontare il dentro del personaggio chiave del
film. Ci sono solo 3-4 campi lunghissimi.
Uno di questi è l'inquadratura del lago
iniziale, quando scorrono i titoli di testa. Non
è una cartolina o una romantica descrizione
paesaggistica di moda nell'ottocento, ma rimanda
in modo persuasivo e non retorico soprattutto
all'inquietudine dei personaggi, al loro
mistero. Nelle inquadrature compaiono
spesso molto quadri. Sono tutti i importanti, perché
tutti definiscono un'atmosfera psicologica (il
carattere, i sentimenti, la classe sociale dei
personaggi). I movimenti di macchina legano tra
loro i sentimenti, a volte li anticipano. La
lentezza del film, che potrebbe anche annoiare,
è un pregio, perché permette allo spettatore
di godere, gustare le inquadrature.
Notevole è l'interpretazione di Isabelle
Huppert che accompagna spesso il cinema di
Chabrol.  da sempre, nel cinema di
Claude Chabrol, una dark lady del profondo,
inquietante (Il buio nella mente), disperata (Un
affare di donne), infantile (Madame Bovary).
Qui, dire che è strepitosa è poco.
Andrea
Cicognani
http://digilander.iol.it/cianrabbi
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