Home > Il Geriatra on-line

         

Il portale delle infezioni in gravidanza

Il Geriatra on-line

A cura dei:

- Dott. Cono Bontempo 

- Dott. Pietro Gareri

- Dott Franco Mastroianni

- Dott.ssa Stefania Romano

- Dott. Domenico Di Vincenzo

Esami di laboratorio

         

Il geriatra on-line è una linea diretta con specialisti geriatri attraverso la quale è possibile ricevere, nell'arco di alcuni giorni, risposte ai vostri quesiti medici. Considerando l'elevato numero di domande che quotidianamente arrivano alla redazione di Terzaet@.com, si consiglia di leggere le altre risposte fornite, in modo da evitare domande ripetitive. Gli specialisti risponderanno solo alle domande giudicate di interesse generale, le quali verranno pubblicate, assieme alle relative risposte, nella sezione del sito a loro dedicata. È importante, comunque, ricordare che la visita effettuata dal proprio medico costituisce il solo strumento diagnostico per un valido trattamento terapeutico. I consigli dati dai nostri specialisti devono essere recepiti semplicemente come indicazioni e non come consulenze mediche sostitutive del parere di un medico e in alcun modo una visita medica a distanza. Nel caso in cui viene espresso un parere personalizzato sulla diagnosi, la terapia, l'interpretazione dei dati di laboratorio, tale risposta deve essere considerata puramente indicativa, non impegnativa, non sostitutiva o correttiva dell'opinione del proprio medico e fornita a scopo divulgativo e conoscitivo. Allorquando gli specialisti risponderanno alle vostre domande, sarete avvertiti con una e-mail di ritorno dell'avvenuta pubblicazione della risposta. La redazione di Terzaet@.com si riserva il diritto di non rispondere a quesiti giudicati non idonei. 

   

      

Cerca nell'archivio

 

Invia la tua domanda

        


Morbo di Alzheimer?

(20/08/2007 - 12.18)

Gentile Dottore, mi chiamo Gianni S. e Le scrivo da Cagliari in merito a mia madre. Intanto la ringrazio per la sua disponibilità alla lettura di questa mia mail, che le scrivo per poter avere dei consigli su come agire. Mia madre ha 73 anni, soffre di ipertensione (sempre sotto controllo con farmaco) e di osteoporosi severa che le determina spesso dei dolori alla schiena (ha qualche piccola frattura alle vertebre) e che non le consente di muoversi in maniera spedita e come lei desidererebbe. Noto che con il passare del tempo a volte ha necessità di sostenersi o appoggiarsi per non perdere l'equilibrio. La terapia è Osteofos d3 (una bustina al giorno) e una fiala di nerixia una volta al mese. Da qualche mese ha una forma di incontinenza che sta curando con successo con un farmaco (non ricordo il nome, che però inizia con la V). Ma ciò che più mi preoccupa è che da qualche mese purtroppo non sempre ricorda le cose. Non avverto movimenti o comportamenti strani in lei, né discorsi o frasi insensate, ma ad esempio se le chiedo oggi cosa ha mangiato ieri, non sempre mi sa rispondere. Dico non sempre, perché se le chiedo la stessa cosa, ad esempio, fra tre ore è facile che si ricordi. Vorrei segnalare, se può esserLe utile, che io lavoro fuori Cagliari (città dove vivono i miei genitori) e quindi sto a casa pochi giorni al mese. Mia madre vive con mio padre, ma purtroppo la vita sociale con il tempo si è notevolmente assottigliata, non solo, ma essendo mio padre una persona iperattiva, si dedica alle sue cose, "trascurando" mia madre che a sua volta non ha nessuno con cui parlare nell'arco della giornata. Può essere un elemento importante? Le chiedo anche se questo problema può essere determinato dagli altri disturbi che la condizionano psicologicamente (soprattutto l'osteoporosi). Questo è il quadro. Le ho scritto perché vorrei sapere a questo punto come agire, a chi mi devo rivolgere e se, dalle informazioni che Le ho fornito possa Lei ritenere che abbia il morbo di alzheimer. La ringrazio vivamente e spero in una Sua risposta.

Gianni - Cagliari

Egregio sig. Gianni, il deterioramento delle funzioni cognitive che si verifica nella S. di Alzheimer può manifestarsi in vari modi: una perdita degli interessi, un rallentamento delle attività quotidiane, un difetto del ricordo soprattutto per eventi recenti, e altro ancora. È una diagnosi impegnativa che, ovviamente, non può essere fatta a distanza. Non posso escludere nemmeno che la particolare situazione familiare in cui si ritrova sua mamma, con difficoltà relazionali e una severa osteoporosi che ne limita il movimento, possano interferire negativamente, peggiorando sostanzialmente un normale e fisiologico calo delle funzioni cerebrali correlato all'età. Senza dubbio il tenere vigile l'attenzione, il coltivare interessi, il programmare le attività fisiche quotidiane calibrandone l'intensità rendendo minimo il rischio, connesso all'osteoporosi, di fratture spontanee può impedire che il circolo vizioso inattività - osteoporosi - inattività - peggioramento dell'osteoporosi - rallentamento psichico e fisico - inattività - peggioramento delle funzioni psichiche e fisiche - inattività ecc. si realizzi. Il consiglio che mi sento di darle è quello di affrontare globalmente i problemi accusati dalla sua mamma, chiedendo il supporto fisiatrico e geriatrico alla AUSL di sua competenza. Affronterei, anche, la questione sia in ambito familiare che con il medico di famiglia, poiché importantissimo è il ruolo che il coniuge e il medico di famiglia possono e devono avere. Sperando di esserle stato utile gradisca i miei cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Quali sono i requisiti per accedere alle convenzioni?

(08/08/2007 - 11.49)

Mia nonna, 92 anni, ha avuto un ictus ed è rimasta paralizzata. Per 2 mesi sarà in un istituto di riabilitazione, poi sarà trasferita in una casa di cura per ricovero definitivo con accompagnamento. Data la retta della casa di cura e il fatto che è residenza protetta, ci hanno consigliato di informarci su eventuali convenzioni per risparmiare qualcosa. Mi sa indicare i requisiti per accedere a tali convenzioni?

Tania da Genova

Carissima Tania, la riforma dei servizi sociali regolamentata da leggi e normative prevede la possibilità di aiuti per l'assistenza sia domiciliare che presso strutture di riposo e protette ed RSA. Vi sono sia leggi nazionali (328/2000) che regionali e relativi regolamenti che definiscono le modalità di espletamento del servizio. La procedure possono essere molto semplici o complesse nelle diverse regioni. Il mio consiglio è di farsi un'idea visitando alcune strutture della sua regione del tipo di ambiente nel quale vorrebbe ricoverare la Sua parente, quindi farsi aiutare dall'assistente sociale della struttura in oggetto (è una figura prevista per legge nell'organico) in quanto per accedere agli aiuti economici pubblici sarà necessario effettuare alcune domande scritte oltre alla valutazione da parte della commissione ex nucleo valutativo geriatrico per la definizione del grado di non autosufficienza. Fare il percorso insieme ad un'esperta assistente sociale renderà tutto molto più semplice e le strutture di accoglienza hanno tutto l'interesse ad essere al fianco degli utenti. Per ogni ulteriore chiarimento sono a Sua disposizione.

Dott. ssa Stefania Romano


Menopausa ed andropausa

(20/07/2007 - 12.26)

Egr. Sigg.ri, grazie per aver trattato l’argomento ” menopausa” come un periodo naturale della donna, purtroppo sui vari siti ho notato che l’argomento viene discusso accentuando i vari problemi che “potrebbero” insorgere durante il climaterio. Ho 53 anni e non sono ancora in menopausa, anche se l’irregolarità del ciclo comincia a farsi sentire… ho cominciato ad avere il panico… Sono vecchia? Diventerò una balena? Cadrò a terra frantumata? (notare quest’anno ho fatto l’esame di cintura gialla di full-contact … e ci sono riuscita…), poi sono entrata nel Vs sito, è veramente ben articolato, si spiegano bene i problemi, senza però far cadere nella depressione una 53enne… Ma Vi chiedo, esiste una menopausa per l’uomo? E se si! Perché nessuno ne parla?, forse noi donne ci sentiremmo meglio sapendo che anche i ns uomini…invecchiano… si fa per dire… la vecchiaia come dice mio padre è uno stato mentale, uno è vecchio se si sente tale... sono le rughe del cuore, della testa, dell’anima quelle più evidenti! Lui è morto un anno fa stroncato da un infarto (il 3°), ma era ancora pieno di vita, viaggiava, aveva interessi culturali, umani e lavorativi, non l’ho mai visto vecchio..!!! Mi farebbe molto piacere se vorreste gentilmente rispondere alla mia domanda. P.S. Peccato il nome “TERZAETÀ… un po’ classificante/decla

Maria Clara

Gentile signora Maria Clara, l'andropausa esiste, solo che non si presenta con una crisi, come nella donna, in quanto la diminuzione del testosterone è graduale e praticamente è ancora presente nel 30% degli uomini di età superiore ai 75. Tali sono i progetti ed i disegni della natura, che devono essere accettati!!! Auguri

Prof. Luigi Schubert


Mia madre di 98 anni ha gravi disturbi del sonno!

(01/01/2007 - 12.51)

Egr. Dottore, ho la mamma di 98 anni (a 94 ha subito l'intervento chirurgico per la frattura del femore e da quel momento usa la sedia a rotelle) che da circa un mese ha gravi disturbi del sonno (allucinazioni notturne con visioni persecutorie e diurne con movimento continuo delle mani per eliminare oggetti "inesistenti" quali briciole, filamenti...). Ha cominciato a non dormire per nulla per due giorni di seguito. È intervenuta la guardia medica che con un'iniezione (mezza fiala di Farganesse) l'ha fatta dormire per 20 ore. Sono seguiti altri tre giorni di insonnia con successivo intervento della guardia medica e la solita iniezione, Preciso che durante questa settimana di insonnia terribile il medico del Centro UVA della ASL le faceva somministrare alla sera 5 gocce di Talofen e due compresse da 0,25 di Farganesse(terapia risultata poco efficace). E'intervenuto un neurologo (a pagamento) che le ha prescritto per la sera 5 gocce di Neuleptil e una compressa di Farganesse. Per una settimana,pur restando sveglia la notte,dormiva di giorno 7/8 ore. Da una settimana(nonostante la terapia ultima indicata) ha ripreso a stare sempre sveglia per due o tre giorni consecutivi in compagnia delle sue allucinazioni e con un aspetto fisico terrificante. Ci sono cause individuabili di questo comportamento e soprattutto terapie adeguate? La ringrazio di cuore per eventuali consigli.

Silvana

Gent.ma Sig.ra Silvana, non mi ha detto se sua madre in questi ultimi anni ha presentato un deterioramento cognitivo, nè se presenta altre patologie o assume altri farmaci. Le terapie farmacologiche, soprattutto se multiple, in pazienti anziani ed in particolare in grandi anziani, cioè soggetti di età superiore ad 85 anni, possono avere effetti collaterali severi. In ogni caso, considerato che sua madre continua a non dormire ed a presentare allucinazioni e visto che le terapie farmacologiche da lei riportate non hanno sortito alcun effetto, io penso innanzitutto che sia legato ad un deterioramento cognitivo globale (a 98 anni è un fenomeno parafisiologico!). Personalmente somministrerei un farmaco cerebroattivo al mattino (colina alfoscerato, o citicolina, o alfa-glicerofosforiletanolamina), in quanto se persiste questa inversione del ritmo sonno-veglia qualsiasi terapia è destinata a fallire. Lasciare una piccola luce notturna, inoltre, potrebbe avere efficacia. Poichè non è consigliabile somministrare farmaci come l'aloperidolo, ottimo allucinolitico, ma con numerosi effetti collaterali extrapiramidali, (ad es. aumenta la rigidità, provoca tremori), personalmente aumenterei il dosaggio del Talofen (10 gtt la sera), associando la melatonina (3mg), sostanza naturale che ha un ottimo effetto sul sonno. In alternativa, in caso di mancata risposta, bisognerebbe utilizzare un antipsicotico atipico a basse dosi (per es. quetiapina 25mg/la sera) e per un breve periodo (3-4 settimane). Ne parli con il medico curante, eventualmente la faccia visitare da un geriatra. Cordiali saluti.

Dott. Pietro Gareri


Infarto del miocardio

(25/12/2006 - 23.17)

Esimi dottori, ho 65 anni e nel dicembre del 2003 ho avuto in infarto (IMA anteriore) a causa del quale sono stato sottoposto a PTCA primaria + stent (mai fumato, nessuna familiarità, niente colesterolo, molta ansia). Con la terapia conseguente a base di antipertensivi, anticoagulanti, statine a quant’altro ho superato la crisi e per i successivi due anni ho praticamente ripreso la mia abituale esistenza dimenticando quasi di essere un infartuato (lavoro, auto, famiglia, ecc.). Esattamente un anno fa, quasi improvvisamente, ho cominciato ad accusare un forte senso di nausea e a perdere peso, oltre a una marcata leucopenia (globuli bianchi 2.8). A causa del mio stato di evidente deperimento organico e di sofferenza per il grave senso di nausea sono stato ricoverato in ospedale e sottoposto alle varie TAC, colonscopia, gastroscopia ed ecografie sempre fortunatamente del tutto negative. Mi hanno quindi dimesso con la diagnosi di probabile intossicazione da farmaci. Il mio cardiologo ha deciso così di modificare la terapia cambiando l’antipertensivo (dal Triatec 5 al Norvacs 5), conservando la cardioaspirina ed eliminando del tutto le statine (Torvast 10 ed Esapent). Forse anche con l’aiuto di un lieve antidepressivo (mezza compressa di sereupin 20) ho ripreso il mio abituale peso e sono praticamente ritornato come nuovo. I globuli bianchi sono ricominciati a risalire sino agli attuali 4.02. Allora tutto bene? Si, se dalle analisi del maggio scorso non si fosse presentato un moderato aumentato del livello di colesterolo, di cui non ho mai sofferto (Tot. 201 – HDL 63 – LDL 111). Per uno che ha avuto un infarto la situazione appariva se non proprio preoccupante quantomeno di allerta. Su consiglio del mio cardiologo ho cercato di migliorare il livello del colesterolo con uno di quei prodotti pubblicizzati in televisione sottoforma di yogurt, ma inutilmente. Attualmente l’esame del colesterolo è ancora peggiorato facendo registrare Tot. 205 – HDL 59 – LDL 133. I trigliceridi sono stazionari sui 150. Riprendere allora le statine? Il mio cardiologo, considerando i precedenti, dice di no, sostenendo che si dà eccessivo peso a questo “povero colesterolo che non sempre merita le negative considerazioni di cui è spesso soggetto” (parole sue). Che fare? Ha ragione il mio cardiologo a non volermi far riprendere le statine? Devo dire che sono un po’ preoccupato. Aggiungo solamente che sono tutt’altro che un gran mangione, almeno tre volte la settimana mangio pesce ed evito i grassi, anche sottoforma di latticini, sono alto 1,70, attualmente peso 61 kg., e quasi abitualmente faccio mezz’ora di tapis roulant al giorno.

Lettera non firmata

Gentile signore, in seguito ad un infarto del miocardio due diversi ed opposti atteggiamenti si possono verificare nei singoli pazienti. Per qualcuno è il crollo del mito dell’intangibilità. Spesso consegue depressione. Per altri, sembra che nulla sia accaduto. Si persiste in comportamenti ed abitudini consolidate. Chi ha sperimentato un simile evento e si chiede perché sia accaduto proprio a lui in mancanza di riconosciuti fattori di rischio (mai fumo, nessuna familiarità, valori normali di colesterolo,etc.) dovrebbe rendersi conto che le malattie cardiovascolari hanno una genesi multifattoriale. Non è facile comprendere, dunque, il fattore causale responsabile dell’evento perché, in realtà, ogni possibile causa concorre senza avere l’esclusiva. L’aterosclerosi è un processo che, probabilmente, inizia da giovani e che interessa le arterie in più distretti, anche se taluni sono preferiti. Un adolescente può dunque avere delle lesioni coronariche e non saperlo perché l’estensione della lesione è minima e non si sono realizzate quelle condizioni che rendono la lesione manifesta con l’emergenza di una sindrome coronarica acuta. Talvolta una scarica di adrenalina rende la lesione instabile e subentrano delle alterazioni che determinano la trombosi locale, in assenza di un qualsivoglia circolo collaterale. Al contrario pazienti anziani possono avere più di un vaso interessato da lesioni,anche importanti, che riducono il flusso a valle ma, da una parte, la riduzione dell’attività fisica, dall’altra, lo sviluppo di un circolo collaterale adeguato fanno si che la sindrome coronaria acuta non si manifesti. Ciò spiega perché l’infarto in soggetti giovani può anche essere più grave che in un anziano. Nel suo caso specifico, gentile lettore, credo che Lei debba considerarsi un fortunato poiché è stato possibile eseguire una rivascolarizzazione miocardia. Non so se, nel suo caso, sia stato interessato un singolo vaso o più vasi. Inoltre l’infarto miocardio anteriore determina una riduzione della funzione contrattile del cuore che può essere modesta od importante ( vedere la frazione d’eiezione all’ecocardiogramma ) e la prognosi è in gran parte in funzione di questo dato. Lei può considerarsi un fortunato anche per il fatto che non sembra vi siano importanti fattori di rischio, a parte l’ansia. E inoltre, tutto quello che ha fatto va molto bene, anche se – sembra - vi sia stata una leucopenia iatrogena. La invito, pertanto, a continuare così come ha fatto sinora, in particolare, a seguire delle corrette abitudini igienico dietetiche e a sottoporsi ad un programma controllato di allenamento. Le sarà utile per sviluppare un circolo collaterale e per contrastare l’ansia che è una condizione oggi tanto comune quanto insidiosa. Cordiali saluti

Dott. Domenico Di Vincenzo


Osteoporosi

(05/12/2006 - 21.17)

Buonasera, a mio padre di 69 anni e stata diagnosticata una forma di osteoporosi avanzata al 53% alla colonna vertebrale, e al collo del femore, con prescrizione di una terapia per un anno di farmaci da assumere una volta la settimana. Questo accadeva 10 giorni fa. Da circa sette giorni, e dopo l assunzione della prima dose di farmaco, la situazione e peggiorata e mio padre, quasi non riesce più a muoversi per i tanti dolori alla schiena. il suo colorito e pessimo, ha rallentato tutte le sue funzioni e la cosa mi spaventa perchè e un soggetto molto attivo che non dimostrava affatto la sua età anagrafica. Da circa un 6 mesi ha smesso di assumere un aspirina per il cuore che gli era stata prescritta circa 4 anni fa. Come e possibile che nel giro di 10 giorni si sia aggravato al tal punto e perchè non e stato prescritto alcun antidolorifico se non una borsa di acqua calda? Può esserci qualche relazione con il suo stato e un peggioramento cardiaco? Perché mai ha questa fiacca che non gli consente di svolgere le sue normali attività? si tenga presente che fino ad un mese fa accusava forti dolori alla schiena ma era assolutamente attivo, un uomo che la domenica andava a fare funghi e camminava ore ed ore, come anche ancora si recava in ufficio da solo percorrendo a volte anche 5 km a piedi. sono disperata, non so cosa fare non voglio fargli pesare il suo stato ne tantomeno lui e collaborativo. posso intervenire in qualche maniera con terapie alternative tipo l agopuntura o i massaggi? Grazie

Lettera non firmata

Gent.ma signora, i farmaci prescritti a suo padre necessitano di tempo perché possano esplicare il loro effetto. Il dolore è probabilmente aggravato dalla contrattura muscolare e dalla risonanza psicologica ed emotiva che la condizione di invalidità determina. Sembrerebbe, inoltre, vi siano problemi diversi dalla osteoporosi, sia di carattere generale che, specificatamente, cardiaci. Cosa consigliarle? Riterrei utile un approccio globale che punti, intanto, a sostenere il paziente sotto il versante psicologico e al contempo approfondirei le indagini sia per comprendere se vi sono ragioni particolari, al di là della predisposizione genetica, che abbiano potuto determinare un quadro clinico così complesso in un uomo fino a poco tempo fa attivo. A parte una valutazione attenta del pattern metabolico e dell’apparato cardiocircolatorio, altri organi ed apparati devono essere esplorati per esempio, la prostata e le vie urinarie. Tuttavia, se il dolore è così importante da impedire le normali attività è evidente che non si può sperare solo nell’effetto dei farmaci prescritti. Probabilmente, senza caricarla di eccessiva attesa l’agopuntura, insieme alla terapia antidolorifica tradizionale, potrebbe essere utile. Ho, invece, qualche riserva sui massaggi che se non praticati con l’opportuna cautela possono essere dannosi. Sicuramente da escludere l’uso degli ultrasuoni, controindicati nell’osteoporosi. Cordiali saluti… e mi dia notizie!

Dott. Domenico Di Vincenzo


Calcitonina molto alta!

(01/12/2006 - 18.02)

Esimio dott. Gareri, mia madre è una fumatrice, 50 anni ed ha la calcitonina molto alta (80). Siccome ho letto in una risposta precedente che potrebbero essere vari tipi di tumori, mi darebbe qualche notizia in più? La informo che soffre di dolori alle ossa, facendo la densiometria ossea le hanno detto che era sicuramente osteoporosi e che poteva evitare anche la MOC, ma con quest'ultima le hanno detto che i valori ossei sono a posto, quindi non c'è osteoporosi. com'è possibile? Ha anche un paio di noduli alla tiroide, ma sono sotto controllo! La ringrazio infinitamente per la sua cortesia! cordiali saluti

Davide

Caro Davide, effettivamente come lei ha detto la calcitonina aumenta in caso di osteoporosi, ma anche in diverse situazioni, per esempio nell’iperparatiroidismo, nell’insufficienza renale cronica, in varie patologie gastrointestinali ed in patologie neoplastiche. Sarebbe opportuno, se non lo avesse fatto, che sua madre ripeta un’ecografia tiroidea e faccia esami emato-chimici di routine. Io le farei fare anche una mammografia ed un Rx torace. Per il resto altre informazioni utili per la diagnosi si possono avere solo con l’anamnesi e con l’esame obiettivo, visitando la paziente. Cordialmente,

Dott. Pietro Gareri


Ho problemi di memoria a breve termine…

(14/11/2006 - 13.06)

Ho problemi di memoria a breve termine. Come potrei superarli? Il mio medico di base mi ha consigliato di fare iniezioni di citicolina ma, dopo quattro scatole, cioè dopo 20 iniezioni, non ho notato in me nessun cambiamento. Cosa potrei fare di semplice che mi conduca a risultati soddisfacenti? Modificare la dieta? Impormi di studiare a memoria una poesia alla settimana? È sufficientemente utile il ginkgo biloba? Serve la papaya? Serve la vitamina E? Grazie per qualsiasi consiglio vorrà offrirmi.

Serafinella

Gent.le Signora, nella sua lettera non vi sono elementi per comprendere bene la sua condizione, in particolare non è nota l’età, l’attività lavorativa svolta, le patologie di cui ha sofferto o soffre. Posso quindi esprimerle il mio pensiero in modo assolutamente generico. Vi sono opinioni controverse circa i possibili vantaggi dei cosiddetti farmaci attivatori cerebrali come la citicolina. Alcuni ritengono che non porti alcun beneficio, altri portano prove dei vantaggi che si possono determinare. La mia personale esperienza è che questo genere di farmaci possa portare dei vantaggi ma solo in trattamenti prolungati nel tempo. Dal punto di vista scientifico non vi sono ancora prove incontrovertibili ma solo indicazioni in tal senso, meritevoli di ulteriori conferme. Un corretto bilancio costo/beneficio dunque si impone. Altre sostanze probabilmente svolgono una generica azione antiossidante e corroborante, il cui vantaggio è tutto da dimostrare. Allora, escluse vere e proprie condizioni di iniziale deterioramento della funzione cognitiva, non resta altro che modificare, ove possibile, il proprio stile di vita. Alimentazione sana, attività fisica, letture ed interessi - mi pare - possano svolgere un discreto ruolo positivo.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Mia madre ad agosto è stata colpita da ictus!

(13/11/2006 - 14.03)

Buongiorno, mia madre ad agosto è stata colpita da un ictus cerebrale (parte sinistra paralizzata) definito dai medici "molto vasto e importante" e nella caduta a terra ha inoltre subito la frattura del femore, sempre sull'arto paralizzato, trattata chirurgicamente. Dopo 45 gg. di degenza presso un ospedale è stata inviata ad una clinica specializzata per la riabilitazione (sia per il femore che per l'icuts). Dopo circa 10 gg. di degenza il primario di questa clinica ci ha "invitato" a riportare a casa nostra madre in quanto non collaborava con il fisioterapista e la notte era molto agitata e disturbava anche gli altri pazienti. Secondo il primario a casa avremmo potuto ottenere molto di più che quella "violenza psicologica" come diceva lui, che stava subendo! Quindi ci siamo riportati a casa nostra madre non senza difficoltà (mancanza di qualsiasi assistenza sanitaria... si sa i tempi per averla sono lunghi... neanche i "pannoloni"... mancanza di fisioterapia ecc...). Una volta a casa, viste le varie difficoltà (la notte non dormiva, mangiava poco, chiedeva di andare al bagno in continuazione...) ho cercato un neurologo (a pagamento!) che la potesse seguire (nella clinica di riabilitazione non ha fatto neanche una visita neurologica e per tenerla "buona" la sedavano in continuazione!) il quale ci ha dato una labile speranza di recupero in quanto dall'evento non erano passati ancora 6 mesi, tempo massimo per avere delle risposte da chi ha avuto un icuts e ci ha suggerito di farla ricoverare in un'altra clinica di riabilitazione. Abbiamo provveduto a cercare anche una fisioterapista (sempre a pagamento!) che, nonostante le difficoltà di accettazione da parte di mia madre, è stata molto brava e paziente e qualche risultato è stato ottenuto (dall'allettamento completo adesso mangia da sola, si pettina, si lava i denti e riesce a stare seduta anche su una sedia). Nel frattempo ci ha chiamato la nuova clinica per la riabilitazione e questa mattina abbiamo provveduto a far ricoverare mia madre. Durante il ricovero il primario di questo centro ha scoperto che era stata già ricoverata, senza ottenere risultati, nell'altro centro di riabilitazione. E qui è successo un putiferio in quanto, secondo la legge, non può essere ricoverata in un'altra struttura e quindi la rimanderanno a casa. Ma è possibile una cosa del genere? È possibile che anche per pochi giorni di ricovero (neanche 15) senza aver ottenuto risultati non si può andare in un altro centro più specializzato? Quanto possibilità abbiamo di far recuperare qualche cosa alla mia mamma continuando a farle fare la fisioterapia a casa? Vi ringrazio, se possibile, per le risposte.

Ornella

Gent.ma sig.ra Ornella, le rispondo alcuni giorni dopo la sua cortese lettera perché volutamente mi sono voluto dare una pausa di riflessione. Non è semplice dare delle risposte quando il quesito posto ha risvolti non solo clinici ma sociali ed economici. Da una parte lei vorrebbe fare il massimo per la sua mamma, dall'altra ha constatato il limite esistente nell'attuale organizzazione sanitaria. In questi ultimi anni la logica della sanità è cambiata. Intervengono sempre più spesso valutazioni di ordine economico e gestionale. Le risorse limitate sono sicuramente insufficienti rispetto ai bisogni complessi della nostra popolazione ed, allora, è stato necessario ed indispensabile razionalizzare l'intervento terapeutico e, purtroppo, il paziente è divenuto utente, fruitore di prestazioni, ed il medico è divenuto prestatore d'opera. Così come accade in una azienda le prestazioni vengono "offerte" e il loro costo dipende dalla "domanda". Troppo lontano da quell'idea che i pazienti hanno dei medici (considerati "missionari") e troppo complesso da spiegare in poche righe. Probabilmente, questo stato di cose scontenta un po' tutti, medici e pazienti. Tornando al suo caso personale suggerirei di non perdere fiducia e speranza. Lei stessa mi dice che sua mamma ha fatto dei progressi con l'aiuto di una terapista della riabilitazione. Probabilmente la strada da percorrere è proprio questa. Un approccio personalizzato ed individuale piuttosto che una nuova istituzionalizzazione che di per sé non può che essere circoscritta nel tempo. D'altronde è vero o non è vero che il trend è verso l'assistenza domiciliare integrata? Verifichi, dunque, se nella sua zona è stata attivata e ne richieda il supporto. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Dal lavoro alla pensione…

(09/11/2006 - 12.46)

Egr. Dott. Le chiedo cortesemente se esiste un trattato di consigli utili da applicare nella fase di trapasso dal lavoro alla pensione senza cadere in depressione o in fantomatiche malattie inesistenti. Grazie per la risposta Cordiali saluti.

Pompeo

Egregio signor Pompeo, la ringrazio per la domanda. Emerge con chiarezza quanto le pesi passare dallo stato di "lavoratore" allo stato di "pensionato". Mi permetta di esprimerle il mio parere. Non può sfuggirle il dibattito, a tratti vivace, che vi è nel paese per quanto riguarda l'età del pensionamento. L'argomento suscita vivaci reazioni. Elevare l'età pensionabile è un tema che crea necessariamente reazioni di contrarietà ma sembra che non vi siano alternative considerato l'attuale sistema di previdenza e l'aumento dell'età media della popolazione italiana. Per lei - mi sembra - sussiste il problema opposto. Lei vive negativamente il dopo... e teme gli anni del pensionamento forieri di depressione per il "dolce far nulla". Caro signor Pompeo, sono convinto che sia indispensabile riconsiderare entrata ed uscita dal mondo del lavoro. I giovani hanno serie difficoltà ad occuparsi stabilmente. Soprattutto nelle regioni meridionali il precariato ed il lavoro nero sono la regola. L'uscita dal mondo del lavoro crea qualche opportunità occupazionale per i giovani ma - ne convenga - col pensionamento si perdono, spesso, esperienze consolidate nel tempo. Occorre, dunque, prevedere una flessibilità anche in uscita, differenziata per i lavori usuranti e, viceversa, una permanenza nel ruolo lavorativo e nella funzione per un tempo maggiore laddove ve ne siano le condizioni e la volontà. Anche attraverso una diversa articolazione dell'orario di lavoro. Ci si potrebbe così, gradualmente, abituarsi all'idea del pensionamento. Non vi sono suggerimenti codificati. Dunque, mi permetto di suggerirle un progressivo cambiamento della sua routine quotidiana sostituendo l'impegno lavorativo con altri impegni, altrettanto interessanti. Dipende molto dal suo carattere e dall'ambiente che la circonda. Coltivi interessi: la lettura, la musica, il cinema, il teatro. Frequenti associazioni, circoli. Lei e molti come lei possono dare e fare molto di più da pensionati operando nel sociale. Sono certo che non le mancheranno intorno delle opportunità e possibilità. Se non le trovasse attorno a lei, viaggi. La cultura, in senso lato, non necessariamente correlata al grado di istruzione, può offrire alla mente ed allo spirito cibo a sufficienza per far crescere ancora, e forse più di quanto ne abbia avuto la possibilità durante la sua vita lavorativa, la voglia di vivere. Questa è la migliore ricetta che conosco per combattere la depressione conseguente ad un pensionamento non desiderato. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Malattia di Parkinson: è il caso di introdurre nella terapia il L-dopa?

(28/10/2006 - 16.17)

Buongiorno, mia mamma ha 73 anni, ed a dicembre 2000 ho rilevato alcuni sintomi ed in particolare il tremore legato alla mano destra in condizione di riposo. Nel febbraio 2001 durante una visita neurologica le sono state prescritte gocce di tranquillanti ed un controllo a distanza di tre mesi. In quell'occasione mia madre non ha lamentato nulla di particolare, tranne il fatto di essere un poco tesa, un po' agitata. Di quelle gocce non ne ha prese molte, in quanto a detta sua la agitavano ancor di più. Alla visita di controllo nell'Aprile 2001, mia madre confermava al neurologo di stare bene ed anche noi in apparenza avevamo riscontrato dei miglioramenti (alla luce odierna credo che lei nascondesse il problema). A fine agosto circa ci siamo resi conto che lei manifestava problemi di movimento quasi se si fosse tutta d'un tratto irrigidita ed il movimento non avveniva in maniera armoniosa, ma a scatti come un robot; con palese difficoltà nell'effettuare dei piegamenti o alcuni movimenti. A questo punto ho spiegato tale situazione al neurologo, che le ha verificato la pressione e il senso di orientamento (da tener presente che in quella fase lei era in grado di fermare questo tremore). Il neurologo le ha prescritto del Mirapexin con una terapia da effettuare per 15 giorni: la prima settimana tre pastiglie al giorno da 0.18mg. dopo i pasti; la seconda con 6 pastiglie al giorno da 0.18 mg dopo i pasti. Al controllo successivo (Ottobre 2001) abbiamo riscontrato dei miglioramenti, con una maggiore elasticità e mobilità articolare ed una maggiore attività fisica. In seguito al controllo ha deciso una cura giornaliera di un pastiglia di Mirapexin da 0.7 mg.: mezza a pranzo e mezza a cena. Nel controllo del Dicembre 2001, si consigliava di continuare con una pastiglia al giorno da 0.7 mg., per 3 o 4 mesi. Nella visita di Aprile 2002, si è esclusa la possibilità di problemi legati alla tiroide, verificati l'orientamento e il tremore delle mani. Da luglio 2002, mia madre prendeva una compressa e mezza al giorno, anche se nel mese di Agosto il tremore è sensibilmente aumentato. Mia madre è stata ricoverata per eseguire degli accertamenti strumentali: ecco i risultati: "I test farmacologici e l'osservazione clinica della paziente hanno confermato il sospetto diagnostico di possibile malattia di Parkinson idiopatica. Il termine possibile è legato alla presenza di due dei tre segni cardinali, all'assenza di sintomi atipici, alla mancanza di una documentata risposta all'uso di L-Dopa o Dopaminoagonisti, (come suggerito dalle linee guida per la malattia di Parkinson 2000). In considerazione dell'età della paziente, attività lavorativa, ridotta severità della sintomatologia attualmente presente, si decide di continuare i dopaminoagonisti, farmaci che nelle prime fasi della malattia svolgono un'azione clinica simile a quella della L-Dopa, permettendo di inserire la L-Dopa eventualmente in un secondo momento e quindi svolgono azione "protettiva" sulla sindrome da cronico trattamento da L-Dopa. Utile controllo neurologico nel tempo per valutare l'efficacia di tale strategia terapeutica e l'eventuale comparsa di nuovi sintomi extrapiramidali o collateralità dei farmaci da noi utilizzati. Terapia: 3 compresse da 0.7 mg.". La visita di controllo del dicembre 2002, confermava la terapia in atto. Analogo discorso per le visite di Giugno e Dicembre 2003, Giugno e Dicembre 2004, Giugno e Dicembre 2005. Nella visita di Marzo del 2006 "Controllo in Parkinson in monoterapia con pramixerolo. Soggettivamente la paziente riferisce leggermente della bradicinemia: che tuttavia non è clinicamente obiettabile. Tapping 15 sec. DX.51 - M-YAHR 2.0 Si consiglia continuare con Mirapexin 0.7 mg. 1 compressa x 4 volte al dì. Alle 7.30 - 11.30 - 16.30 - 21.30. Controllo tra 3 mesi." Secondo il dottore la malattia è presente da 8 anni. Nella visita del Luglio 2006: "Paziente, 73 aa, controllo in pz. nota, affetta da M. di Parkinson in monoterapia con Mirapexin (dal 2001). Marzo '06: 1 Mirapexin 0.7 a 1 co x 4/die (per soggettivo peggioramento della bradicinesia, non clinicamente obiettabile). Visita attuale: persiste soggettiva sensazione di bradicinesia, rigidità tronco e AAII che non hanno tratto beneficio dalla modifica terapeutica. Lieve instabilità posturale. Clinicamente: non variazioni neurologiche obiettabili. PAOS: 90/60 mmHg. Consiglierei: controlli PAOS 3 volte die. Al mattino: X gtt. Gutran (se PAOS minima < 70 e massima < 100: assumerne XV). Per il momento invariato Mirapexin (valutaz. se i sintomi lamentati sono imputabili all'ipotensione). Controllo fra 2 mesi." Nella visita del Settembre 2006: "Controllo in Parkinson in monoterapia con Mirapexin 1x 4. Attuale M –YAHR 2 - Tapping 15 sec. SX. 44. La paziente riferisce della bradicinesia. Si consiglia F.IL.T e continuare la terapia in atto. Controllo fra tre mesi.” Il consiglio che vi chiedo è quello se sia il caso di introdurre nella terapia il L-dopa, o se sia meglio usarlo in una fase più avanzata della malattia. E l'introduzione di tale farmaco genera un sensibile miglioramento, oppure mantiene la condizione attuale in termini di stabilità posturale, passo e velocità dei movimenti. Grazie per l'aiuto.

Roberto

Egregio signor Roberto, non è facile datare l'inizio della sindrome parkinsoniana di cui sembrerebbe affetta sua mamma. Da quello che lei riporta nella lettera i sintomi sarebbero insorti non meno di 6- 7 anni fa. Non ho elementi per confermare la diagnosi ed, in particolare, non so quali sono le condizioni dell'apparato cardiocircolatorio (doppler dei tronchi sovraortici, ecocardiografia, ecg) e/o se è stata eseguita - ma penso di si - una TAC encefalo. Credo che preliminarmente sia indispensabile confermare la diagnosi, indi se non è mai stata usata la L-DOPA si potrebbe prescriverla anche in associazione ai farmaci sin qui fatti. Tutto ovviamente sotto stretto controllo e osservazione neurologica, considerati anche gli effetti indesiderati e paradossi di tali farmaci. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Perversione sessuale!

(24/10/2006 - 17.00)

Mio padre ha 83 anni, cardiopatico e operato di tumore alla prostata. Manifesta livelli ormai esagerati di perversione sessuale con discorsi ricorrenti, abuso di chat line erotiche e squilibri dell'affettività verso le nipoti (24-26) anni. In cura presso sedicenti esperti, non solo non ha avuto benefici da coktails di medicinali ma anzi in alcuni casi la cosa ha assunto livelli più elevati. Da qualche settimana non mostra più alcun interesse per cose fino a ieri tipiche quali leggere, guardare la televisione, passeggiare nel quartiere e inoltre ha scatti di elevata violenza. Cosa possiamo e a chi possiamo rivolgerci a Milano e dintorni?

Lettera non firmata

Egregio signore, Le consiglio di rivolgersi al dipartimento di salute mentale competente per territorio. L'indirizzo può richiederlo direttamente all'AUSL dove Lei risiede. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Declino cognitivo e fisico

(22/10/2006 - 18.50)

Mia mamma, 87 anni, da 5 ha iniziato un declino cognitivo e fisico molto doloroso e noi che l'assistiamo, siamo distrutti per il carico fisico e psicologico. Il suo calvario è iniziato appunto 5 anni fa, con una forte depressione, sordità e un mal di testa senza tregua. Quattro anni fa il peggioramento con il collasso di tre vertebre dorsali che l'anno costretta a muoversi con fatica e dolore grazie ad un deambulatore (ora il dolore è soprattutto alle gambe). Ma quello di cui si lamenta dalla mattina alla sera è il mal di testa: dice che ha un "fuoco in testa"! Per questo 5 anni fa, su consiglio di un neurologo, è stata sottoposta ad una TAC che ha riscontrato "Encefalopatia multinfartuale (atrofia diffusa cortico sottocorticale)". Il neurologo ha ribadito che questo quadro non giustificava il mal di testa continuo ed è stata curata con antidolorifici e psicofarmaci (gocce di En). La situazione è rimasta invariata . Ci siamo rivolti un ad Geriatra che la segue da allora, ma, nonostante gli antidolorifici (Tramadolo, Contramal), nonostante antidepressivi antipsicotici (Trittico, Talofen) e Laroxil, utilizzato come miorilassante, nulla è cambiato: da 5 anni ad oggi mia madre, da quando si alza a quando va a dormire, non fa che implorare e urlare : datemi qualcosa per il mal di testa; ho un fuoco in testa!!! A volte ai lamenti si aggiungono pianti disperati o crisi nervose e diventa aggressiva: Cosa possiamo fare per interrompere il suo calvario? (Consideri che mio padre di 93 anni, ancora lucido e abbastanza autonomo assiste quotidianamente a tutto questo con una badante che, come noi, forse scoppierà! La ringrazio per ogni suggerimento:

Concetta G.

Cara Concetta, sicuramente il peso assistenziale ed emotivo per voi figli, per suo padre e per la stessa badante è notevole, quindi comprendo la vostra angoscia. Le consiglierei innanzitutto di farla rivedere al collega geriatra. Sua mamma ha praticato diverse terapie, personalmente io non avrei utilizzato né benzodiazepine a lunga emivita plasmatica come l’EN, né antidepressivi triciclici come il Laroxyl, in quanto possono avere diversi effetti collaterali, ma sono d’accordo sulle classi di farmaci utilizzati (antipsicotici, benzodiazepine, antidepressivi, antidolorifici puri come il tramadolo). Visto che non ci sono stati grossi risultati, tenuto conto del fatto che è un disturbo da trattare, riterrei opportuno usare antidepressivi di nuova generazione (per es. citalopram, o paroxetina a basse dosi), basse dosi di benzodiazepine a medio-breve durata d’azione (per es. alprazolam, lorazepam) ed un farmaco che agisce sul dolore cronico (per es. pregabalin, gabapentin, cominciando da basse dosi). Suppongo che sia già stata accertata la natura osteoporotica delle fratture vertebrali, consiglierei comunque un controllo degli esami di laboratorio, se sono passati più di sei mesi dalle ultime analisi. Farei quindi un trattamento per l’osteoporosi (es. ranelato di stronzio, alendronato). Ha utilizzato per caso un busto, o quanto meno, è stato consigliato dall’ortopedico? In queste condizioni, è fondamentale stimolarla a deambulare, anche facendole fare un ciclo di FKT domiciliare. Migliori auguri e cordiali saluti,

Dott. Pietro Gareri


Demenza senile: meglio a casa o in struttura?

(15/10/2006 - 13.02)

La nonna ha 86 anni, fino a qualche mese fa non aveva manifestato sintomi rilevanti che potessero essere associati ad una demenza senile, un mese fa, morta la sua ultima sorella, ha cominciato a piangere, chiedendoci spesso di non "abbandonarla", di non lasciarla sola, dorme poco di notte, raccontandoci poi che affronta situazioni di panico, come ad esempio la paura di star male e di non fare in tempo a raggiungere il telefono per chiedere aiuto. Le stiamo costantemente vicini, preoccupandoci di farle assumere i vari farmaci prescritti gia da anni, per la glicemia, per la pressione ecc. ecc. che le creano uno stato d'ansia, tra l'altro comprensibile visto che sono molti, perchè teme di dimenticarseli. Purtroppo mi sono accorta, che, anche se ancora raramente, ha vuoti di memoria o non ricorda ad esempio dove appoggia le chiavi di casa, o ripete la stessa domanda a distanza d pochi minuti, rendendosene però poi conto e avvilendosi di questa situazione che vive malissimo. E' rimasta vedova da giovane ed è sempre stata una donna determinata ed autosufficiente e questa condizione per lei è emotivamente devastante. Il geriatra ci ha già anticipato che è possibile che si tratti di demenza senile, ma non ha ancora terminato le varie indagini, quindi non ha ancora espresso e confermato la diagnosi. Le figlie, ascoltando le varie problematiche del decorso della malattia, hanno ventilato l'ipotesi di inserirla in una struttura, affermando che data la difficoltà nel seguire un anziano in queste condizioni è meglio lasciarla alle cure di personale qualificato. Io sono dell'opinione che chiuderla in una struttura sarebbe deleterio, non farebbe che aumentare lo stato d'ansia con un conseguente e rapido peggioramento della situazione. Volevo appunto chiedervi se una buona e costante assistenza domiciliare, o meglio ancora, prenderla in famiglia (me ne farei carico io), in mezzo a persone che le vogliono bene e comunque a stimoli che la facciano sentire ancora "utile" e soprattutto viva, la possano accompagnare ad un decorso più lento, non ad un miglioramento, sono consapevole di questo, ma se non altro ad un rallentamento di questa malattia dovuto ad una condizione di vita più congeniale a lei.

Lettera non firmata

Gentile signora, concordo con Lei sull’importanza di una buona e costante assistenza domiciliare, in un ambiente già noto, con gli oggetti più cari, con i propri riferimenti, le proprie conoscenze, i familiari. Caso per caso, tuttavia, vi possono essere esigenze diverse. Sempre più spesso dobbiamo confrontarci con una realtà che non è quella ottimale. Figli di una certa età, magari con problemi essi stessi, hanno il carico assistenziale di genitori non autosufficienti. Non può sfuggirle quanto incida l’aspetto economico. In certe situazioni la presenza di un anziano “pensionato” in famiglia rappresenta un ulteriore reddito per la stessa, talvolta appena sufficiente, talaltra il peso assistenziale può essere sproporzionato rispetto alle risorse economiche disponibili. E’ evidente che occorre molto buonsenso e, soprattutto, una compartecipazione di più attori, dai familiari più stretti, le figlie, ad altri affini e congiunti. Ciascuno deve poter esprimere il meglio di quanto sia capace fare o dare, con spirito collaborativo. Credo che procedere in senso diverso possa solo essere di danno alla serenità che ogni anziano ha diritto di avere. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Demenza senile?

(15/10/2006 - 08.53)

Buongiorno, Le scrivo per cercare di avere un consiglio. A mio nonno (74 anni), circa 5 anni fa gli venne diagnosticato un tumore benigno alla corda vocale. Dopo due operazioni, sembrò che la situazione era risolta ma cominciammo a notare degli strani comportamenti in lui, come se quelle operazioni lo avessero traumatizzato. In seguito, qualche tempo dopo, gli venne riscontrata un’arteriosclerosi. In famiglia, però, sospettiamo che mio nonno sia affetto da demenza senile. Sospettiamo ciò a causa dei suoi comportamenti: è incoerente nei discorsi e nelle azioni, parla da solo e se qualcuno glielo fa notare lui afferma che non è vero, è completamente inattivo ed è diventato l’ombra di mia nonna. Un anno fa, con uno stratagemma, siamo riusciti a farlo visitare da un neurologo, il quale ci ha detto che mio nonno è normale e che deve metterci un po’ di buona volontà (cosa che lui non fa assolutamente). Il problema, è che mio nonno in famiglia assume gli atteggiamenti detti sopra, ma davanti ad estranei è completamente normale e coerente, e noi non riusciamo mai a capire se finge o meno, e mia nonna è costretta a fargli assistenza quando anche lei, essendo ipovedente e soffrendo di artrite reumatoide, ne avrebbe bisogno. Secondo Lei, cosa possiamo fare? Sperando in una sua risposta, La ringrazio anticipatamente per la Sua attenzione. Grazie

Lettera non firmata

L'esordio di una demenza senile è a volte molto subdolo e certamente alcuni atteggiamenti che vengono notati dai conviventi è difficile che possano essere notati nel corso di una visita medica. Tutt'altro che infrequentemente i soggetti anziani possono presentare deficit cognitivi successivamente ad un ricovero o ad un intervento chirurgico, specialmente se praticato in anestesia generale. Non mi ha scritto se suo nonno, ancora un giovane anziano (74 anni), è iperteso, diabetico, dislipidemico, o se assume farmaci, in quanto alcuni di essi potenzialmente possono interferire negativamente con le funzioni cognitive. Il collega neurologo lo ha visto un anno fa, probabilmente le sue alterazioni comportamentali sono peggiorate rispetto ad allora. Pertanto, il consiglio che posso darle è di farlo vedere da un collega geriatra e di effettuare i normali esami che si effettuano nello screening di una demenza, quali esami emato-chimici, tests neuropsicologici che esplorano le funzioni cognitive ed il tono dell'umore ed esami strumentali come TC o RMN encefalo, eco-Doppler dei vasi del collo e, se ritenuto dallo specialista che lo andrà a visitare, SPECT cerebrale, esame che valuta il flusso ematico cerebrale. La saluto cordialmente,

Dott. Pietro Gareri


Cistiti ricorrenti

(06/10/2006 - 18.12)

Gentile Geriatra, la mia mamma che è una splendida 69enne soffre di cistiti ricorrenti. L'ultima a fine luglio, le ha provocato addirittura un febbrone elevatissimo ed un episodio sincopale. Dopo una pesante cura di antibiotici, a distanza di 3 mesi, la situazione degli esami dell'urina evidenziano una flora batterica di circa 7.472 num/ul, ma la presenza concomitante di leucociti per 145 e di emoglobina per 0.03, eritrociti 14. Il PH contiene a mantenersi sempre elevato (7,5) forse a causa di una cura di calcio + vitamina D che la mamma segue. A livello vescicale dovrebbe essere tutto a posto in quanto circa 10 anni fa si è sottoposta ad una plastica vaginale. L'alimentazione è sana, beve circa 2 litri al giorno, mangia yogurt e non ha rapporti sessuali. Che cosa significano quindi questi leucociti che settimana dopo settimana aumentano? Mi devo preoccupare? Quali esami diagnostici le dovrei far effettuare? Che cosa fare per diminuire il ph? La prego di aiutarmi, visto che la mia mamma è unica e spero che si mantenga così bella ed in salute per il maggior tempo possibile.

Susy

Cara Susi, l’infezione cronica delle vie urinarie è nella donna molto più frequente di quanto si pensi. A volte vi possono essere sintomi di scarso rilievo, altre volte, invece, la sintomatologia è eclatante, con bruciore, dolore, a volte ematuria micro o macroscopica. Le urine sono di regola acide. In relazione all’uso di farmaci alcalinizzanti o per la presenza di muco o di batteri, le urine possono divenire alcaline. Sua mamma ha già assunto una terapia antibiotica in passato ma l’infezione persiste. Ovviamente la terapia antibiotica deve essere mirata e quindi è opportuno si effettui una urinocultura ed un antibiogramma. Infatti non è infrequente che si abbiano delle resistenze agli antibiotici soprattutto quando le dosi del farmaco e la durata della terapia non è congrua. In ogni caso, credo, sia da proporre uno studio attento dell’apparato urinario, dai reni all’uretra, poiché vi possono essere delle condizioni che favoriscono l’infezione e che devono essere escluse. Talvolta anomalie del decorso degli ureteri o la presenza di calcolosi urinaria a stampo o lungo il decorso possono favorire l’infezione, anche senza vere e proprie coliche. L’uso di carbonati e vit. D per l’osteoporosi può,inoltre, per l’infezione delle vie urinarie, favorire la sedimentazione del calcio e la formazione di calcoli. Non può nemmeno essere esclusa la presenza di un ristagno di urina in vescica, per recidiva del prolasso vescicale, o un reflusso vescicoureterale. In definitiva, le consiglierei, d’accordo col suo medico curante, di sottoporre la sua mamma ad un iter diagnostico che comprenda la visita uro-ginecologica ed esami a bassa o nulla invasività come l’urinocultura con antibiogramma e l’ecografia delle vie urinarie. In seconda istanza, se il problema non si risolve, non escluderei esami di maggiore complessità. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Tunnel carpale

(02/10/2006 - 01.36)

Ho quasi 52 anni, a luglio sono stata operata al tunnel carpale della mano destra e subito sono spariti i formicolii che ormai erano presenti sia al risveglio che durante il giorno con tutti gli altri sintomi classici, ora però continuo ad avere i dolori che definisco "come spine" che partono dalla base del pollice ed arrivano al polso. Questi dolori sono uguali sia a destra che a sinistra. La mano sinistra non è operata. Ho fatto ultrasuoni ma non ho avuto miglioramento, non posso prendere antinfiammatori perchè ho problemi di asma allergico. Il mio medico dice che si tratta di artrosi ma non so che terapia potrei fare. Ringrazio per la risposta. Cordiali saluti

Lettera non firmata

Carissima Signora, direi che prima di assumere farmaci è opportuno comprendere la causa dei suoi disturbi. Direi che, sentito il parere del suo medico curante, sia il caso di farsi controllare da uno specialista reumatologo od ortopedico. Cari saluti

Dott. ssa Stefania Romano


I pazienti affetti da Alzheimer hanno la precedenza?

(30/09/2006 - 02.11)

Mia madre, che ha 60 anni, è affetta da sindrome di Alzheimer ed ha invalidità al 100%. È stata operata nel mese di luglio per cancro (T4) al seno (mastectomia totale) con svuotamento ascellare. Ora sono interessati anche i linfonodi dell'altra ascella. E' in chemioterapia con vomito, nausea e tutte le altre conseguenze della suddetta terapia. Nelle asl dove si reca per effettuare controlli, ecografie, ecocolordoppler ecc. tutti fanno mille problemi per permetterle di effettuare gli esami il più velocemente possibile, sia gli altri utenti che lo stesso personale, sia se si tratta di strutture pubbliche sia se si tratta di strutture convenzionate. Considerato che già la demenza che l'affligge rende impossibile la sosta nelle sale d'attesa onde evitare crisi isteriche e fughe, ora anche la chemio compromette gravemente la cosa. Quello che mi chiedo e vi chiedo cortesemente è: c'è una legge (e se c'è qual'è????) che prevede che questi pazienti abbiano la precedenza (considerata la gravità e non perché si voglia scavalcare gli altri) per effettuare questi esami? E' possibile che non ci si renda conto della situazione di questi pazienti e il personale medico e paramedico risponda che non è possibile far nulla e che bisogna attendere???? Oggi, per fare un ecografia al seno ed un ecografia ascellare ha, abbiamo, atteso circa due ore andando ogni cinque minuti al bagno per gli effetti collaterali della chemio!!!!!! P.S. Mia madre vive nella regione Campania. Vi ringrazio anticipatamente per la vostra cortesia,

Lucia

Gent.ma sig.ra Lucia, comprendo lo stato d’animo che la porta a scrivere. È comune a tanti, in condizioni simili, a volte scorati per quella sensazione di solitudine che prende chi vorrebbe dare il meglio ai propri cari e, invece, si confronta con una realtà assistenziale che, purtroppo, frequentemente, non è all’altezza delle aspettative legittime dei cittadini. Riguarda, in genere, la problematica delle liste di attesa e l’appropriatezza delle prescrizioni di esami. Credo che un medico non può non prendersi carico di situazioni così dolorose anche se non può essere confusa la responsabilità personale con quella delle istituzioni. Il consiglio che mi sento di darle è di chiedere un intervento del medico di famiglia che – se lo riterrà – può aggiungere alla richiesta di prestazione la dizione “urgente”. Per quanto attiene l’attesa Lei comprende bene che occorrerebbe essere tutti un tantino meno egoisti e dare “spontaneamente” la precedenza a chi più soffre, ma questa è una questione culturale cui non siamo ancora pronti. Per finire… l’allora ministro Sirchia, nel 2002, attivò un numero verde (800.571.661) per eventuali segnalazioni. Non so se tale numero sia ancora attivo, ma so che una delle prossime tappe del ministro della salute, on.le Turco, sarà proprio la regione Campania. Se ritiene vi siano stati abusi, li segnali, ma tenga presente come sia estremamente difficile giudicare quando si è in causa. Mi auguro prevalga il buon senso e le auguro che nonostante le amarezze possa trovare aiuto nella battaglia per la salute che sta conducendo per la sua mamma. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Assistenza domiciliare

(21/09/2006 - 18.14)

Mio padre, di anni 77, è affetto da BPCO di grado marcato. Il recente episodio di coma, dovuto ad una riacutizzazione della bronchite ed al rialzo della CO2, ha comportato una lunga spedalizzazione con allettamento e peggioramento delle condizioni fisiche generali, ivi compreso un notevole dimagramento e perdita della massa muscolare. Ad oggi, il quadro clinico dal punto di vista polmonare (e cardiaco) è molto stabile e si avvicinano le dimissioni ed il rientro a casa. Mi sono rivolta al medico di base per l'attivazione dell'ADI e la richiesta di un intervento fisioterapico a domicilio (peraltro già iniziato in ambito ospedaliero con risultati inaspettatamente positivi), nonché per valutare l'eventuale possibilità di una qualche visita specialistica periodica sempre a domicilio, senza tuttavia ottenere dal medico stesso alcuna rassicurazione in merito. Come posso muovermi per garantire al mio familiare una almeno minima assistenza domiciliare nel senso sopra descritto, non avendo l'appoggio del medico di base?? Purtroppo il ricorso agli ambulatori di fisiopatologia respiratoria della AUSL a scopo preventivo (per es., per emogas, visite pneumologiche, controllo elettrolitico, emocromo,ecc.) non è sempre possibile e comunque richiede tempi troppo prolungati e dilazionati rispetto ad una patologia che è ad altro rischio sanitario. È inoltre piuttosto complicato per mio padre (tra l'altro cieco ventesimista e adesso poco deambulante ed autonomo) accedere a continue visite esterne. E, d'altra parte, ritengo che la soluzione di un ricovero in RSA sia ancora prematura, vista l'estrema lucidità mentale di mio papà ed il suo grande desiderio di rimanere a casa propria. Potete aiutarmi? Ringrazio anticipatamente.

Elisabetta

Carissima Signora Elisabetta, mi trovo assolutamente in accordo con la sua idea dell'attivazione dell'assistenza domiciliare integrata che consente da un parte al paziente di rimanere al proprio domicilio e dall'altra al parente di diventare "caregiver" e quindi essere adeguatamente istruito su quanto necessario per il suo caro. Mi permetto di suggerirle di riparlarne con decisione con il suo medico richiedendogli, se non in accordo con questa prassi, una soluzione alternativa. Nella sua regione esistono molti ed organizzati centri, ma può rivolgersi in ultima istanza direttamente all'Ufficio ADI della Sua AUSL richiedendo, come Le spetta, aiuto. Resto a disposizione nel caso in cui con queste procedure non risolvesse adeguatamente il problema.

Dott. ssa Stefania Romano


Come mai un paziente senza significativi fattori di rischio subisce un ictus?

(21/09/2006 - 10.52)

Mio padre, (di 68 anni) in data 17/03/06, è stato ricoverato nel reparto neurologia, per un malessere (lieve stato confusionale), in seguito ad un incidente stradale. Di seguito le riporto il referto di dimissioni all'ospedale. All'ingresso presentava limitazioni a carico del campo visivo du sn, ma non significativi deficit motori. Gli esami del sangue sono risultati nella norma. Gli esami strumentali: ECG: nella norma. TAC-CRANIO: reperti suggestivi per ischemia recente sul territorio della cerebrale posteriore dx. Multipli esiti lacunari e diffusi segni di sofferenza mielinica cronica in sede sovratentoriale. RMN-ENCEFALO: lesione di natura ischemica recente parieto-occipitale dx; esiti ischemici lacunari multipli; ECD-TSA: piccola placca con caratteristiche di stabilità sia a carico del bulbo sn che del dx, qui appena rilevante. Normoflussimetria vertebrale (nei tratti intertrasversari). Nel corso della degenza il pz. ha presentato un progressivo restringimento del eficit campimetrico. Ricovero durato 13 gg. Terapia domiciliare: NIMOTOP gtt.: 10 gocce * 3 v. al dì CARDIOASPIRINA cpr: 1 cpr a pranzo NOTROPIL fl.: 1 al dì. Ma a distanza di una settimana, notavamo che mio padre, non stesse affatto bene. Voleva sempre stare a letto (cosa stranissima, per lui, che odiava stare coricato), poi soffriva sempre il freddo. Abbiamo deciso di portarlo ad una visita specialistica da un neurologo. Quest'ultimo, dopo avergli fatto una visita accurata per i riflessi, la memoria e il campo visivo, ha deciso di sospendere la cardioaspirina sostituendola con Ticlopidina Dorom (1 la mattina e 1 la sera) ed il Notropil, gli ha confermato le gocce Nimotop e gli dato un mese di Esto flaconi e 10 iniezioni di Liposom forte. Gli ha prescritto un ANGIO R:M: CEREBRALE ed un ANGIO R:M: DEI VASI DEL COLLO. Dopo un 5/6 di giorni abbiamo constatato un netto miglioramento delle sue condizioni. L'esito di quest'ultimo è: - Angio RM dei grossi vasi arteriosi intracranici: Mancata visualizzazione della comunicante posteriore destra. Significativa area di stenosi estesa per circa 8 mm di lunghezza, al terzo medio del tratto P1 a destra. Tre piccole aree di substenosi concentrica si rilevano in successione al tratto P1 di sinistra. Ridotto il calibro di tutto il tratto P1 di sinistra. Aree di substenosi concentrica si rilevano bilateralmente al passaggio del tratto M1 al tratto M2. Non MAV. Non aneurismi. - ANGIO RM DEI GROSSI VASI ARTERIOSI DEL COLLO. Decorso tortuoso presentano entrambe le arterie vertebrali, con calibro simmetrico, nei limiti. Regolari calibro e decorso presentano le arterie carotidi comuni bilateralmente. Riconoscibile placca ateromasica al bulbo di dx Regolari calibro e decorso presentano le arterie carotidi interne bolateralmente. Il neurologo ha detto che, (alla mia domanda se si poteva applicare uno stent o qualcosa del genere) secondo lui, non può essere trattato chirurgicamente, ma solo con terapia medicinale. La cosa stranissima è che mio padre non soffre di colesterolo, pressione alta, diabete, non ha mai fumato in vita sua e a tavola è controllatissimo, favorendo verdura e frutta, non ama molto la carne nè i grassi, cosa ha potuto determinare l'ictus in mancanza di tutti quei fattori che lo determinano? Abbiamo effettuato dei controlli su: Acido folico: 8.2 su 3.0-17.0 D-Dimero: 150 su 0-278 Omocisteina: 19.2 su 0.0-12.0. Però il neurologo ci ha detto che l'omocisteina alta dovrebbe andare di pari passo con l'acido folico, non avrebbe senso trovare una alta e l'altro nei limiti, perchè per fare abbassare l'omocisteina serve la somministrazione dell'acido folico ed in questo contesto il valore è giusto. Lei cosa ne pensa? Come si può abbassare il livello di omocisteina in questi casi? A distanza di 6 mesi, il neurologo, lo ha visitato trovandolo nettamente migliorato, gli ha riconfermato la Ticlopidina ed il Nimotop e per dicembre gli ha prescritto un doppler per controllare la placca sul bulbo di dx. Il problema rimane l'omocisteina. Si può somministrargli Il Benexol con la folina anche se l'acido folico è buono? Grazie infinite per la risposta.

Lettera non firmata

Gentile lettore, la sintesi della sua domanda mi pare possa essere questa: come mai un paziente senza significativi fattori di rischio subisce un ictus? Che valore dare al riscontro di omocisteina elevata? Le malattie cardiovascolari- come le è certamente noto - hanno una genesi multifattoriale. L'assenza in un soggetto di fattori di rischio noti non dà alcuna certezza ma solo una maggiore o minore probabilità che si verifichi un certo evento. Oggi si riconoscono una serie di fattori, alcuni modificabili con il cambiamento delle abitudini di vita o con la somministrazione di farmaci. Fra questi la presenza di malattie metaboliche come il diabete, l'iperuricemia, l'ipercolesterolemia, l'ipertrigliceridemia, il fumo di sigaretta, la vita stressante o sedentaria, l'obesità e l'ipertensione arteriosa. Altri fattori come il genere, l'età, la familiarità sono invece immodificabili. Si riconoscono diverse decine di nuovi fattori di rischio e fra questi anche l'omocisteina. Questi fattori non hanno un peso identico e spesso alterazioni in più fattori, anche se modeste, possono aumentare notevolmente il profilo di rischio del paziente. A me pare che lo stress psicosociale, la familiarità e la vita sedentaria siano fattori di rischio di grande rilevanza e spesso sottostimati. Dunque, suggerirei un approccio globale che punti alla riduzione del profilo di rischio senza dovere necessariamente inseguire la correzione del singolo valore di laboratorio. L'aumento dell'omocisteina sembrerebbe comportare un rischio tre volte maggiore di ictus ma non è escluso che nel caso specifico vi siano state altre cause o altre condizioni favorenti. In ogni caso non è sbagliato suggerire verdure e frutta o bevande come la birra o l'assunzione di supplementi vitaminici ricchi in vit. del complesso B, che interferiscono positivamente sui livelli di omocisteina. Infine, sarebbe opportuno uno studio emocoagulativo ed un ecocardiogramma per escludere una trombofilia e una genesi emboligena, anche se l'ecg, come lei riferisce, è normale. Cordiali saluti

Dott. Domenico Di Vincenzo


Ictus con paralisi dal lato destro

(11/09/2006 - 17.28)

Mia madre, a gennaio di quest'anno ha subito un ictus con conseguente paralisi dal lato destro. La sua età è di 96 anni, e, prima dell' ictus, pur essendo deambulante in maniera autonoma, soffriva di quello che possiamo definire demenza senile. Dopo l'ictus, le condizioni generali si sono assestate, mangiava e digeriva con regolarità, non aveva avuto prescrizione di farmaci se non la cardioaspirina. I problemi sono cominciati alla fine di giugno con un primo episodio di disidratazione a causa del caldo fuori dalla media. Uno dei sintomi presentati è stato il rifiuto di masticare e come se avesse dimenticato come si fa ad inghiottire. Fortunatamente, dopo poche flebo ha ripreso a mangiare regolarmente seppure imboccata come sempre da quando ha avuto l'ictus. Altro episodio di disidratazione all'inizio di agosto, stavolta, eravamo in vacanza, il medico della guardia medica, non ha prescritto flebo ma ho cercato di somministrarle liquidi durante la giornata. Il risultato è stato di una drammatica fioritura di piaghe da decubito ed un nuovo stop alla masticazione e all' inghiottire, da allora alimentarla, è diventato qualcosa di penoso ed estenuante. Esiste qualche possibilità di farle tornare il senso di una regolare masticazione? Cosa si può fare per rallentare il costante dimagrimento che la affligge da qualche tempo? Di recente spesso ha anche la pressione bassa. Grazie.

Renato D.

Carissimo Sig. Renato, la questione che ha rilevato è effettivamente fondamentale per l'essere umano in particolare della terza e quarta età, e la disidratazione è responsabile di molte complicanze tra le quali le ulcere da decubito. Per queste ultime, però, concorre anche, solitamente, una riduzione della mobilizzazione che permette al peso di gravare su aree in corrispondenza di piani ossei determinando l'inizio di un circolo vizioso che viene interrotto operando su tutti i fattori concorrenti. Per quanto riguarda la deglutizione molte malattie cerebrali a varia origine possono determinare il problema segnalato. Il mio consiglio è di rivolgersi al centro di Nutrizione Umana della AUSL in modo da istituire e controllare una nutrizione di supporto enterale (cioè per via intestinale) e parenterale (per via flebo) quando necessario, ma è necessario evitare la denutrizione condizione gravissima e premessa per situazioni irreversibili. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti se richiesto. Cordiali saluti

Dott. ssa Stefania Romano


Effetti collaterali del sinemet?

(04/09/2006 - 16.07)

Vorrei sapere se è possibile che il sinemet che mia madre di 82 anni prende per curare il morbo di Parkinson da un paio di anni dia come effetto collaterale un senso di vuoto alla testa (sta bene solo con la testa appoggiata) e difficoltà a camminare (pesantezza alla gambe e difficoltà a controllarle). Grazie

Daria

Gent.ma Sig.ra Daria, il morbo di parkinson e le sindromi cliniche che possono simularlo sono caratterizzati dal rallentamento e dalla limitazione dei movimenti articolari, dal tremore a riposo, dalla rigidità muscolare e dalla difficoltà a mantenere la corretta postura, con tendenza alle cadute. Tale condizione, determinata da una progressivo impoverimento di dopamina a livello di alcuni centri nervosi cerebrali, è variabile nel tempo e nella diversa espressione dei disturbi, anche in relazione ai farmaci assunti. La terapia antiparkinsoniana, infatti, tende a ripristinare i livelli di dopamina ma l'effetto terapeutico non è costante e, dopo un certo periodo di regressione, la sintomatologia può ripresentarsi. Gli stessi farmaci, poi, possono essere responsabili di effetti indesiderati anche di una certa importanza, sia a carico della sfera psichica che della funzione motoria o a carico di altri organi o apparati. Nel caso di sua mamma, probabilmente, occorre verificare se i farmaci prescritti, la posologia e la modalità di somministrazione siano tali da avere il massimo dei vantaggi con pochi o nulli effetti indesiderati. Un bilancio attento potrà aiutare a comprendere se il senso di vuoto alla testa o le difficoltà di movimento siano da addebitare a deficit o ad eccesso di terapia. Spesso piccoli aggiustamenti terapeutici sortiscono grandi benefici e, almeno per un certo periodo di tempo, il paziente si sentirà rinascere con grande soddisfazione, personale, dei familiari e dei medici. Cordiali saluti.

Dott. Domenico Di Vincenzo


Mia madre ottantenne ha problemi di memoria…

(29/08/2006 - 17.48)

Mi permetto di approfittare della vostra gentilezza, per chiedere un parere. Mia madre ottantenne ha problemi di memoria, non ricorda i nomi dei nipoti, non ricorda il nome delle cose, dei frutti, delle persone note, ecc... Ho sempre pensato a un inizio di demenza, consigliandole una visita geriatrica. Mio padre ha preferito portarla da un neurologo che dopo una visita sommaria le ha prescritto una "risonanza magnetica con liquidi di contrasto" per fare una corretta diagnosi e poterla curare nella giusta maniera. Le mie perplessità sono: non le sembra esagerata la prescrizione di questo esame? Non sarebbe meglio provare una cura per la demenza tenendo sotto controllo eventuali miglioramenti? Ed infine, vale la pena rischiare un'allergia al liquido di contrasto con questi sintomi? Purtroppo l'esame, al contrario di quello che si lamenta normalmente, verrà fatto tra pochi giorni e si dovrà firmare il foglio per la presa di responsabilità, attendo una vostra gradita risposta se possibile, grazie

Gardenghi

Gent.mo Sig. Gardenghi, non so se sua mamma ha già praticato la risonanza magnetica. In genere la demenza viene ipotizzata sulla base del quadro clinico, ma è indubbio che una adeguata diagnosi del tipo di demenza (per esempio demenza tipo Alzheimer, oppure frontale o vascolare o altro tipo) viene effettuata attraverso indagini di laboratorio ed esami strumentali. Tra questi ultimi vi sono la TC encefalo o la RMN encefalo, la SPECT cerebrale e via dicendo. Secondo me è corretto dunque eseguire una RMN o una TC, in prima istanza non è detto che si debba per forza di cose andare ad utilizzare il mezzo di contrasto. L'utilizzo di quest'ultimo consente però una migliore caratterizzazione diagnostica e se non c'è un'anamnesi positiva per allergie a medicamenti, il rischio è veramente minimo. Solo dopo un'adeguata diagnosi del tipo di demenza si può impostare una corretta terapia. Cordiali saluti,

Dott. Pietro Gareri


Mia suocera ha avuto un ictus!

(18/08/2006 - 19.43)

Le scrivo per avere indirizzamenti e consigli relativamente alla situazione clinica di mia suocera (ottantacinque anni). Solo pochi mesi fa infatti ha avuto un ictus per il quale fortunatamente è stato possibile un immediato ricovero e una adeguata terapia presso la struttura ospedaliera. Gli esami e le analisi sostenute in questo periodo hanno evidenziato il danno cerebrale (effettivamente molto limitato) e hanno permesso di far risalire come probabile causa dell'ictus ad un'aritmia cardiaca riscontrata. Sinceramente mi ero illuso che il fatto in realtà fosse stato leggero in quanto le capacità motorie e psicofisiche sembravano ben poco alterate dall'ictus. Presentava infatti la capacità di parola, la lucidità, la discreta gestione del braccio destro che le permetteva di autoalimentarsi e una faticosa ma autonoma capacità deambulatoria. Dopo un mese di ricovero, riportata a casa questa mia impressione positiva rimaneva tale solo per una quindicina di giorni. Dopo questo periodo io e mia moglie abbiamo notato un peggioramento che si è fatto sempre più marcato. Oltre a un progressivo venire meno delle capacità motorie del lato destro, mia suocera mostrava una sempre più marcata confusione mentale. Dopo poco quindi abbiamo nuovamente richiesto l'intervento della struttura che già l'aveva ricoverata. Ulteriori esami hanno permesso di escludere un nuovo o aumentato danno cerebrale. Nella sostanza veniva invece riscontrato il decadimento delle attività cerebrali. Abbiamo quindi proseguito la normale somministrazione di Cummadin in base alle indicazioni dell'apposita struttura che effettua periodicamente i prelievi di sangue accompagnato da un tranquillante indicatoci dai dottori per lenire lo stato di agitazione che sempre più evidente si manifestava. Successivamente, nell'ottica di poter dare un aiuto a mia suocera per l'attività motoria sempre in costante degrado, la stessa è stata ricoverata presso una struttura pubblica di supporto dove poteva fare attività di fisioterapia. Senza volere questionare o criticare l'operato della struttura che credo abbia seguito la paziente secondo gli standard previsti, abbiamo però realizzato che in realtà mia suocera era 'parcheggiata' , cioè non aveva un reale costrutto dal ricovero e l'attività di fisioterapia era praticamente nulla. Abbiamo deciso quindi di riportarla a casa, come d'altronde più volte richiesto da mia suocera. I colloqui con la dottoressa responsabile hanno confermato la presenza di demenza senile. Non si è voluto parlare specificatamente di Alzheimer in quanto non esistevano in precedenza nel paziente sintomatologie o stati fisici tali da rendere inequivocabile la diagnosi. Questo il quadro generale. Ora i motivi per i quali Le scrivo: 1) Nonostante come già detto non ci si possa lamentare delle cure impartite a mia suocera, sembra impossibile ricevere un 'prontuario' o indicazioni utili su come gestire un famigliare che da una parte ha perso quasi del tutto l' autonomia ( porta il pannolone, deve essere cambiata, vestita, lavata, accompagnata continuamente anche per evitare che alzandosi cada poi subito dopo ) e che dall'altra parte perde ogni giorno di più la ragione. Ad esempio mia suocera ogni cinque minuti chiede di essere spostata da una poltrona a una sedia, da dentro casa al giardino. Verrebbe spontaneo dire che la paziente debba essere assecondata in certo qual modo per evitare un ulteriore disagio, nervosismo o frustrazione della stessa, ma forse potrebbe essere invece meglio creare delle abitudini quotidiane che prevedano sì degli spostamenti e delle attività ma con tempi precisi e non a 'capriccio' anche se sappiamo che tale non è. 2) Devo dire che nei primi due mesi di malattia mia suocera aveva l'abitudine di chiamare anche sei o sette volte durante la notte senza riscontro di un valido motivo, abitudine poi fortunatamente cessata di colpo. Perchè? 3) In realtà come non le sarà difficile immaginare, la mia forte preoccupazione è anche per mia moglie soggetta ad un fortissimo stress psico-fisico. Tenga presente che infelicemente nello stesso periodo dei fatti raccontati, anche mio suocero (novantaduenne) ha subito un tracollo fisico e dopo cinque sofferti mesi è deceduto. Ora mia moglie (che tra l'altro lavora part-time in una azienda) è coadiuvata necessariamente da una cosiddetta 'badante' ma anche così la situazione è faticosissima. In definitiva non ci riteniamo 'tecnicamente' preparati a gestire questa situazione e non vogliamo rischiare di peggiorare la situazione di mia suocera. Contemporaneamente vorremmo evitare di andare noi dallo psichiatra!! Le chiedo quindi: 1) ci sono delle letture utili a rendere il compito più agevole e sopratutto meno 'artigianale'? 2) un geriatra può, al di là della farmacologia del caso, supportarci in questa attività? 3) abbiamo scelto con molta convinzione, come credo molti in questi casi, di tenere nostra suocera a casa perchè sembra decisamente più a suo agio tra mura e volti conosciuti (anche se ultimamente ha delle defaillances nel riconoscere le persone). Le sembra la scelta giusta? La ringrazio anticipatamente per ogni consiglio ci vorrà dare

S. Viola e consorte

Carissimo Sig. Viola, poche persone hanno nel dettaglio espresso con tale completezza di analisi uno dei problemi più diffusi. Mi riservo al più presto di trasmettere una documentazione valida e di grande aiuto, ma consideri che 1) tra il dire e il fare… 2) Le consiglierei di escludere letture che abbiano impronta medica e sanitaria e di valutare letture impostate sul preziosissimo aspetto umano. Mi permetto di citarle i lavori di Padre Arnaldo Pangrazzzi. Quest'ultimo pur essendosi occupato principalmente di malato terminale con tumore approfondisce un'analisi così profonda del valore umano dell'assistenza che ritengo possa essere, anche nei contenuti pratici, di estremo aiuto. Per quanto riguarda ciò che Le trasmetterò, appena terminerò i lavori in corso, sarà uno schema essenziale estratto dalla letteratura e da un'esperienza personale nel settore ormai piuttosto lunga. Nell'attesa Le consiglio di rivolgersi sia al medico curante di Sua suocera che ai servizi sociali della Ausl. Esiste il cosiddetto servizio ADI (assistenza domiciliare integrata) che serve proprio a sostenere ed affiancare i familiari che diventano i veri (caregivers, cioè coloro che si prendono cura del paziente). Non Le nascondo che per un'ASSISTENZA veramente valida e completa si deve usufruire di supporti tecnici e conoscitivi sui quali si deve essere sviluppata l'esperienza, ma un tipo di esperto così si potrà affiancare a voi nel primo periodo. Non si stupisca dell'evoluzione clinica della Sua cara in quanto spesso l'ictus rappresenta una goccia che fa traboccare il vaso di una situazione già precedentemente precaria. Per dare un parere clinico dettagliato mancano molte notizie, ma personalmente penso che ci si debba avvalere delle professionalità che si hanno vicino, considerando che uno sguardo al paziente vale più di centomila pagine scritte. La saluto con una piccola considerazione, ciò che sarà più utile a Sua suocera sarà sentire il calore e la partecipazione con la quale affrontate il suo problema. A presto

Dott. ssa Stefania Romano


      

Leggi le altre risposte ->

            

        


        

| Home | Chat | Forum | Disclaimer |

   

| Informazioni | Disfunzioni | Pubblicità | Redazione

  

   

© terzaet@.com 2000. Tutti i diritti sono riservati