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I.P.A.B.

Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza

(a cura del dott. Giovanni Soliani)

        

         

          

      

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Dottrina (A.P.S.P.)

     

LE IPAB DIVENTANO AZIENDE PUBBLICHE DI SERVIZI ALLA PERSONA 

di Danilo Corrà
 

 

Nella seduta di mercoledì 11 aprile il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato il decreto legislativo di riordino della disciplina delle IPAB, al termine dell’iter normativo avviato con l’art. 10 della legge n. 328 dell’8 novembre 2000.
 
Dopo 110 anni l’originaria disciplina andava ormai stretta alle 4.200 IPAB presenti sul territorio nazionale, che progressivamente hanno acquisito dimensioni e rilievo particolarmente significativi nel nuovo assetto dei servizi sociali nel nostro Paese. L’impostazione caritativa della beneficenza pubblica è così stata definitivamente abbandonata dal legislatore, che con la nuova disciplina ha voluto conferire alle IPAB un assetto aziendale pubblico orientato all’efficienza ed alla valorizzazione delle ingenti risorse patrimoniali delle istituzioni.
 
La riforma non è stata indolore: molto dure sono state infatti le prese di posizione delle associazioni di categoria, in particolar modo dell’ANSDIPP (Associazione nazionale dirigenti delle istituzioni pubbliche e private di assistenza), che hanno aspramente criticato lo spoil sistem introdotto con la nuova disciplina relativamente ai criteri di nomina e revoca dei direttori che, a loro giudizio, farebbe pendere il piatto della bilancia a favore di lottizzazioni o comunque di valutazioni politiche, e non tecnico-gestionali, dell’operato della dirigenza.
 
Ciò doverosamente premesso, si elencano di seguito quelli che sono i fondamentali criteri e principi della riforma approvata:
Inserimento delle IPAB nella rete territoriale dei servizi 
Garanzia di una gestione efficace ed efficiente 
Adozione di forme gestionali privatistiche (personale, contratti) 
Abbandono dei controlli formali e adozione di strumenti di verifica dei risultati di gestione 
Promozione di forme di accorpamento e fusione tra IPAB in funzione di una razionale riorganizzazione 
Scioglimento delle IPAB inutili o inattive 
Possibilità di separazione della gestione dei patrimoni da quella dei servizi 
Promozione della depubblicizzazione 
Esclusione di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica 
 
Come si vede, il legislatore ha drasticamente voltato pagina rispetto al passato, consapevole che enti così radicati nel territorio e significativamente dotati di risorse patrimoniali devono cominciare, ed in alcuni casi continuare, a lavorare in modo coordinato ed armonico con la rete dei servizi voluta dalla legge di riforma dei servizi.
 
Il percorso di trasformazione delle IPAB voluto dal legislatore può come di seguito sintetizzarsi:

 
IPAB che mantengono la personalità di diritto pubblico 

si trasformano entro due anni in Aziende pubbliche di servizi alla persona 
hanno autonomia statutaria, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica ed operano con criteri imprenditoriali 
se hanno patrimonio ma non erogano servizi, devono destinare i propri beni alla realizzazione dei servizi previsti nell’ambito della programmazione locale 

IPAB che non svolgono più attività e non hanno più patrimonio 
le regioni provvedono all’estinzione 

 
IPAB che possiedono i requisiti della depubblicizzazione 
si trasformano entro due anni in persone giuridiche di diritto privato 
in caso di inerzia, provvede autoritativamente la regione 
il patrimonio delle IPAB depubblicizzate è sottoposto a controlli più stringenti rispetto a quelli ordinariamente previsti per le altre persone giuridiche private 
 
IPAB la cui attività, svolta singolarmente, non corrisponda a criteri di economicità 
le regioni incentivano anche economicamente le fusioni tra IPAB 
le regioni prevedono procedure semplificate per le fusioni 
 
Il quadro è così stato tracciato: è ora compito delle regioni provvedere al perfezionamento della riforma avviata e ricomporre in sede locale le diverse istanze provenienti dalle parti sociali interessate.
 
 

 

 

 

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