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(a cura del dott. Giovanni Soliani)

        

         

          

      

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Dottrina (A.P.S.P.)

     

La riforma delle IPAB e la casa di riposo di via Gleno

 

 

L'applicazione della legge di riforma delle IPAB, approvata dal Consiglio regionale nel febbraio scorso, comincia ad essere oggetto di dibattito, analisi ed approfondimento da parte di diversi attori politici e sociali del territorio.

D'altronde le scadenze (30 settembre), dettate per optare tra un regime giuridico pubblicistico o privatistico, lo impongono.

Ad oggi le prime analisi compiute, anche in carenza di un pezzo importante, operativo della legge, vale a dire il suo regolamento di applicazione, suggeriscono alcune prime riflessioni.

Innanzitutto, non esiste un modello precostituito, pubblico o privato che sia, che si possa considerare adeguato "a priori" ad ogni situazione, che possa andare bene sempre e comunque.

Ciò significa che nella discussione su quale, tra quelle date, possa essere la soluzione migliore, l'approccio non dovrà essere di tipo ideologico ma dovrà valutare il contesto storico, territoriale, dimensionale e le disponibilità politiche e sociali per ciascuna singola situazione.

Si possono immaginare alcuni vantaggi se si dovesse optare per il modello privato, in particolare per le strutture di media e piccola dimensione.

Non subire indicazioni predefinite dalla regione rispetto ai compensi dei componenti del Consiglio d'Amministrazione, ad esempio.

Non essere condizionati nella eventuale scelta di una figura dirigenziale che presieda alla conduzione ed alla organizzazione dell'azienda.

Oppure ancora poter assumere personale senza dover ricorrere a procedure concorsuali.

Sotto il profilo economico pare invece sia in atto una sorta di omogeneizzazione, tesa a valorizzare le agevolazioni di natura fiscale tra aziende pubbliche e soggetti privati che non abbiano fini di lucro.

Dal punto di vista del governo della struttura, inoltre, il modello privato non dovrebbe soggiacere alla significativa presenza di amministratori regionali voluta dall' attuale compagine governativa.

Questo implicherebbe maggiore autonomia e, forse, maggior potere di condizionamento da parte del territorio, soprattutto, nei confronti delle aziende di medie e piccole dimensioni.

D'altro canto la scelta del modello pubblico andrebbe certamente nella direzione di un maggiore controllo da parte dei comuni.

Infatti, la legge prevede la nomina di due componenti su cinque o tre su sette (a seconda della dimensione dell'azienda) da parte della regione, mentre i rimanenti consiglieri devono essere nominati dal comune di riferimento e dai soci fondatori.

Questo modello prevede anche la separazione tra politica ed indirizzo e gestione, mediante l'introduzione della figura del Direttore Generale.

Difficilmente sostenibile sul piano dei costi per le strutture minori potrebbe invece dare alcune garanzie per quelle più grandi.

Da questo punto di vista non escluderemmo a priori la possibilità che Via Gleno considerasse con attenzione questa ipotesi prima di operare una scelta definitiva.

Certamente garantirebbe, più di qualsiasi altra opzione, l' impegno di due strutture importanti in termini dimensionali ed istituzionali come la regione Lombardia ed il Comune di Bergamo nella necessaria opera di ri-progettazione e di risanamento della maggiore Residenza sanitaria assistenziale della nostra provincia, seconda per dimensioni, se non ricordiamo male, in ambito regionale.

Significherebbe, più di ogni altra scelta, assumere in prima persona l'obiettivo di ridisegnare il ruolo di Via Gleno nell'ambito della rete dei servizi socio assistenziali del territorio di competenza ma anche governare un punto di riferimento utile per l'intera rete, o per una parte importante di essa, delle R.S.A. bergamasche.

In questo senso è già intervenuta l'ultima modifica dello Statuto dell'azienda, contestato da alcune forze politiche e sociali non tanto nel merito quanto su aspetti di ordine metodologico, che ha anticipato il ricorso alla figura del Direttore generale, espressamente prevista nel modello di Azienda di servizi Pubblici alla persona.

Insomma, lo ribadiamo, per una struttura delle dimensioni e della complessità del Gleno il modello organizzativo dell'Asp andrebbe quantomeno considerato e rappresenterebbe un forte impegno da parte di comune e regione.

E' utile, infine, ricordare per i sostenitori della privatizzazione che già oggi il sistema delle R.S.A., comprese quelle pubbliche, è orientato in tale direzione, almeno sul versante del finanziamento.

Infatti, le voci di entrata dei bilanci delle Residenze sanitarie assistenziali sono, lasciti e donazioni a parte - sempre e comunque possibili - , i contributi regionali a copertura di una parte dei costi sanitari da un lato e le rette di ospiti e parenti dall'altro.

  

  

 

Bergamo, 7 aprile 2003

Gianni Peracchi


 
 

 

 

 

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