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Dottrina
(A.P.S.P.)
La
riforma delle IPAB e la casa di riposo di via
Gleno
L'applicazione
della legge di riforma delle IPAB, approvata
dal Consiglio regionale nel febbraio scorso,
comincia ad essere oggetto di dibattito,
analisi ed approfondimento da parte di diversi
attori politici e sociali del territorio.
D'altronde
le scadenze (30 settembre), dettate per optare
tra un regime giuridico pubblicistico o
privatistico, lo impongono.
Ad
oggi le prime analisi compiute, anche in
carenza di un pezzo importante, operativo
della legge, vale a dire il suo regolamento di
applicazione, suggeriscono alcune prime
riflessioni.
Innanzitutto,
non esiste un modello precostituito, pubblico
o privato che sia, che si possa considerare
adeguato "a priori" ad ogni
situazione, che possa andare bene sempre e
comunque.
Ciò
significa che nella discussione su quale, tra
quelle date, possa essere la soluzione
migliore, l'approccio non dovrà essere di
tipo ideologico ma dovrà valutare il contesto
storico, territoriale, dimensionale e le
disponibilità politiche e sociali per
ciascuna singola situazione.
Si
possono immaginare alcuni vantaggi se si
dovesse optare per il modello privato, in
particolare per le strutture di media e
piccola dimensione.
Non
subire indicazioni predefinite dalla regione
rispetto ai compensi dei componenti del
Consiglio d'Amministrazione, ad esempio.
Non
essere condizionati nella eventuale scelta di
una figura dirigenziale che presieda alla
conduzione ed alla organizzazione
dell'azienda.
Oppure
ancora poter assumere personale senza dover
ricorrere a procedure concorsuali.
Sotto
il profilo economico pare invece sia in atto
una sorta di omogeneizzazione, tesa a
valorizzare le agevolazioni di natura fiscale
tra aziende pubbliche e soggetti privati che
non abbiano fini di lucro.
Dal
punto di vista del governo della struttura,
inoltre, il modello privato non dovrebbe
soggiacere alla significativa presenza di
amministratori regionali voluta dall' attuale
compagine governativa.
Questo
implicherebbe maggiore autonomia e, forse,
maggior potere di condizionamento da parte del
territorio, soprattutto, nei confronti delle
aziende di medie e piccole dimensioni.
D'altro
canto la scelta del modello pubblico andrebbe
certamente nella direzione di un maggiore
controllo da parte dei comuni.
Infatti,
la legge prevede la nomina di due componenti
su cinque o tre su sette (a seconda della
dimensione dell'azienda) da parte della
regione, mentre i rimanenti consiglieri devono
essere nominati dal comune di riferimento e
dai soci fondatori.
Questo
modello prevede anche la separazione tra
politica ed indirizzo e gestione, mediante
l'introduzione della figura del Direttore
Generale.
Difficilmente
sostenibile sul piano dei costi per le
strutture minori potrebbe invece dare alcune
garanzie per quelle più grandi.
Da
questo punto di vista non escluderemmo a
priori la possibilità che Via Gleno
considerasse con attenzione questa ipotesi
prima di operare una scelta definitiva.
Certamente
garantirebbe, più di qualsiasi altra opzione,
l' impegno di due strutture importanti in
termini dimensionali ed istituzionali come la
regione Lombardia ed il Comune di Bergamo
nella necessaria opera di ri-progettazione e
di risanamento della maggiore Residenza
sanitaria assistenziale della nostra
provincia, seconda per dimensioni, se non
ricordiamo male, in ambito regionale.
Significherebbe,
più di ogni altra scelta, assumere in prima
persona l'obiettivo di ridisegnare il ruolo di
Via Gleno nell'ambito della rete dei servizi
socio assistenziali del territorio di
competenza ma anche governare un punto di
riferimento utile per l'intera rete, o per una
parte importante di essa, delle R.S.A.
bergamasche.
In
questo senso è già intervenuta l'ultima
modifica dello Statuto dell'azienda,
contestato da alcune forze politiche e sociali
non tanto nel merito quanto su aspetti di
ordine metodologico, che ha anticipato il
ricorso alla figura del Direttore generale,
espressamente prevista nel modello di Azienda
di servizi Pubblici alla persona.
Insomma,
lo ribadiamo, per una struttura delle
dimensioni e della complessità del Gleno il
modello organizzativo dell'Asp andrebbe
quantomeno considerato e rappresenterebbe un
forte impegno da parte di comune e regione.
E'
utile, infine, ricordare per i sostenitori
della privatizzazione che già oggi il sistema
delle R.S.A., comprese quelle pubbliche, è
orientato in tale direzione, almeno sul
versante del finanziamento.
Infatti,
le voci di entrata dei bilanci delle Residenze
sanitarie assistenziali sono, lasciti e
donazioni a parte - sempre e comunque
possibili - , i contributi regionali a
copertura di una parte dei costi sanitari da
un lato e le rette di ospiti e parenti
dall'altro.
Bergamo,
7 aprile 2003
Gianni
Peracchi
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