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Dottrina
(A.P.S.P.)
Direttive
sulle IPAB: audizione della Commissione
Sanità e Politiche Sociali

La
commissione sanità e politiche sociali,
presieduta da Graziano Del Rio, ha svolto oggi
un’udienza conoscitiva sulle due direttive,
proposte dalla Giunta, relative alla
trasformazione delle Ipab in aziende pubbliche
alla persona e alla regolamentazione della
loro gestione (in base alla l.r. 2/03 sul
sistema integrato di servizi sociali).
Nell’aprire i lavori, Del Rio ha rimarcato
l’attenzione della Commissione ai contributi
di tutti i soggetti in vario modo coinvolti
nella discussione sul futuro delle Ipab.
Ha quindi preso la parola l’assessore
Gianluca Borghi, che ha ricordato che “le
257 Ipab presenti sul territorio regionale
sono soggetti di straordinaria rilevanza”:
si tratta perciò di dare ancora maggiore
efficienza e qualità a queste realtà
all’interno della nuova rete di servizi
sociali.
La
trasformazione in aziende pubbliche di servizi
alla persona, ha aggiunto, si situa in un
quadro più ampio, che vede la ridefinizione
dei piani di zona e l’approvazione del piano
sociale regionale. Borghi ha poi sottolineato
l’importanza del sistema integrato che vede
la collaborazione tra soggetti pubblici e del
privato sociale e un riferimento forte
rispetto al livello distrettuale e alla
conferenza sociale e sanitaria.
Dopo un intervento di Mauro Ponzi (Conferenza
del terzo settore) che ha richiamato
l’obbligo del parere della Conferenza sugli
atti in discussione, ha preso la parola Nicola
Marino (assessore del comune di Carpi), che ha
espresso alcune preoccupazioni sulla difficoltà
di raggiungere adeguati livelli di efficienza
con alcune delle norme previste nelle
direttive: l’assemblea dei soci rischia di
allungare e rendere intricate le decisioni, ha
detto, e il ripianamento dell’eventuale
disavanzo può diventare una sorta di
“paracadute” a scapito di una gestione
responsabile. Marino ha poi ricordato
l’importanza del principio di sussidiarietà:
stabilire dei volumi d’affari minimi per le
nuove aziende potrebbe mettere in difficoltà
il positivo equilibrio con le realtà del
privato sociale.
Secondo Alfredo Boschini (Ipab Forlimpopoli)
le Ipab devono rimanere soggetti pubblici e il
parere dei comuni è determinante perchè ad
essi spetta la gestione del sociale nella zona
di loro competenza. E’ necessario, ha
aggiunto, prevedere diverse forme pubbliche di
gestione (oltre all’azienda di servizi),
come le istituzioni comunali, evitando quindi
criteri troppo rigidi.
Raffaele Sacchetti, del comune di Bologna, ha
letto una lettera inviata dall’assessore
Pannuti alla Regione e agli enti pubblici
interessati. Nel documento si esprime forte
preoccupazione per il ruolo affidato agli
organismi sanitari nel processo di
trasformazione delle Ipab, giudicato non
rispettoso delle specifiche competenze
comunali in materia sociale. La conferenza
sociale sanitaria dovrebbe entrare in gioco,
secondo il documento, solo se l’aspetto
sanitario è prevalente; altrimenti, è
sufficiente prevedere il piano di zona, la
conferenza dei sindaci della zona interessata
alle trasformazioni delle Ipab (con ratifica
dei consigli comunali) e un ruolo di
supervisione della Regione. Le Ipab, ha detto
Sacchetti leggendo la lettera di Pannuti, sono
infatti essenzialmente enti strumentali dei
Comuni.
Il vicesindaco di Tredozio (Fc) Luigi Marchi
(sulla stessa lunghezza d’onda Giancarlo
Liverani, dell’Ipab di quel comune) ha
evidenziato le difficoltà che questa
trasformazione potrebbe comportare per Ipab,
come quella del comune forlivese (finalizzata
all’assistenza degli anziani), funzionante,
efficiente e molto gradita dalla popolazione.
Marchi ha poi invitato la Regione a supportare
gli enti locali nella scelta delle nuove forme
di gestione (azienda pubblica o
privatizzazione) poichè, ha detto, non
risulta ancora chiaro quale potrebbero essere
le conseguenze di questa decisione nel corso
del tempo.
Apprezzamento per il lavoro di concertazione
è stato espresso da Paolo Pirazzini (Caler),
che ha ricordato alcune esigenze fondamentali
da garantire: l’iniziativa delle
trasformazioni affidata ai comuni; il
dimensionamento e il modello organizzativo
definiti da essi; le aziende che si
costituiscono (tenendo conto
dell’ispirazione fondative) diventano enti
strumentali dei comuni stessi. Pirazzini ha
rilevato quindi alcune “incongruenze”
nelle direttive della Giunta, definendo
“impropria” l’approvazione del programma
di trasformazione da parte del comitato di
distretto, la nomina da parte della Regione
del Cda (da affidare alla sola assemblea dei
soci), la proliferazione dei pareri delle
conferenze territoriali.
Ermete Fiaccadori (Arer Ipab) ha ricordato che
il percorso di trasformazione delle Ipab deve
essere portato avanti con coerenza, evitando
però il rischio che le piccole strutture
diventino marginali e che ci sia una
“sanitarizzazione” delle ex-Ipab.
Fiaccadori ha quindi enunciato alcune
richieste: concertazione con l’associazione
regionale delle Ipab; finanziamento di un
piano di aggiornamento professionale degli
operatori per accompagnare la trasformazione
delle Ipab; considerare il volume d’affari
minimo (8 milioni di euro) come punto di
arrivo del processo e non di partenza; dare più
tempo per la realizzazione del piano di
trasformazione; evitare l’istituzione
dell’assemblea dei soci quando un’Ipab fa
riferimento a un solo comune; prevedere il
piano di rientro, in caso di disavanzo di
gestione, deciso dall’assemblea
distrettuale, utilizzando o risorse proprie
dell’azienda o conferite dai soci.
Il sindacato, ha detto Paolo Lanna a nome di
cgil, cisl e uil, segue con grande attenzione
la discussione sulla trasformazione delle Ipab.
E’ indispensabile, ha proseguito, che siano
chiari i principi e gli obiettivi da
perseguire nel quadro di un welfare solido,
sempre più fondato sulla domiciliarità e la
personalizzazione. Le Ipab devono diventare
aziende distrettuali e pluriservizi, con una
collaborazione, regolata all’interno del
sistema, tra enti e tra pubblico e privato.
Lanna ha quindi invitato la Commissione e il
Consiglio a concludere l’iter di
approvazione delle due direttive entro
l’estate.
L’intervento di Adele Ramponi (presidente
dell’Opera Pia di Pieve di Cento) ha portato
l’attenzione sulla situazione concreta di
un’Ipab (gestita insieme da pubblico e
privato). In merito alle trasformazioni, la
presidente ha posto in particolare la necessità
di un chiarimento sulle nuove fattispecie
giuridiche in rapporto a lasciti ed eredità e
alle volontà testamentarie dei fondatori.
Anche Maria Grazia Tosi (vicesindaco di Pieve
di Cento) ha sottolineato l’importanza di
questa Opera Pia, ritenendo che debba rimanere
in ambito pubblico e auspicando una gradualità
nel passaggio delle funzioni.
Numerose “riserve” sono venute da Paola
Menetti (a nome della cooperazione sociale
regionale - Agci, Ancst, Federsolidarietà),
poichè, ha detto, è stata privilegiata in
modo esclusivo (più di quanto previsto dal
d.l. 207) la trasformazione delle Ipab in
azienda di servizio pubblico. La Menetti ha
quindi criticato l’obbligo di costituire
aziende multiservizi (col rischio di
sovrapposizione con altre realtà) e la
contraddittorietà tra la libertà, sul piano
teorico di costituire o meno le aziende (da
parte dei comuni) e l’obbligo fattuale a
questa scelta che deriva dal complesso delle
norme. Da questo percorso, ha affermato,
l’azienda diventa soggetto prioritario e
interlocutore privilegiato del sistema, col
pericolo di un allontanamento anche rispetto a
quanto stabilito dalla legge 328.
Le aziende usl hanno sempre lavorato con le
Ipab, ha detto Annamaria Burani (ausl Reggio
Emilia) ma nelle direttive si ravvisa una
certa lacuna nei meccanismi di integrazione
tra i vari soggetti. L’ausl, ha continuato,
è utilizzatore e finanziatore delle Ipab e
occorre perciò prevedere le forme per un suo
coinvolgimento nel quadro dell’integrazione
socio-sanitaria. Le Ipab hanno una grande
storia, ha poi detto la Burani, ma il grande
cambiamento nei contenuti e nella qualità del
lavoro sociale richiede il superamento di
qualsiasi autoreferenzialità, senza porre in
concorrenza i soggetti del terzo settore con
quelli pubblici.
La sfida è strategica e non si può ridurre a
un problema di passaggi burocratici: questa
l’opinione del sindaco di Luzzara, Stefano
Donelli, che ha sottolineato la condivisione
di fondo del cammino fin qui seguito. Per
affrontare le nuove domande (e in una
situazione finanziaria difficile), ha
aggiunto, occorre rimettersi in gioco e
abbandonare reticenze e diffidenze, garantendo
un attento accompagnamento istituzionale.
Donelli ha concluso chiedendo maggiore
“fluidità e semplicità” del percorso di
trasformazione e dando un giudizio positivo
sull’affidamento all’assemblea dei soci
delle nomine dei Cda.
Hanno preso parte alla seduta anche i
vicepresidenti di commissione Silvia Bartolini
(ds) e Gianni Varani (fi) e i consiglieri
Giovanni Ballarini, Fabrizio Matteucci, Gian
Carlo Muzzarelli (ds), Mauro Bosi e Luigi
Gilli (margherita), Maria Cristina Marri (udc),
Luisa Babini (pri), Paolo Zanca (sdi).
(Regione
Emilia Romagna)
10/05/2004
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