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Dottrina
(A.P.S.P.)
Nuove Ipab e diritti dei lavoratori
A seguito della riforma delle Ipab, Legautonomie, rappresentata da Maura Ruggeri, Assessore agli Interventi Sociali e Prevenzione del disagio, Casa, Rapporti con le Ipab e l'Asl del Comune di Cremona, e le rappresentanze di Cgil, Cisl e Uil, nelle persone - rispettivamente - di P. Vanacore, F. Giorni e L. Monelli, hanno sottoscritto un protocollo di intenti per la salvaguardia della professionalità e dei diritti dei lavoratori che prestano la loro opera in questi Enti. Ne pubblichiamo il testo integrale.
Protocollo d'intenti
Lo spostamento del termine previsto dalla Regione per la trasformazione delle Ipab al 31 ottobre, consente di avere qualche spazio in più per approfondire i contenuti del confronto aperto su questa importante materia e dà la possibilità di condividere tra i soggetti direttamente coinvolti in questi percorsi: Comuni, Ipab, Organizzazioni e Rappresentanze sindacali, valutazioni ed orientamenti, anche sulla base delle indicazioni contenute nel documento delle Segreterie Regionali Cgil - Cisl - Uil del 30/7/03.
Riteniamo fondamentale innanzitutto porre la questione di quale ruolo dovranno assumere i nuovi soggetti che nasceranno dalla trasformazione delle ipab all'interno del sistema di welfare locale, considerato che il dilemma Asp o Fondazioni si sarebbe posto in termini del tutto diversi se i contenuti della L.R. fossero stati maggiormente coerenti con lo spirito della legge 328 che riserva alla Regione compiti di programmazione e di controllo, ma non d'intervento diretto negli organismi di direzione delle Asp, interferendo così con il ruolo dei Comuni.
In tale contesto si ritiene che:
• I nuovi enti, che nei nostri territori svolgeranno per lo più la funzione di erogazione di servizi destinati agli anziani, non dovranno operare in modo autoreferenziale, ma entrare il più possibile in logiche di integrazione nel sistema territoriale dei servizi.
• A tal fine è fondamentale che essi stabiliscano un patto forte con i Comuni, in quanto enti territoriali di riferimento titolari della programmazione sociale di zona in coerenza con quanto previsto dalla legge 328.
• Il Comune non può essere coinvolto solo in seconda battuta nei processi e non deve limitarsi a fornire un parere sulle decisioni assunte in ordine alla trasformazione delle Ipab, ma deve essere protagonista, promotore del confronto sulla trasformazione.
• Il dibattito non può attestarsi solo sulla scelta della forma giuridica: Asp o Fondazioni, ma deve affrontare il nodo del profilo gestionale ed organizzativo che i nuovi Enti andranno ad assumere.
• La scelta deve comunque scaturire da una valutazione attenta della situazione locale e deve essere assunta in relazione alle caratteristiche ed ai bisogni del territorio.
Preso atto dei contenuti della L. R. sulla disciplina delle Ipab che impone la scelta tra due diverse forme giuridiche (Asp o Fondazioni), si ritiene prioritario che le Ipab decidano nello stretto raccordo con i Comuni interessati, anche per garantire equilibrio nelle scelte territoriali.
Laddove le Ipab mantengano la personalità giuridica di carattere pubblico (Asp), occorre operare affinché diventino uno strumento fondamentale di gestione della rete dei servizi sociali e sociosanitari, in stretto raccordo con i Comuni e nel rispetto della titolarità che la L. 328/00 assegna loro.
Laddove l'opzione sia per le fondazioni, condividendo l'obiettivo della necessità del rafforzamento e della qualificazione della rete pubblica dei servizi, occorre confermare che queste devono rimanere nell'area pubblica ed essere soggetti della programmazione pubblica dei servizi.
Di questo si devono fare garanti i Comuni insieme a tutti i soggetti interessati alla trasformazione delle Ipab.
È opportuno, pertanto, che in questa fase i Comuni assumano un ruolo attivo promuovendo confronti con i sindacati e le Ipab per arrivare, ove possibile, alla sottoscrizione di protocolli d'intesa in ordine:
• alla caratterizzazione degli statuti dei nuovi Enti, in particolare relativamente alla apertura dei servizi al territorio e al mantenimento delle funzioni sociali di queste strutture
• alla distinzione tra funzioni d'indirizzo e di gestione
• alla partecipazione dell'utenza
• all'impegno a contribuire alla progettazione ed alla gestione della rete territoriale dei servizi alla persona
• alla appropriata individuazione di adeguate modalità di rendicontazione e controllo dell'attività, tali da assicurare la trasparenza e garantire l'autonomia dell'operato degli organi ed il rispetto delle finalità istitutive e dei principi di corretta amministrazione
• ai diritti dei dipendenti impegnando i nuovi Enti, i cui Consigli di amministrazione saranno di nomina comunale, a garantire ai dipendenti il contratto in essere al momento della trasformazione anche per il futuro, qualunque sia la forma giuridica assunta, fino alla definizione del nuovo comparto prospettato dalla legge
• al potenziamento ed alla qualificazione della rete territoriale dei servizi rafforzando l'integrazione dei nuovi enti nel sistema locale anche attraverso operazioni di fusione e di accorpamento di strutture e funzioni
• alle modalità, che devono essere chiaramente definite, con cui le fondazioni saranno chiamate a partecipare alla programmazione territoriale del sistema locale degli interventi e dei servizi nell'ambito dei piani di zona.
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