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L'8
novembre del 2000 è entrata in vigore
la legge n. 328 "Legge quadro
per la realizzazione del sistema
integrato di interventi e servizi
sociali". La nostra
associazione ha lavorato durante tutto
l'iter parlamentare per cercare di
modificare se non l'impianto della
legge, che pure così come er stata
presentata, non condividevamo,
quantomeno alcuni punti che riguardano
da vicino gli handicappati intellettivi.
In particolare abbiamo:
-
scritto
e distribuito volantini
-
lanciato
un appello insieme ad altre
associazioni aderenti al C.S.A.
(Coordinamento Sanità Assistenza
fra i movimenti di base) di Torino
comprando mezza pagina nazionale del
"LA STAMPA"
-
contattato
diversi parlamentari di tutti gli
schieramenti per spiegare le nostre
richieste ed il perché delle nostre
contrarietà scritto lettere ed
articoli che sono stati pubblicati
su vari giornali
Alcuni dei nostri soci sono persino
arrivati ad incatenarsi per una giornata
intera davanti alla sede ANSA di Torino
ed in seguito davanti al Ministero per
la solidarietà sociale di Roma.
Purtroppo
il risultato è stato deludente. È
stato sì, ad esempio, modificato
l'impianto originario dell'articolo 22
della proposta di legge, ma resta la
sostanza: con questa legge abbiamo
perso alcuni diritti, pochi e di
vecchia data come i decreti regi n. 6535
del 1889, n. 773 del 1931 e 383 del
1934, ma non ne abbiamo conquistato
nessuno.
Con
questa legge il governo, questo o quello
che verrà, è autorizzato a destinare
non solo le rendite, ma anche i
patrimoni, delle Istituzioni Pubbliche
di Assistenza e Beneficenza, altrimenti
dette IPAB, a tutte le persone che
saranno coinvolte dal sistema dei
servizi sociali cioè alla totalità dei
cittadini, sia essi che siano ricchi o
poveri. Tradendo così la destinazione
di uso delle IPAB che i fondatori
volevano indirizzata alle persone ed ai
nuclei familiari in stato di bisogno.
Anche la divisione tra l'amministrazione
dei patrimoni e quella della gestione
delle rendite, che erano volutamente
distinte, dalla legge istitutiva delle
IPAB, per preservare i beni mobili ed
immobili da cattivi o interessati
gestori viene abolita. Così ora invece
si sarà autorizzati a usare oltre alle
rendite anche i patrimoni e non solo per
gli interventi in favore dell'utenza, ma
anche per pagare consulenze, stipendi e
quant'altro ci è già stato dato di
conoscere da passate esperienze. Si
accolgono scommesse sulla durata dei
patrimoni.
È
difficile spiegare la truffa dei
patrimoni Ipab quando, fatto salvi solo
pochi addetti ai lavori, nessuno sa
nemmeno il significato di questa sigla,
figuriamoci dello scempio dei suoi
patrimoni che questa legge mette in
atto.Talora sui giornali e in
televisione si leggono o si ascoltano
affermazioni che parlano di diritti
sanciti dalla legge e se ci si ferma
a leggere qualche articolo, ad esempio
l'art.2 si potrebbe essere tentati di
credere che tali affermazioni siano
veritiere.Ma questo può valere solo per
un lettore non informato. Non dovrebbe
invece valere per chi rilascia tali
dichiarazioni né per chi le pubblica,
fatta salva la malafede, perché costoro
altrimenti dovrebbero spiegare poi dove
e quali sono gli articoli che rendono
esigibili i diritti che pretendono
essere presenti nella legge. Infatti
qualsiasi studente delle superiori che
studia diritto, non si pretende nemmeno
che sia universitario e magari iscritto
a giurisprudenza, sa, o dovrebbe sapere,
che un diritto perché sia esigibile non
basta enunciarlo. Bisogna poi che la
norma preveda: chi ne ha diritto, a chi
va richiesto, chi è tenuto a
realizzarlo, in quanto tempo deve essere
data la risposta, chi è tenuto a
provvedere ai finanziamenti, cosa
succede se non viene erogato. Basta la
mancanza di uno solo di queste
condizioni perché dal diritto si passi
all'aspirazione.
Eppure
sarebbe bastato poco, molto poco, per
rendere la legge, per quanto invisa,
quanto meno accettabile, anche agli
occhi di coloro che sono descritti
dall'art.38 della Costituzione come "
inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi
necessari per vivere" riconoscendo
loro quello che lo stesso articolo
prevede e cioè il "diritto al
mantenimento ed all'assistenza
sociale".
Bastava
che agli enti ai quali lo Stato ne
demanda il compito e ne fornisce le
risorse fosse stato fatto obbligo di
provvedere a realizzare i servizi
necessari ai suddetti inabili per vivere
una vita dignitosa.
Bastava
che quelle strutture che l'articolo 22
della legge 328/2000 elenca e si limita
a definire essenziali fossero state
indicate come obbligatorie.
Non
si dica che non lo si è fatto in nome
del federalismo. Perché sarebbe un
federalismo piuttosto strano se, almeno
in tema di bisogni necessari alla vita
stessa di una parte della popolazione,
non prevedesse che le garanzie minime
devono essere assicurate in tutte le
regioni, provincie, comuni.
Nemmeno
i costi sono proibitivi e, a parte il
fatto che ci sono i patrimoni Ipab che
solo a questo scopo dovrebbero essere
usati e sarebbero quindi bastevoli, chi
avesse voglia potrebbe ad esempio
studiarsi i servizi esistenti nei comuni
di Grugliasco e Collegno ed i costi del
Consorzio, attivato da questi due
Comuni, per averne una idea molto
concreta.. In proposito è bene sapere
che né la Ministra Livia Turco, né il
Parlamento ha fatto una analisi dei
costi qualora i servizi di cui parliamo
fossero stati resi obbligatori, del
resto perché perdere tempo? A loro è
bastato dire che i servizi di cui si
parla sono "essenziali" (art.
2 comma 2 e art. 22 comma 2) ma
attuabili solo "… nei
limiti delle risorse del fondo nazionale
… tenuto conto delle risorse ordinarie
già destinate dagli enti locali
…", sempre art. 22 comma 2 ed
il gioco è fatto. Si istituiranno i
servizi dove gli amministratori
riterranno utile farlo, ma se lo faranno
dovranno stare attenti a non superare le
risorse messe a disposizione, dopo di
che "i diritti" cessano
di esistere per lasciare il posto alle "possibilità".
La legge quadro sull'handicap n. 104/92
insegna.
Ma
alle persone di cui stiamo parlando se
non è garantito l'accesso a servizi
obbligatori, come avviene per esempio
per la scuola e la sanità, non è
nemmeno permessa la possibilità di
vivere.
Le
associazioni che le rappresentano,
istituite generalmente per iniziativa
dei loro familiari che, senza nessun
obbligo legislativo, condividono con
loro l'esistenza e si fanno interpreti
di bisogni che quasi sempre non sono
nemmeno in grado esprimere, non sono
state ascoltate. Sono state sì sentite,
ma non ascoltate.
Sicuramente
chi scrive non pretende di
rappresentarle tutte, ma certamente
pensa di essere in perfetta sintonia con
tutti coloro per i quali il volontariato
è impegno a promuovere e difendere i
diritti (che devono essere certi ed
esigibili).
Certamente
non siamo tra coloro che sostengono e
difendono la legge, infatti tra costoro
troverete quando va bene o incompetenti
schierati per bandiera e per propaganda
o attori e gestori dei servizi, benché
anche fra questi qualche voce critica,
per quanto fievole, si è pure levata.
Ai
gestori dei servizi è sempre
interessato l'approvazione della legge
al di là dei contenuti stessi perché
gli interessi che hanno a cuore sono
quelli dei nuovi stanziamenti per la
propria sopravvivenza. La legge ha avuto
l'effetto di prospettare al magma
indistinto del terzo settore
l'ampliamento oggettivo delle persone
coinvolte nel cosiddetto progetto
sociale. Se poi sono persone abbienti e
magari autosufficienti meglio ancora, il
mercato ha i suoi clienti. Se poi a
garanzia di tutto il processo vengono
immessi i capitali non indifferenti
delle IPAB anche il consenso è
assicurato.
Anche
l'appoggio delle associazioni che
gestiscono servizi non è mancato.
Infatti queste sono così occupate a far
quadrare i bilanci ed a pietire
finanziamenti da perdere di vista i
diritti fondamentali delle persone in
difficoltà. Si perpetua così, con il
loro imprevidente appoggio,
quell'assurdo quanto prepolitico scambio
cui assistiamo da anni: tu lavori e ti
sostituisci ai miei doveri, io ti
garantisco denaro e riconoscimenti.
La
Ministra, riconoscente, non dimentica,
si veda in proposito l'art. 26 della
legge finanziaria di quest'anno.
Tutto
un settore del paese è stato abbagliato
dall'operazione economica (IPAB), che
questa legge attiva e che non sarebbe
stata comunque messa in pericolo se si
fossero garantiti servizi certi ed
esigibili a coloro che ne hanno bisogno.
Infatti il riconoscimento di tali
diritti non era di impedimento alla
attivazione di risorse e servizi per gli
altri cittadini. Si trattava semmai di
garantire un di più non un di meno.
Di
tutto questo la Ministra, e non solo lei
erano ben coscienti. Lo abbiamo spiegato
più volte. Ma la legge, prima, è stata
ferma per quasi due anni alla Camera e
poi la sua approvazione è diventata così
importante ed urgente che non si è più
avuto il coraggio di cambiare nemmeno
una virgola, neanche in quelle parti in
cui l'incostituzionalità è più
evidente come l'art. 8 comma 5 che
permette il mantenimento della attuale,
odiosa separazione fra l'assistenza ai
minori nati nel matrimonio e nati fuori
del matrimonio.
Tutto
questo è stato fatto, pensiamo, per
dotarsi di uno strumento utile alla
battaglia elettorale.
Alcuni
ci hanno posto la domanda se era meglio
votare questa legge o rischiare di non
approvarla per mancanza di tempo qualora
fossero stati esaminati dei
cambiamenti.La nostra risposta è stata
molto chiara e netta. Innanzi tutto
abbiamo respinto e respingiamo
l'artificio per cui i ritardi della
maggioranza parlamentare (per anni la
legge è stata ferma alla Camera dei
Deputati) si vorrebbero farli ricadere
su altri
.
In secondo luogo abbiamo sempre chiesto,
e non solo negli ultimi giorni, che la
Ministra si facesse promotrice di una
proposta pubblica di patto d'onore verso
la minoranza parlamentare per approvare
in tempi brevi il riconoscimento dei
diritti per i cittadini individuati
dall'art. 38 della Costituzione e quindi
i relativi emendamenti al testo in
discussione presentati dalla minoranza
parlamentare.
Invece
no si è preferito lo scambio
politico-monetario. La maggioranza,
attraverso un pronunciamento
parlamentare della Ministra On. Turco,
ha garantito il trasferimento alle
Regioni dei fondi finanziari relativi ai
servizi sociali, senza più alcun
vincolo alla loro destinazione. Insomma
i soldi li mette lo Stato, le Regioni
poi faranno come meglio credono. In
cambio la minoranza ha ritirato tutti i
suoi emendamenti. Per dovere di
informazione bisogna aggiungere che gli
unici emendamenti rimasti sono stati
quelli di Rifondazione Comunista.
Che
dire infine a chi ci legge. I casi sono
tre:
-
avete
seguito i lavori parlamentari,
conoscete la legge e vi siete fatti
una vostra opinione;
-
vi
fidate di quello che leggete sui
giornali, delle dichiarazioni
ministeriali, della propaganda
elettorale e, soprattutto non avete
al momento bisogno di servizi
indirizzati ad un vostro congiunto
non autosufficiente. In questo caso
potreste sempre chiedere a un amico
o a un conoscente quali sono i
problemi che deve affrontare
continuamente;
-
vi
fidate di chi scrive, della sua
esperienza, dell'impegno quotidiano
necessario a mantenere quei pochi
servizi che ci sono intanto che si
batte per averne qualcun altro.
Vincenzo
Bozza
Presidente dell'UTIM
Torino
6 dicembre 2000
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