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I.P.A.B.

Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza

(a cura del dott. Giovanni Soliani)

        

         

          

      

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Dottrina (A.P.S.P.)

     

Riflessioni
 di Vincenzo Bozza  

  

 

L'8 novembre del 2000 è entrata in vigore la legge n. 328 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali". La nostra associazione ha lavorato durante tutto l'iter parlamentare per cercare di modificare se non l'impianto della legge, che pure così come er stata presentata, non condividevamo, quantomeno alcuni punti che riguardano da vicino gli handicappati intellettivi. In particolare abbiamo:

  • scritto e distribuito volantini

  • lanciato un appello insieme ad altre associazioni aderenti al C.S.A. (Coordinamento Sanità Assistenza fra i movimenti di base) di Torino comprando mezza pagina nazionale del "LA STAMPA"

  • contattato diversi parlamentari di tutti gli schieramenti per spiegare le nostre richieste ed il perché delle nostre contrarietà scritto lettere ed articoli che sono stati pubblicati su vari giornali

  Alcuni dei nostri soci sono persino arrivati ad incatenarsi per una giornata intera davanti alla sede ANSA di Torino ed in seguito davanti al Ministero per la solidarietà sociale di Roma.

Purtroppo il risultato è stato deludente. È stato sì, ad esempio, modificato l'impianto originario dell'articolo 22 della proposta di legge, ma resta la sostanza: con questa legge abbiamo perso alcuni diritti, pochi e di vecchia data come i decreti regi n. 6535 del 1889, n. 773 del 1931 e 383 del 1934, ma non ne abbiamo conquistato nessuno.

Con questa legge il governo, questo o quello che verrà, è autorizzato a destinare non solo le rendite, ma anche i patrimoni, delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, altrimenti dette IPAB, a tutte le persone che saranno coinvolte dal sistema dei servizi sociali cioè alla totalità dei cittadini, sia essi che siano ricchi o poveri. Tradendo così la destinazione di uso delle IPAB che i fondatori volevano indirizzata alle persone ed ai nuclei familiari in stato di bisogno. Anche la divisione tra l'amministrazione dei patrimoni e quella della gestione delle rendite, che erano volutamente distinte, dalla legge istitutiva delle IPAB, per preservare i beni mobili ed immobili da cattivi o interessati gestori viene abolita. Così ora invece si sarà autorizzati a usare oltre alle rendite anche i patrimoni e non solo per gli interventi in favore dell'utenza, ma anche per pagare consulenze, stipendi e quant'altro ci è già stato dato di conoscere da passate esperienze. Si accolgono scommesse sulla durata dei patrimoni.

È difficile spiegare la truffa dei patrimoni Ipab quando, fatto salvi solo pochi addetti ai lavori, nessuno sa nemmeno il significato di questa sigla, figuriamoci dello scempio dei suoi patrimoni che questa legge mette in atto.Talora sui giornali e in televisione si leggono o si ascoltano affermazioni che parlano di diritti sanciti dalla legge e se ci si ferma a leggere qualche articolo, ad esempio l'art.2 si potrebbe essere tentati di credere che tali affermazioni siano veritiere.Ma questo può valere solo per un lettore non informato. Non dovrebbe invece valere per chi rilascia tali dichiarazioni né per chi le pubblica, fatta salva la malafede, perché costoro altrimenti dovrebbero spiegare poi dove e quali sono gli articoli che rendono esigibili i diritti che pretendono essere presenti nella legge. Infatti qualsiasi studente delle superiori che studia diritto, non si pretende nemmeno che sia universitario e magari iscritto a giurisprudenza, sa, o dovrebbe sapere, che un diritto perché sia esigibile non basta enunciarlo. Bisogna poi che la norma preveda: chi ne ha diritto, a chi va richiesto, chi è tenuto a realizzarlo, in quanto tempo deve essere data la risposta, chi è tenuto a provvedere ai finanziamenti, cosa succede se non viene erogato. Basta la mancanza di uno solo di queste condizioni perché dal diritto si passi all'aspirazione.

Eppure sarebbe bastato poco, molto poco, per rendere la legge, per quanto invisa, quanto meno accettabile, anche agli occhi di coloro che sono descritti dall'art.38 della Costituzione come " inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere" riconoscendo loro quello che lo stesso articolo prevede e cioè il "diritto al mantenimento ed all'assistenza sociale".

Bastava che agli enti ai quali lo Stato ne demanda il compito e ne fornisce le risorse fosse stato fatto obbligo di provvedere a realizzare i servizi necessari ai suddetti inabili per vivere una vita dignitosa.

Bastava che quelle strutture che l'articolo 22 della legge 328/2000 elenca e si limita a definire essenziali fossero state indicate come obbligatorie.

Non si dica che non lo si è fatto in nome del federalismo. Perché sarebbe un federalismo piuttosto strano se, almeno in tema di bisogni necessari alla vita stessa di una parte della popolazione, non prevedesse che le garanzie minime devono essere assicurate in tutte le regioni, provincie, comuni.

Nemmeno i costi sono proibitivi e, a parte il fatto che ci sono i patrimoni Ipab che solo a questo scopo dovrebbero essere usati e sarebbero quindi bastevoli, chi avesse voglia potrebbe ad esempio studiarsi i servizi esistenti nei comuni di Grugliasco e Collegno ed i costi del Consorzio, attivato da questi due Comuni, per averne una idea molto concreta.. In proposito è bene sapere che né la Ministra Livia Turco, né il Parlamento ha fatto una analisi dei costi qualora i servizi di cui parliamo fossero stati resi obbligatori, del resto perché perdere tempo? A loro è bastato dire che i servizi di cui si parla sono "essenziali" (art. 2 comma 2 e art. 22 comma 2) ma attuabili solo "… nei limiti delle risorse del fondo nazionale … tenuto conto delle risorse ordinarie già destinate dagli enti locali …", sempre art. 22 comma 2 ed il gioco è fatto. Si istituiranno i servizi dove gli amministratori riterranno utile farlo, ma se lo faranno dovranno stare attenti a non superare le risorse messe a disposizione, dopo di che "i diritti" cessano di esistere per lasciare il posto alle "possibilità". La legge quadro sull'handicap n. 104/92 insegna.

Ma alle persone di cui stiamo parlando se non è garantito l'accesso a servizi obbligatori, come avviene per esempio per la scuola e la sanità, non è nemmeno permessa la possibilità di vivere.

Le associazioni che le rappresentano, istituite generalmente per iniziativa dei loro familiari che, senza nessun obbligo legislativo, condividono con loro l'esistenza e si fanno interpreti di bisogni che quasi sempre non sono nemmeno in grado esprimere, non sono state ascoltate. Sono state sì sentite, ma non ascoltate.

Sicuramente chi scrive non pretende di rappresentarle tutte, ma certamente pensa di essere in perfetta sintonia con tutti coloro per i quali il volontariato è impegno a promuovere e difendere i diritti (che devono essere certi ed esigibili).

Certamente non siamo tra coloro che sostengono e difendono la legge, infatti tra costoro troverete quando va bene o incompetenti schierati per bandiera e per propaganda o attori e gestori dei servizi, benché anche fra questi qualche voce critica, per quanto fievole, si è pure levata.

Ai gestori dei servizi è sempre interessato l'approvazione della legge al di là dei contenuti stessi perché gli interessi che hanno a cuore sono quelli dei nuovi stanziamenti per la propria sopravvivenza. La legge ha avuto l'effetto di prospettare al magma indistinto del terzo settore l'ampliamento oggettivo delle persone coinvolte nel cosiddetto progetto sociale. Se poi sono persone abbienti e magari autosufficienti meglio ancora, il mercato ha i suoi clienti. Se poi a garanzia di tutto il processo vengono immessi i capitali non indifferenti delle IPAB anche il consenso è assicurato.

Anche l'appoggio delle associazioni che gestiscono servizi non è mancato. Infatti queste sono così occupate a far quadrare i bilanci ed a pietire finanziamenti da perdere di vista i diritti fondamentali delle persone in difficoltà. Si perpetua così, con il loro imprevidente appoggio, quell'assurdo quanto prepolitico scambio cui assistiamo da anni: tu lavori e ti sostituisci ai miei doveri, io ti garantisco denaro e riconoscimenti.

La Ministra, riconoscente, non dimentica, si veda in proposito l'art. 26 della legge finanziaria di quest'anno.

Tutto un settore del paese è stato abbagliato dall'operazione economica (IPAB), che questa legge attiva e che non sarebbe stata comunque messa in pericolo se si fossero garantiti servizi certi ed esigibili a coloro che ne hanno bisogno. Infatti il riconoscimento di tali diritti non era di impedimento alla attivazione di risorse e servizi per gli altri cittadini. Si trattava semmai di garantire un di più non un di meno.

Di tutto questo la Ministra, e non solo lei erano ben coscienti. Lo abbiamo spiegato più volte. Ma la legge, prima, è stata ferma per quasi due anni alla Camera e poi la sua approvazione è diventata così importante ed urgente che non si è più avuto il coraggio di cambiare nemmeno una virgola, neanche in quelle parti in cui l'incostituzionalità è più evidente come l'art. 8 comma 5 che permette il mantenimento della attuale, odiosa separazione fra l'assistenza ai minori nati nel matrimonio e nati fuori del matrimonio.

Tutto questo è stato fatto, pensiamo, per dotarsi di uno strumento utile alla battaglia elettorale.

Alcuni ci hanno posto la domanda se era meglio votare questa legge o rischiare di non approvarla per mancanza di tempo qualora fossero stati esaminati dei cambiamenti.La nostra risposta è stata molto chiara e netta. Innanzi tutto abbiamo respinto e respingiamo l'artificio per cui i ritardi della maggioranza parlamentare (per anni la legge è stata ferma alla Camera dei Deputati) si vorrebbero farli ricadere su altri

. In secondo luogo abbiamo sempre chiesto, e non solo negli ultimi giorni, che la Ministra si facesse promotrice di una proposta pubblica di patto d'onore verso la minoranza parlamentare per approvare in tempi brevi il riconoscimento dei diritti per i cittadini individuati dall'art. 38 della Costituzione e quindi i relativi emendamenti al testo in discussione presentati dalla minoranza parlamentare.

Invece no si è preferito lo scambio politico-monetario. La maggioranza, attraverso un pronunciamento parlamentare della Ministra On. Turco, ha garantito il trasferimento alle Regioni dei fondi finanziari relativi ai servizi sociali, senza più alcun vincolo alla loro destinazione. Insomma i soldi li mette lo Stato, le Regioni poi faranno come meglio credono. In cambio la minoranza ha ritirato tutti i suoi emendamenti. Per dovere di informazione bisogna aggiungere che gli unici emendamenti rimasti sono stati quelli di Rifondazione Comunista.

Che dire infine a chi ci legge. I casi sono tre:

  1. avete seguito i lavori parlamentari, conoscete la legge e vi siete fatti una vostra opinione;

  2. vi fidate di quello che leggete sui giornali, delle dichiarazioni ministeriali, della propaganda elettorale e, soprattutto non avete al momento bisogno di servizi indirizzati ad un vostro congiunto non autosufficiente. In questo caso potreste sempre chiedere a un amico o a un conoscente quali sono i problemi che deve affrontare continuamente;

  3. vi fidate di chi scrive, della sua esperienza, dell'impegno quotidiano necessario a mantenere quei pochi servizi che ci sono intanto che si batte per averne qualcun altro.

 

Vincenzo Bozza
Presidente dell'UTIM

Torino 6 dicembre 2000

 

 

 

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