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Dottrina
(A.P.S.P.)
Un intervento sulla
attuazione della 328/2000
Una analisi sulla
situazione dei servizi socio - sanitari
in Italia a quattro anni
dall'approvazione della 328/2000, la
legge quadro che avrebbe dovuto dare un
nuovo volto all'intero sistema del
Welfare.
Quanto emerso evidenzia una traduzione
concreta del dettato legislativo assai
scarsa, ed oltre a questo i pochi
interventi realizzati sembrano
difficilmente interpretabili in chiave
univoca. Questo perchè le realtà locali
che si sono attivate hanno prodotto dei
risultati estremamente eterogenei.
E' opportuno ricordare che l'elemento
delle realtà locali (Regioni - Comuni) è
determinante. La 328, com'è noto, è
passata attraverso la riforma del Titolo
V° della Costituzione (2001), un
mutamento costituzionale che ha
trasferito alle Regioni l'autorità
legislativa esclusiva in materia di
servizi ed interventi sociali.
Alcuni punti chiave
In un'ottica che va oltre la stessa
328/2000 è mancata l'introduzione del
reddito minimo d'inserimento, un
problema che la precede. La
sperimentazione finora compiuta,
rispetto a tale questione, tra l'altro
con questa legge ha subito un
arretramento, perchè la misura non è
stata estesa a tutto il territorio
nazionale.
E' inoltre mancata la spinta verso il
riordino dei finanziamenti per gli
invalidi civili. Il progetto puntava a
distinguere le erogazioni monetarie per
questa categoria di persone da quelle
dedicate al sostegno dei bisogni di
cura.
Era stato previsto che le prime
sarebbero diventate un caso particolare
del reddito minimo d'inserimento. Le
ipotesi proposte non hanno trovato
seguito a causa della mancata attuazione
della delega prevista dalla legge
stessa.
I Livelli Essenziali di Assistenza
mancano ancora. Si tratta forse
dell'aspetto più importante,
rappresentando uno dei punti di
riferimento principali del nuovo Welfare.
Le risorse economiche
La 328 non è stata attuata anche a causa
della limitata disponibilità delle
risorse finanziarie. La scelta di
superare la storica scarsità di risorse
destinata ai servizi alla persona
semplicemente non è stata fatta. In
questo modo sono mancate le risorse
necessarie ad assicurare l'introduzione
del reddito minimo d'inserimento e dei
Livelli Essenziali di Assistenza.
Le Regioni
Sul fronte dei diretti interessati,
ovvero le Regioni, quanto realizzato
(perlomeno parzialmente) si può
riassumere in questo modo.
Piani di zona, rispetto ai quali non si
può parlare di esperienza negativa,
sebbene debba essere raggiunto un grado
di maturità maggiormente consistente.
Essendovi totale indipendenza
legislativa delle Regioni, è da
sottolineare che sono nate esperienze
estremamente eterogenee.
Accreditamento sociale, che ha visto
nascere molti tentativi di
regolamentazione. In realtà le Regioni
si sono concentrate sulla definizione di
procedure da compiere, tralasciando
l'aspetto della definizione degli
standard di accreditamento in quanto
tali.
Voucher. La 328 palesa una chiara
tendenza a declinare l'accreditamento
come un vero e proprio mercato: un
cittadino può rivolgersi ad un servizio
accreditato utilizzando un voucher
(definito "Titolo per l'acquisto di
servizi sociali"). Il cittadino in
questo modo può rivolgersi all'ente che
preferisce. Finora, però, i voucher
hanno avuto vita solo sperimentalmente,
e nella maggiornaza dei comuni italiani
non sono mai stati distribuiti.
Carta dei servizi
Già prevista prima della
328 e da essa riproposta, nei confronti
di tale strumento le Regioni hanno
subito dimostrato il loro favore.
Tuttavia le caratteristiche che una
carta dovrebbe avere sono molto
generiche. Inoltre le indicazioni
regionali sembrano lontane dalle
esperienze dei Comuni e degli enti
erogatori, i quali, nella citata assenza
di criteri univoci, hanno lavorato
spontaneamente, dando vita a risultati
anche in questo caso molto eterogenei.
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