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CELLULE STAMINALI RIPARANO CUORE UMANO

 

Cellule staminali possono riparare un cuore infartuato. È questa la conclusione a cui si è giunti, in seguito ad un intervento effettuato nella Clinica cardiologica dell'università di Düsseldorf, in Germania. Infatti, le cellule madri del midollo osseo di un paziente, un uomo di 46 anni, sono state usate per riparare tessuto cardiaco danneggiato dall'infarto, riattivando la funzionalità del cuore dello stesso paziente e, dieci settimane dopo la rivoluzionaria cura, che viene sperimentata per la prima volta al mondo, la funzionalità del cuore dell'uomo, dicono gli studiosi, è significativamente migliorata. Le cellule staminali, iniettate nelle arterie vicino al cuore e, migrate tramite il sangue intorno all'area danneggiata, sono state capaci di ripararla.

 
Le cellule staminali sono cellule neonate, immature e non specializzate. Crescendo, possono dare origine a molti tipi di tessuti (come ossa o sangue) o addirittura a qualsiasi tessuto e organo. In base a questa caratteristica si distinguono in totipotenti (capaci di trasformarsi in ogni componente dell'organismo), pluripotenti (che si trasformano solo in alcuni tessuti) o unipotenti (danno origine a un solo tipo di tessuto o di organo).

 
"La terapia con le cellule staminali - ha spiegato il direttore dell'istituto tedesco Bodo Eckehard Strauer - è più efficace di tutti gli altri trattamenti messi insieme". Secondo i medici tedeschi, questa terapia potrà essere utilizzata con successo su molti pazienti che soffrono delle più disparate malattie cardiache, ma si aprono anche nuovi scenari su un utilizzo sempre più esteso delle cellule staminali anche per curare malattie neurologiche come il Parkinson. L'utilizzo di cellule staminali del midollo utilizzate per riparare il cuore di un uomo infartuato è un risultato "straordinario" che conferma quanto già raggiunto in tal senso, e "con successo", sui topi. Il commento all'intervento tedesco è del Prof. Giuseppe Novelli, ordinario di genetica umana all'Università Tor Vergata di Roma. "Non abbiamo i dettagli - ha tenuto a precisare - non sappiamo cioè se la persona aveva avuto solo un infarto, e di quale ampiezza, o se aveva anche problemi genetici. Tuttavia, sembrerebbe essere la prima applicazione di cellule staminali adulte che riparano il tessuto del cuore. Certamente, prima i ricercatori hanno indotto queste cellule a specializzarsi e a diventare protocellule cardiache, ossia cellule simili a quelle che dovevano sostituire".

 
Una ricerca sperimentale sul ruolo delle cellule staminali nella riparazione di danni cardiaci era stata pubblicata nel maggio scorso da una equipe del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas sulla rivista "The Journal of Clinical Investigation". Negli esperimenti, gli scienziati avevano selezionato un tipo particolare di cellule staminali prelevate da un topo adulto e le avevano trapiantate nel midollo osseo di un altro topo, dopo averle colorate di blu per distinguerle più facilmente. In seguito avevano ostruito chirurgicamente un'arteria coronaria del topo ricevente. Dopo due settimane, alcune delle cellule segnate erano state trovate nel tessuto cardiaco. La ricerca ha dunque mostrato che la trasformazione di cellule staminali in tessuto cardiaco e vasi sanguigni è un processo naturale.

 
Le implicazioni etiche delle moderna ricerca biotecnologica che utilizza cellule staminali provenienti da embrioni umani hanno scatenato, però, un acceso dibattito in tutto il mondo. Il punto focale della questione è la legittimità di utilizzare cellule staminali dai primi stadi dell'embrione umano a scopo di ricerca. Alcuni sostengono che poiché la vita comincia dal concepimento, e poiché il prelevamento delle cellule provoca la distruzione dell'embrione, le cellule non dovrebbero essere toccate. I sostenitori dell'utilizzo puntano le speranze sugli studi che mostrano che le cellule possono essere utili per la messa a punto di nuove cure per malattie cardiache, per il diabete, per i morbi di Alzheimer e di Parkinson. Coloro invece che sono contrari sostengono che la distruzione di embrioni umani equivale a porre fine a una vita umana per portare benefici a un'altra. Alcuni scienziati hanno detto che la ricerca sulle cellule staminali adulte è sufficiente, e che non c'è bisogno di usare cellule staminali embrionali. 

 

Marco Fasolino

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