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Per circa 20 anni si è ritenuto che il genoma del virus dell'influenza, uno dei microrganismi patogeni più studiati al mondo, fosse costituito da sole
dieci proteine. Questa settimana, invece, un gruppo di ricercatori del
National Institute of Allergy and Infectious Diseases americano ha rivelato, in un articolo pubblicato sulla rivista
Nature Medicine, di aver scoperto l'esistenza di un'ulteriore proteina virale, l'undicesima, che potrebbe uccidere le cellule immunitarie che combattono il virus, aprendo la strada a nuovi farmaci contro l'influenza.
La scoperta è avvenuta in maniera fortuita, mentre i ricercatori analizzavano pezzi di peptidi "spazzatura". Si tratta di piccole proteine di scarto, che il virus produce una volta che ha infettato una cellula e inizia a replicarsi. Essi si formano quando il processo di sintesi delle proteine fallisce e si tratta quindi del risultato di errori genetici. Convinti che il virus possedesse solo
dieci proteine, i ricercatori stavano analizzando questi frammenti per scoprire se fossero riconosciuti dal sistema immunitario. Verificata questa ipotesi, è stato analizzato il gene che codifica per questo frammento, scoprendo che è troppo lungo per essere uno scarto. Inoltre, nei mitocondri delle cellule infette i ricercatori ne hanno trovate grandi quantità, segno che si tratta di una vera e propria proteina. Inoltre, hanno osservato che il segmento di questa proteina, chiamato
PB1-F2, riesce a provocare la morte (apoptosi) delle cellule immunitarie. Lo stesso frammento rende il virus particolarmente abile nell'infettare le cellule.
È grazie a meccanismi come questo che il virus può riuscire a scatenare epidemie violente in tutto il mondo
(pandemie) e, secondo gli studi, potrebbe aver avuto un ruolo chiave nell'infezione del 1918 (la letale
Spagnola), che uccise nel mondo circa 20 milioni di persone (più delle vittime della prima guerra mondiale),
nell'Asiatica del 1957 e in quella di Hong Kong del 1968.
"Nonostante la pericolosità della malattia, si sa relativamente poco sulle proteine virali coinvolte nella comparsa dell'influenza", hanno rilevato Makoto Takeda
e Robert Lamb, dell'americana Northwestern University, commentando la ricerca in un articolo della stessa rivista.
Marco
Fasolino
(4/12/2001)
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