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GENOMA UMANO: POCHI GENI NEL DNA DELL'UOMO

 

A sette mesi di distanza dall'annuncio di Bill Clinton, che nel giugno scorso proclamò al mondo che i segreti del nostro Dna erano stati finalmente svelati, la scienza compie oggi un fondamentale passo avanti con la presentazione della prima mappatura del genoma umano, una scoperta che potrebbe rivoluzionare la conoscenza e il trattamento di molte patologie. La società privata americana Celera Genomics e il consorzio pubblico di ricercatori internazionali Humane Genome Project hanno rivelato la scoperta nel corso di conferenze stampa tenutesi contemporaneamente a Londra, Tokyo, Berlino, Parigi e Washington. Entrambi gli studi e le rispettive mappature saranno pubblicate la prossima settimana sulle due riviste scientifiche più prestigiose al mondo, l’inglese Nature e l’americana Science.

 

Fra le principali novità, le ricerche hanno mostrato che ciascun individuo è dotato di 30-40 mila geni, molti meno dei 100-150mila ipotizzati finora (in tutto, i nostri geni sarebbero 31.780, secondo i dati raccolti dal Progetto Genoma Umano, e circa 37 mila secondo quelli della Celera). L’uomo, dunque, avrebbe un numero di geni, cioè di frammenti di DNA capaci di costruire proteine, poco più del doppio rispetto a quello del moscerino della frutta, che ne possiede 13.601. Il nematode, lombrico molto utilizzato nella ricerca scientifica, vive e funziona con 19.900 geni, e l’intervallo tra noi e le piante è ancora più ridotto: l'Arabidopsis, la prima pianta di cui è stato decifrato l'intero genoma, ne possiede quasi 26.000. O, se scegliamo il confronto diretto con un nostro parente più diretto, un altro mammifero, un topo ha appena 300 geni meno di noi. Ma soprattutto, pochi di più rispetto ad organismi dalla struttura e dal comportamento assolutamente meno complessi dei nostri.

 

Come è possibile allora spiegare la complessità dell’uomo? Gli studiosi che hanno guidato i due gruppi di ricerca, Francis Collins, capo del progetto pubblico, e Craig Venter, presidente dell’industria privata, concordano su un punto: i geni, da soli, non sono sufficienti a costruire e a far funzionare l’organismo umano, ma, a loro volta, sono influenzati dall’ambiente. Infatti, sarebbe l'ambiente, piuttosto che i geni, a determinare il comportamento umano e moltissimi dei segreti dei nostri meccanismi biologici sono contenuti nelle proteine.

L’ambiente, dunque, conquista un ruolo critico nel determinare la diversità della specie umana rispetto ad altri organismi e la differenza sta proprio nel modo con cui i geni umani sono regolati in risposta a stimoli ambientali.

 

Ma a spiegare la complessità dell’essere umano, nonostante il numero limitato di geni, ci sarebbero altri due fattori. Uno è il fatto che il vecchio dogma della biologia, secondo il quale ad ogni gene corrisponde una proteina, è ormai caduto: ogni singolo gene codifica per una serie di proteine, simili ma non uguali, che possono avere funzioni completamente diverse, e sono proprio le proteine che fanno da "mediatori" dell’azione del gene: costruiscono l’organismo, lo fanno funzionare e, quando non svolgono correttamente i loro compiti, lo fanno anche ammalare.
Un secondo aspetto riguarda i cosiddetti polimorfismi, cioè piccole variazioni dei geni che spiegano come mai gli uomini non sono tutti uguali e il motivo per cui alcuni si ammalano e altri no. Per ora ne sappiamo poco e probabilmente maggiori informazioni si avranno dall’analisi dei genomi di tante persone.

 

 

Marco Fasolino

 

 

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

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