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LA CAFFEINA PUò PROTEGGERE IL CERVELLO DAL PARKINSON

 

Una nuova ricerca pubblicata dal Journal of the American Medical Association alla fine di Maggio, afferma che bere caffeina può aiutare a prevenire la malattia di Parkinson. Gli studiosi hanno condotto la ricerca su più di 8.000 uomini giapponesi-americani lungo un periodo di 30 anni, e hanno scoperto che quelli che bevono più di tre tazzine di caffè al giorno hanno una possibilità cinque volte minore di contrarre la malattia.

 
Il Morbo di Parkinson è una malattia degenerativa che distrugge le cellule del cervello preposte alla fabbricazione della dopamina, causando tremore e movimenti del corpo insoliti. Il tremore, che inizia generalmente alla mano destra o al piede destro, può scomparire da un arto e colpirne un altro, finché, estendendosi progressivamente, finiscono con l'iniziare a tremare anche il tronco, il viso e le estremità inferiori. Alcuni pazienti sviluppano anche demenza.
Circa un milione di americani sono affetti da questa patologia, tra cui il Procuratore Generale Janet Reno, l'attore Michael J. Fox e il boxer Muhammad Ali.

 
Sebbene non scientificamente provato, una conclusione dello studio è che la caffeina contenuta nel caffè può avere un effetto protettivo nei confronti del cervello. I meccanismi attraverso i quali la caffeina potrebbe portare dei benefici ai pazienti affetti dal Parkinson non sono ancora ben noti. Il neurologo G. Webster Ross, che ha condotto lo studio, ha affermato che è possibile che i grandi bevitori di caffè abbiano una composizione cerebrale che potrebbe renderli più resistenti alla malattia. Altri ricercatori pensano che potrebbe essere una combinazione genetica e una suscettibilità alle tossine presenti nell'ambiente. Greenmyre dice che le persone che metabolizzano bene la caffeina, potrebbero ancor più facilmente metabolizzare le tossine ambientali pensate come una delle cause della patologia. "Se siamo tutti esposti alle stesse tossine ambientali", - dice - "le persone che le metabolizzano più velocemente avranno una minore incidenza della malattia".

 
Sebbene lo studio di Ross non esclude altri fattori che potrebbero spiegare la differente incidenza del Parkinson - come il fumo di sigaretta - egli dice che è ancora troppo presto per raccomandare la caffeina come trattamento per la malattia. Da oggi in poi si dovrà effettuare una ricerca più approfondita sulla caffeina e sui suoi effetti nelle aree del cervello delle persone affette da Parkinson.

 
Altri ricercatori concordano sul fatto che se le ricerche continueranno, potrebbero condurre a migliori trattamenti della malattia di Parkinson, o addirittura modi per prevenirla sin dall'inizio.

Marco Fasolino

DALL'ARCHIVIO DI TERZAET@.COM


 

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