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Il
primo cuore artificiale senza fili esterni è stato impiantato martedì 3 luglio su un paziente in fin di vita. Lo
storico intervento, durato 7 ore, è stato effettuato da un team di cardiochirurghi
dell'University of Louisville
all'ospedale ebraico di Louisville, nel Kentucky (USA), rappresentando un vero record nella storia della chirurgia,
paragonabile solo al primo trapianto di cuore.
Il paziente che ha ricevuto l'organo meccanico sta bene, ma di lui
non si sa nient'altro, né il nome, né l'età, né il sesso. Mercoledì si è alzato dal letto ed ha parlato con i dottori
ed i familiari.
Il nuovo apparecchio è realizzato in titanio e plastica, pesa un chilo e ha le dimensioni di un pompelmo. È alimentato
da una batteria che si fissa alla cintura e va ricaricato con una presa elettrica ogni mezz'ora. Un unico cavo
attraversa la pelle e collega la batteria al cuore. Niente a che vedere, dunque, con le immagini di Barney
Clark, il dentista di Seattle che nel 1982 fu sottoposto al primo impianto di cuore artificiale e si mostrò al
mondo avvolto da cavi e connettori, legato per la vita a un macchinario grande come un comò che ronzava
continuamente. Clark morì 112 giorni dopo l'operazione, minato dalle infezioni diffuse proprio da quei cavi
che permettevano al suo cuore di battere. Ma dai tempi di Jarvik 7 (l'apparecchio che pulsava nel petto di
Clark) a quelli di AbioCor (il cuore dell'anonimo paziente di Louisville) la tecnologia ha compiuto passi da
gigante.
AbioCor è stato realizzato dalla
Abiomed di Danvers (Massachusetts), in 30 anni di ricerche. Diversamente
da analoghi dispositivi realizzati finora, la batteria esterna opera senza l'inserimento di fili nel torace e invia
energia all'organo artificiale attraverso elettrodi applicati alla pelle, come quelli usati per l'elettrocardiogramma,
senza esporre chi ha ricevuto l'impianto al rischio di possibili infezioni. Sulla batteria esterna è montato un dispositivo di controllo che permette di regolare la potenza del cuore meccanico,
concepito comunque in modo da variare automaticamente l'attività delle pompe, a seconda dell'intensità dello sforzo
fisico in corso. Secondo l'azienda costruttrice il paziente con il cuore artificiale sarà in grado di svolgere
esercizi fisici anche impegnativi, seppure di moderata intensità.
L'Abiomed sostiene che il dispositivo migliorerà
la qualità di vita dei pazienti permettendo loro di rimanere attivi e produttivi.
Il cuore artificiale viene utilizzato normalmente per pazienti in fin di vita, in attesa di trovare un organo da
un donatore. Fino ad ora i medici usavano con molta cautela l'organo artificiale per il pericolo sempre esistente
di infezioni, oltre che di infarti. Anche questo nuovo dispositivo dovrebbe servire al paziente per circa un mese,
ma il rischio di infezioni, senza l'utilizzo di fili esterni, dovrebbe essere molto inferiore. Ed è soprattutto una speranza in più per centinaia di migliaia di malati che soffrono di malattie di cuore
croniche e sui quali tutte le terapie alternative a quella chirurgica hanno già fallito e, proprio in attesa
del trapianto, potrebbero guadagnare almeno due mesi di vita.
L'operazione eseguita a Louisville è la prima delle cinque autorizzate nel gennaio scorso come sperimentazione
dalla Federal and Drug Administration americana (l'ente federale per il controllo su alimenti e farmaci). Se i
risultati saranno soddisfacenti, la FDA potrebbe estendere la sperimentazione a 15 pazienti.
Marco Fasolino
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