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Un vaccino sperimentale, che pare ottenere ottimi risultati sull'uomo, potrebbe aumentare le speranze di vita di
milioni di malati di Alzheimer nel mondo.
Gli scienziati della Elan Pharmaceuticals, infatti, hanno riferito di aver concluso la prima fase degli esperimenti
destinati a testare la sicurezza del vaccino. I dati indicano che il farmaco è ben tollerato e in parte ha indotto
una risposta immunitaria "sufficiente ad incoraggiare nuovi studi". La seconda fase dello studio sarà multicentrica,
e sarà effettuata su 375 pazienti in Europa ed Usa, durerà circa 2 anni e valuterà l'effetto del prodotto su marcatori
cognitivi, fisiologici e biologici.
Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello che attacca inesorabilmente le cellule nervose,
causando indebolimento e perdita della memoria e delle funzioni mentali. Si prevede che nel mondo, nel 2025,
22 milioni di persone potranno sviluppare la patologia.
"Siamo estremamente emozionati, siamo all'inizio di un nuovo approccio alla malattia di Alzheimer," ha detto il
dottor Ivan Lieberburg, vice presidente esecutivo e capo scientifico della
Elan Corporation.
Il vaccino, denominato AN-1792, è stato studiato su 100 pazienti affetti da forme lievi di Alzheimer negli Stati
Uniti e in Gran Bretagna. Gli studiosi non hanno indicato un miglioramento cognitivo o della memoria nei pazienti,
ma dicono che essi reagivano al vaccino come hanno fatto i topi nei precedenti esperimenti.
La Elan sta sviluppando il vaccino in collaborazione con la Wyeth-Ayerst
Laboratories, la divisione farmaceutica
della American Home Products.
Due anni fa, i ricercatori della Elan hanno riportato considerevoli risultati testando il vaccino sui topi. Gli
animali immunizzati in giovane età erano protetti dalla malattia di Alzheimer; negli animali che avevano già contratto la malattia, questa si bloccava ed in alcuni casi regrediva. "Stiamo sperando che se noi riuscissimo
ad ottenere gli stessi risultati ottenuti nei nostri esperimenti fatti sui topi anche sulle persone, nella seconda
fase dell'esperimento, - dice ancora Lieberburg - ciò rappresenterebbe realmente un grandissimo risultato".
Il vaccino è destinato ad attaccare e liberare le caratteristiche placche beta amiloidi che sono presenti nel cervello delle persone affette dalla patologia.
Comunque, se il vaccino influenza il processo della malattia, al momento
non è capace di curarla.
"Per le persone che sono in una fase avanzata della malattia, il vaccino non può far niente per restituire le
cellule cerebrali morte e certamente non può restituire la memoria," dicono gli studiosi, "sebbene esso possa
potenzialmente fermare la malattia in qualsiasi condizione il paziente si trovi".
Marco Fasolino
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