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In
Italia, il numero delle persone avanti negli anni colpite da
diabete sono in aumento. Si calcola, infatti, che la
malattia venga diagnosticata ad un ottantenne su 27. Le
cause di questa patologia sono da ricercare principalmente
nelle condizioni di vita: obesità, alimentazione
sbilanciata e vita sedentaria, che certamente incidono su
una predisposizione familiare. Il diabete mellito di tipo II,
non insulino-dipendente o senile, a differenza del tipo I,
che interessa per lo più soggetti giovani sotto i 35 anni,
esordisce in modo meno grave, solitamente viene
diagnosticato per caso e colpisce il 5% della popolazione,
il 20% degli over 50. Oltre la metà dei pazienti
presenta anche un aumento della pressione arteriosa.
La
presenza contemporanea di diabete ed ipertensione
rappresenta una condizione ad elevatissimo rischio di infarto
del miocardio, di ictus cerebrale o di altri
danni a vari organi, quali il rene o la retina. Non a caso
questi pazienti corrono un rischio cardiovascolare 4 volte
superiore.
I
ricercatori del Centro di studio per la prevenzione ed il
trattamento dell'ipertensione arteriosa e dei fattori di
rischio cardiovascolare dell'Università di Brescia,
diretto dal professor Enrico Agabiti Rosei, hanno svelato i
meccanismi responsabili delle complicanze che affliggono chi soffre di queste patologie.
Lo studio, pubblicato su Circulation, apre la strada
ad interventi terapeutici più selettivi sulla struttura
vascolare, ma, nel frattempo, permette una maggiore
prevenzione, agendo sulle alterazioni molecolari causa
dell'elevata incidenza di infarto del miocardio e di ictus
cerebrale. Sono stati arruolati 12 pazienti normali, 18 con
ipertensione arteriosa, 15 con diabete mellito non
insulino-dipendente, 15 con entrambi i fattori di rischio.
Gli studiosi hanno analizzato le caratteristiche dei vasi
arteriosi di piccole dimensioni, le cui alterazioni possono
rappresentare il mezzo mediante il quale vengono danneggiati
gli organi bersaglio. Nei pazienti affetti da diabete, con o
senza ipertensione, è possibile osservare alterazioni della
parete dei piccoli vasi arteriosi, caratterizzate da una
anomala crescita delle cellule muscolari lisce e da un
aumento della fibrosi. Ma le maggiori alterazioni sono
presenti nei diabetici che soffrono anche di ipertensione.
La resistenza all'azione periferica dell'insulina
potrebbe svolgere un ruolo importante nello sviluppo delle
alterazioni della parete arteriosa, in particolare di quelle
concernenti la crescita delle cellule muscolari. Anche la
funzione vasodilatante dei piccoli vasi è risultata
alterata, soprattutto la capacità di vasodilatazione
endotelio-dipendente. Questa disfunzione potrebbe avere una
notevole importanza nello sviluppo delle lesioni di tipo
aterosclerotico, anch'esse frequenti in pazienti diabetici
ed ipertesi e spesso responsabili di eventi clinici
patologici e mortali.
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