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Presto la malattia di
Alzheimer sarà sconfitta. Lo assicura un gruppo di
ricercatori giapponesi - guidati da Ikuo Nishimoto, docente della
facoltà di medicina dell'Università Keio di
Tokyo – che hanno annunciato di aver individuato una
sostanza, la umanina (Nh), una proteina contenente 24 unità di
aminoacidi, che blocca la degenerazione delle
cellule cerebrali provocata dal morbo. La notizia, anticipata dal
quotidiano giapponese Yomiuri, sarà pubblicata
martedì prossimo sulla rivista scientifica americana “Proceedings
of the National Academy of Sciences of the United States of
America”.
La scoperta rappresenta un passo
avanti fondamentale nella lotta contro il morbo di
Alzheimer, malattia finora ritenuta incurabile, anche se,
come hanno ammesso gli stessi studiosi, saranno necessari
anni di test, probabilmente perfino 15, prima di poter
stabilire se dalla stessa umanina è possibile
ottenere direttamente una terapia per la malattia.
I ricercatori hanno individuato
l'umanina osservando gruppi di cellule cerebrali di
pazienti che resistono ai fenomeni degenerativi tipici del
morbo di Alzheimer. Test condotti sui topi hanno permesso di
constatare che le cellule cerebrali iniettate con umanina
non sono soggette ai processi degenerativi del morbo
riscontrabili invece nelle cellule non trattate con la
sostanza.
Nuove sperimentazioni sono ora in
programma su animali e persone e, malgrado il dovuto
riserbo, lo stesso dottor Nishimoto ha affermato che questa
scoperta costituisce "il primo passo verso la completa
cura della malattia. Ormai è solo questione di tempo. La
strada è aperta per la produzione di un farmaco che cura
l'Alzheimer”.
Il morbo di Alzheimer colpisce
gli anziani causando prima demenza e poi la morte. Sulla
base di studi condotti in Italia, Giappone, Gran Bretagna e
Olanda, si stima che il numero di malati oscilli dal 4,1
all'8,4% delle persone con più di 65 anni. Oggi
ne soffrono più di quattro milioni di americani e un
milione di giapponesi, mentre
in Italia i malati di Alzheimer sono circa 450 mila, di cui
60 mila solo in Lombardia. Si prevede, però, che il loro
numero raddoppierà nel 2020. Secondo la stima approvata
negli Stati Uniti, i casi gravi rappresentano il 4% della
popolazione sopra i 65 anni, che tradotto nella realtà
italiana significa circa 500.000 casi.
“La differenza maggiore
rispetto ai trattamenti fino a oggi preminenti - ha
dichiarato Nishimoto al quotidiano Yomiuri - consiste
nel fatto che la umanina è in grado di bloccare
completamente la morte delle cellule cerebrali",
riuscendo ad agire direttamente sui tre tipi di geni
responsabili della malattia.
La scoperta, che verrà
annunciata dalla rivista scientifica americana, conferma il
Giappone come uno dei Paesi leader nella ricerca
sull'Alzheimer.
Marco
Fasolino
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DALL'ARCHIVIO
DI TERZAET@.COM
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