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IL VIRUS DELL'AIDS PER LA CURA DELL'ALZHEIMER E DEL PARKINSON

 

Lo scopo era quello di sconfiggere una malattia, la leucodistrofia metacromatica, che colpisce un bambino su 40.000, con effetti pesanti e irreversibili come attacchi epilettici, paralisi e gravi difficoltà respiratorie, ed il mezzo per ottenere ciò, è la versione resa inoffensiva del virus dell'Aids. Gli autori di questa eccezionale scoperta sono gli esperti dell'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo, in provincia di Torino, coordinati da Luigi Naldini e i ricercatori dell'Ospedale San Raffaele-Telethon Institute of Gene Terapy, guidati da Claudio Bordignon.

 

La loro terapia, frutto di tre anni di studio in laboratorio, ha dato risultati soddisfacenti sui topi che fanno ben sperare nella validità anche sull'uomo. "Un'eventualità per cui - spiega Claudio Bordignon – bisognerà attendere ancora un po' di tempo".

 
L'eccezionale risultato,
pubblicato nel numero di marzo dell'importante rivista scientifica Nature Medicine, è stato cercato per anni dagli studiosi di tutto il mondo. Finalmente l'equipe torinese è riuscita nell'intento di inoculare il gene sano della malattia nei neuroni, utilizzando la proprietà del virus dell'Aids di diffondersi velocemente. Infatti, lo scienziato milanese e Luigi Naldini, sono riusciti nei topi a far trasportare, dal virus dell'HIV modificato e reso innocuo, il gene sano fin nelle cellule del tessuto cerebrale dei topi.

 
Questa, attualmente, sembrerebbe essere l'unica cura possibile per la Leucodistrofia Metacromatica. Una malattia che appartiene al gruppo delle cosiddette malattie Lisosomiali, perché all'interno della cellula i prodotti di scarto si accumulano in  piccolissime bolle, i lisosomi, dove invece dovrebbero essere smaltiti. E se questa patologia, purtroppo, risulta essere molto potente, potrebbe fortunatamente esserla allo stesso modo anche la terapia genica. Nei topi basta infatti una sola iniezione per trasportare il gene sano nelle cellule malate che iniziano così a produrre l'enzima mancante. E nel cervello, per tutta la vita, non vi rimane più traccia dei tipici danni da accumulo. Questi spariscono finanche nelle zone più distanti da quella dove è stata praticata l'iniezione. 
Ciascun topolino, curato con questo sistema, è guarito fino a giungere alla morte per vecchiaia.

 

Ma questo non è l'unico motivo di soddisfazione di questo studio finanziato dal San Raffaele e Telethon con 18 miliardi di lire.
"Quanto scoperto - conclude Claudio Bordignon - potrebbe valere anche per altre malattie da accumulo che colpiscono il sistema nervoso
centrale, e al momento senza cure risolutive, come il Parkinson e l'Alzheimer". 

 

Marco Fasolino

 

 

 

 

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