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Uno
studio britannico afferma che l'anziano è il maggior
consumatore di farmaci. Infatti, l'87% degli anziani li
assume regolarmente e la preponderanza del fenomeno è tre
volte maggiore rispetto a quella della popolazione globale.
Il 34% prende tre o quattro farmaci al giorno di una certa
rilevanza, come analgesici, psicotropi e diuretici.
Un
consistente consumo di farmaci nella terza età non sempre
però sta a significare un effettivo bisogno o uno specifico
aumento di malattie. L'anziano spesso accusa problemi di
insonnia, cade facilmente in uno stato di tristezza più che
di depressione ed ha problemi di stitichezza. Queste tre
condizioni, facili da riscontrarsi nei soggetti anziani, il
più delle volte vengono trattate con ipnotici, psicofarmaci
e lassativi, cioè con medicinali i cui benefici terapeutici
sono di gran lunga inferiori agli effetti indesiderati che
si riflettono sulla salute generale del soggetto. Infatti,
non sempre si tiene nel giusto conto che, nella persona
avanti negli anni, la risposta ad un farmaco è spesso
limitata da una diminuita funzionalità renale ed epatica.
Molte ricerche concordano che il 20-25% dei ricoveri
ospedalieri di persone anziane sono dovuti ad effetti non
desiderati dei farmaci, in particolar modo degli
psicofarmaci. È noto
infatti, che gli anticolinergici agevolano situazioni di
confusione mentale o di demenza da deficit colinergico; i
tranquillanti possono determinare stati di confusione
mentale, gli ipno-inducenti hanno la tendenza a prolungare i
loro tempi di azione, ecc.
Ma il problema degli effetti iatrogeni, cioè dovuti all'effetto
secondario, nocivo di un medicinale, non riguarda soltanto
farmaci prescritti per patologie neurologiche, ma
anche gli antinfiammatori (erosioni e ulcere
gastriche), gli ipoglicemizzanti (crisi ipogolicemiche), i
digitalici (tossicità), ecc.
L'assunzione
inopportuna di farmaci è anche favorita dal fatto che l'anziano
è generalmente molto più costante dei giovani
nell’assunzione delle sue medicine ed è spesso
un’abitudine alla quale non sa o non vuole sottrarsi e che
porta avanti per anni.
Indubbiamente alcuni trattamenti terapeutici sono
indispensabili e trovano piena giustificazione sul piano
medico. Patologie effettive come le cardiopatie, l'artrosi
e il diabete
sono tra i problemi più diffusi nella terza età. Inoltre,
diuretici, antiparkinson, ace-inibitori, cardiotonici,
antinfiammatori, sono farmaci di cui non si può fare a meno
e la cui utilità è fuori discussione. Ma non andrebbe mai
trascurato il fatto che l'anziano malato è anche un
soggetto con ridotte capacità psicomotorie, causate da una
sedentarietà forzata ed a volte dagli effetti collaterali
degli stessi medicinali.
La limitata possibilità di spostamento, uno stato più o
meno costante di apatia, deprimono il tono generale del
soggetto, rendendolo meno recettivo agli stimoli ambientali.
Non commette errori il medico che prescrive o consiglia al
proprio paziente anziano, accanto a farmaci specifici per
malattie croniche in atto, anche medicinali o integratori
che supportino il metabolismo energetico del paziente e gli
ridiano quel po' di tono psico-fisico necessario per
affrontare la propria esistenza con maggior forza.
Farmaci
di conforto, integratori dietetici e vitaminici non sono da
pensarsi come placebo, se aiutano a risolvere alcuni
disturbi o fastidiosi sintomi individuali, come cefalee,
sonnolenza, sbandamenti, stati ipocondriaci, fiacchezza,
disturbi della memoria o, più genericamente, disturbi della
sfera cognitiva, aiutando l'anziano ad una maggiore adesione
alla vita sociale e di relazione.
Marco
Fasolino
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