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Di
cancro ci si ammala di più al Nord e si guarisce meno al Sud, rispetto all'inizio degli
anni '90. Si può sintetizzare così, con questa apparente contraddizione, la situazione delle patologie tumorali in Italia.
Oggi, dunque, si muore meno rispetto a dieci anni fa. Infatti, secondo gli ultimi dati dei 14 registri dei tumori a disposizione dei medici, i decessi sono diminuiti complessivamente del 6%, con una riduzione marcata soprattutto nella fascia di età compresa tra i 35 e i 64 anni, dove si arriva a meno 10% nelle donne e addirittura meno 19% negli uomini. Le cifre sono state rese note a Napoli al
Terzo congresso nazionale dell'Associazione Italiana degli Oncologi Medici (Aiom), dove erano presenti oltre 1700 professionisti.
I registri dei tumori hanno preso in esame 210.000 casi seguiti dal 1994 fino all'aprile del 2000 su una popolazione di 7 milioni di persone. Alla fine degli
anni '90 la sopravvivenza è nettamente migliorata: il guadagno medio rispetto agli anni '80 è stato di 7 punti per gli uomini e 6 per le donne. Il dato
più significativo, riferito dall'Aiom, è quello di Ragusa, unica città meridionale dove ci sia un registro dei tumori: per il carcinoma alla vescica negli uomini la sopravvivenza a cinque anni è del 39%, a fronte di una media generale del 71%, mentre per quello alla prostata è del 34% contro il 48%. E non va meglio per le donne, che solo nel 70% dei casi vivono oltre i cinque anni con il cancro al seno, mentre in altre parti d'Italia la sopravvivenza è dell'81%.
Se si va ad analizzare più nei dettagli l'incidenza delle neoplasie nella popolazione italiana, si scopre che al
Nord è più facile ammalarsi, soprattutto a causa del maggiore inquinamento industriale,
particolarmente di cancro al polmone e al fegato, ma è anche più facile guarire. Al
Sud, invece, vi è una cronica carenza di strutture adeguate, soprattutto in campo radioterapico, e questo provoca un ritardo nella diagnosi precoce e quindi una maggiore frequenza di decessi.
"La disparità tra Nord e Sud è scandalosa - ha detto Francesco Cognetti, presidente dell'Aiom - e il nostro impegno sarà rivolto allo sviluppo di condizioni che impediscano queste disuguaglianze. È assurdo - ha aggiunto - che in un paese come l'Italia si ottengano ancora risultati disuguali nelle diverse aree geografiche. Ovunque vivano, i cittadini hanno il diritto di ricevere trattamenti omogenei che consentano loro di avere le stesse possibilità di guarigione". Ad influenzare la sopravvivenza dei malati di cancro, con poche differenze tra Nord e Sud, "contribuiscono, in modo spesso pesante - sottolinea il professor Roberto la Bianca, responsabile della divisione di oncologia degli
Ospedali Riuniti di Bergamo - le ristrettezze economiche con cui anche il
Servizio Sanitario Nazionale sta facendo i conti. I farmaci innovativi costano da 10 a 50 volte di più rispetto alle specialità precedenti: si corre dunque il rischio che l'esiguità delle risorse costringa a scegliere sulla base del budget e che i progressi della ricerca vengano vanificati dalla scarsa disponibilità dei farmaci più nuovi". Da qui, l'appello degli oncologi alle istituzioni affinché "vigilino sull'osservanza delle leggi sulla cancerogenesi ambientale e professionale e indirizzino le risorse per sanare le differenze tra Nord e Sud, cominciando dall'istituzione di registri tumori anche nelle regioni meridionali".
L'associazione degli oncologi stima 270.000 nuovi malati all'anno di tumore e 160.000 decessi. E si calcola che nel 2010, saranno il doppio i nostri connazionali vittime di tumore, 400mila l'anno, più di 1.000 al giorno.
Sostanzialmente, comunque, l'oncologia italiana ha fatto notevoli progressi e si è portata su posizioni migliori di quelle dell'Inghilterra, paragonabili a quelle degli Stati Uniti e della Svizzera. Tra i fatti positivi è stata segnalata anche l'entrata in vigore della nuova legge sulle sperimentazioni, che consentirà di fare un passo in avanti anche per l'utilizzo di nuove molecole mirate e meno nocive.
Marco
Fasolino
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