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UNA PET PUÒ AIUTARE A DIAGNOSTICARE L'ALZHEIMER

 

Per la prima volta, grazie ad un apparecchio che utilizza emissione di positroni (PET - Tomografia ad emissione di positroni) sono stati fotografati i segni di deterioramento del cervello che sono premonitori dell'Alzheimer. Una rivoluzione, questa, dal momento che fino a oggi una diagnosi assoluta e definitiva di questa terribile malattia è possibile solo a posteriori, cioè dopo la morte del paziente e in seguito all'analisi del suo cervello. In seguito ad uno studio condotto negli USA, sembrerebbe proprio che una PET possa essere di grande utilità per la diagnosi precoce. 

 
Lo studio, effettuato alla University of California di Los Angeles, e pubblicato sul Journal of the American Medical Association, ha interessato 284 pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer negli Stati Uniti, in Belgio e in Germania, con all'inizio leggere amnesie e lievi cambiamenti nel proprio comportamento. Tutti sono stati seguiti per un periodo variabile da 2 a 9 anni. La metà dei soggetti presi a campione (138) ha sviluppato il morbo di Alzheimer, o altre forme di demenza e, morti durante lo studio, sono stati sottoposti ad autopsia. Ma, cosa assai più importante, in questi casi la tomografia a emissione di positroni aveva rivelato l'inizio della malattia nel 93% dei casi. A questo punto è innegabile - come ha affermato lo stesso dottor Daniel Silverman, farmacologo e coordinatore della ricerca - l'utilità di una Pet per la diagnosi precoce. Infatti, se le ricerche saranno confermate, questo esame potrebbe servire a scoprire, con grande anticipo, se sta per scatenarsi il morbo di Alzheimer, mentre oggi una diagnosi assoluta e definitiva di questa malattia è possibile solo a posteriori. 

 
La Pet riproduce l'immagine del cervello sulla base del suo consumo di glucosio, o di zucchero, che rappresenta il principale "combustibile" delle cellule cerebrali. Le parti del cervello dove questo consumo è attivo sono rappresentati sui monitor come macchie di un colore rosso arancio, mentre le aree blu o viola caratterizzano un ridotto consumo di zucchero. In base alle esperienze del gruppo di Silverman esiste la possibilità che il soggetto sia a rischio serio di Alzheimer se le aree blu o viola, cioè aree di inattività, riguardano la parte posteriore del cervello, dove hanno luogo i processi che interessano la memoria e il linguaggio. 

 
Comunque, altri esperti dicono che questo esame va ancora considerato come un elemento diagnostico sperimentale nella diagnosi dell'Alzheimer. In aggiunta, c'è da considerare i costi della Pet, che si aggirano intorno ai 1500 dollari ciascuna e l'impossibilità di farlo diventare un esame di routine, eccetto che nei centri universitari di ricerca. Resta il fatto che una diagnosi precoce può servire a preparare meglio i malati e i loro familiari ad affrontare gli effetti debilitanti della patologia: ma a tutt'oggi, in ogni caso, nessun tipo di terapia precoce si è rivelato in grado di rallentare seriamente il decorso dell'Alzheimer.

 

Marco Fasolino

 

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