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Neve e gelo accompagnano l'arrivo dell'inverno in tutta Italia e, con l'arrivo dei primi freddi, aumentano i rischi di contrarre "malattie da raffreddore", come tosse, raffreddore, lievi laringiti e faringiti, principi di bronchiti.
Le malattie respiratorie continuano a rappresentare un capitolo critico della medicina moderna: costituiscono la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, specialmente dai settant'anni in su, e sono le uniche malattie infettive a essere aumentate anche dopo l'invenzione degli antibiotici.
Quotidianamente, il fumo (attivo o passivo), i gas inquinanti e le minuscole particelle di polvere disperse nell'aria sottopongono le mucose e le vie respiratorie a un'aggressione micidiale che durane l'inverno diventa più acuta. È il periodo dei raffreddori e dell'influenza, delle polmoniti e delle broncopatie acute e croniche. Difficile misurare la portata di queste patologie stagionali. Le statistiche, fondate sui dati Istat o sui numeri dei ricoveri ospedalieri, ne descrivono infatti solo i picchi, gli aspetti più gravi: le complicanze (che si traducono appunto in una degenza) o i decessi. La base della piramide, quella miriade di malanni che ogni inverno mette a letto mezza Italia, sfugge però, almeno per ora, a qualsiasi rivelazione statistica sia perché i medici di famiglia non sono tenuti alla registrazione, sia perché abbiamo imparato a curarci da soli, in casa, sfuggendo ad ogni osservazione epidemiologica.
Negli adulti è accertato da tempo che un'influenza (o una leggera bronchite) possono aprire la via a conseguenze ben più serie: soprattutto nel caso di soggetti particolarmente fragili come gli anziani, i fumatori di lunga data o i malati cronici. Ciò non significa che si debba entrare in allarme non appena il naso inizia a colare, ma che è in atto l'inizio di una malattia che può aggravarsi, se non si tiene sotto controllo.
Sono casi assai frequenti nei mesi freddi, ma non sempre sono riconducibili all'influenza. Si tratta piuttosto di altre malattie da virus come, per esempio, gli Adenovirus (spesso collegati al mal di gola), i Rhinovirus (del raffreddore), i Calicivirus e i Rotavirus (che originano forme virali parainfluenzali, con sintomi soprattutto gastroenterici) e i virus respiratori sinciziali (responsabili di forme anche gravi).
La reazione più diffusa, da parte dei malcapitati, è quella di ricorrere agli antibiotici. Un errore, in genere, perché se di virus si tratta, e non di batteri, gli antibiotici sono del tutto inutili, se non dannosi. Possono infatti indurre quella farmacoresistenza, per cui i microrganismi si abituano a difendersi dal farmaco e a rendere inefficace ogni cura quando dovesse servire. Il consiglio dei medici è invece quello di aspettare che la malattia faccia il suo corso, senza lasciarsi prendere dal panico o dalla semplice fretta di guarire. Le virosi sono infatti autolimitanti. Raggiunto l'apice, la malattia tende rapidamente a scomparire da sé. Bastano di solito una settimana, otto giorni di riposo, accompagnati da una dieta leggera e ricca di liquidi, per tornare in pista. Per alleviare i sintomi, ci si può comunque aiutare con qualche pastiglia di antipiretico per buttare giù la febbre, con un antinfiammatorio per il mal di gola o con un antidolorifico contro il mal di testa e i dolori articolari. Ma è bene ricordare che si tratta di palliativi, non di cure in senso stretto. Fra le malattie dell'inverno è comunque l'influenza la più comune e temibile, se non curata: la terza causa di mortalità per le malattie infettive, dopo l'Aids e la tubercolosi. Il rischio è che all'infezione scatenata dal virus influenzale si sovrappongono dei batteri, dando luogo a bronchiti o polmoniti. A segnalare l'insorgenza di queste complicanze a livello delle basse vie respiratorie, sono vari sintomi: la febbre elevata (oltre i 38 gradi) per più giorni, il dolore acuto al torace, la tosse persistente e un espettorato denso e purulento, di colore giallo verde. È allora opportuno rivolgersi quanto prima al medico per una diagnosi esatta che permetta di scegliere tra i numerosi prodotti disponibili, dagli antibatterici agli antinfiammatori e ai broncodilatatori.
Il loro uso ha permesso una drastica riduzione della pericolosità di malattie come la Tbc e la polmonite che si sono ripresentate, negli ultimi anni, soprattutto a causa dell'aumento di persone anziane o immunodepresse, come i malati di Aids. Ma il primato, oggi, appartiene alla vasta categoria delle broncopatie cronico-ostruttive (Bpco): le bronchiti croniche, gli enfisemi polmonari e l'asma. Mali in larga parte dovuti all'abitudine al fumo. A quei sigari e sigarette che, se abbandonate, lascerebbero di nuovo liberi i polmoni, ma che continuano a minacciarci. Queste patologie sono attualmente responsabili della metà dei decessi per malattie respiratorie e costituiranno nel 2020 la quinta causa di malattia.
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