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I ricercatori italiani sono in prima linea nella lotta
ai tumori. Infatti, solo gli Stati Uniti superano il nostro Paese per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche in materia di
cancro. Gli studi sui tumori (nel Duemila 3142) sono stati per il 37,7 per cento americani, per il 9,8 per cento italiani, per l'8,5% inglesi, per il 6,9% giapponesi e per il 6,3% francesi.
Ma se la guerra a questo terribile male, che conduce a morte circa 400 persone al giorno (dati ISTAT del '97), viene portata avanti efficacemente dalla ricerca scientifica, purtroppo non altrettanto si può dire degli italiani, che dichiarano di non fa nulla per evitare il terribile male: il 55% dichiara infatti di non fare nulla in termini di prevenzione e solo il 17% dei medici di famiglia suggerisce alcuni esami preventivi ai pazienti.
Sono solo alcuni dei dati di una indagine commissionata all'Istituto di ricerca
Eurisko dalla Lega per la lotta ai tumori presentata al
Cnel in una conferenza stampa alla presenza del Ministro della
Salute Girolamo Sirchia e di tutti gli esperti a livello internazionale di questo settore. Dalla ricerca, condotta su 1000 persone, ha spiegato il presidente della Lega di Roma professor Giuliano Quintarelli, emerge una "situazione preoccupante": oltre il 35% delle donne non esegue il
pap
test, il 40% degli uomini in età a rischio non ha ancora eseguito una sola visita di controllo della prostata e circa il 30% delle donne "in età da
mammografia" non ha eseguito questo esame nemmeno una volta nella vita. Nulla sembra cambiato rispetto a 10 anni fa sui suggerimenti dei medici ai propri assistiti: una precedente indagine dell'Eurisko aveva messo in evidenza, ricorda Quintarelli, la medesima situazione: più dell'80% non suggeriva esami periodici e mirati a prevenire i tumori. Secondo i dati di mortalità Istat più della metà del totale dei casi è provocata da neoplasie al polmone, del colon-retto, della mammella e della prostata; il fumo e una scorretta alimentazione rappresentano i principali fattori di rischio del 70% dei tumori. "Ma se i tumori sono identificati in tempo, ha ricordato Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lega tumori, molti possono essere curati e guariti grazie alle moderne terapie".
Sarebbe necessaria, da parte delle Istituzioni, una politica di informazione sanitaria finalizzata alla prevenzione oncologica, ed estesa alla comunità. Per questo motivo si perseguono idee preconcette sull'argomento cancro, che, a tutt'oggi, è ancora definito "male incurabile" o "malattia inguaribile". L'ignoranza sull'argomento, ed il timore che questa particolare patologia incute, creano quei tabù tradizionali per cui molti preferiscono non sapere, facendosi cogliere del tutto impreparati dall'eventuale insorgenza di una neoplasia.
Dai dati forniti dal National Cancer Institute e dal
National Institutes of Public Health statunitense risulta che, su 50 nazioni, l'Italia si trova al 100 posto in graduatoria come mortalità per tumori, un "primato" questo che deve essere assolutamente corretto. Inoltre, è apparso di particolare interesse paragonare la situazione oncologica italiana con quella degli USA. Soprattutto perché in quel Paese vi è un aumento dell'incidenza rispetto al nostro, anche in considerazione della
multietnia, delle differenze razziali e degli stili di vita. In sintesi, in Italia nonostante i notevoli progressi nell'ambito delle terapie vi è tutt'ora una insufficiente presa di coscienza circa l'enorme importanza dovuta alla prevenzione. Basti pensare alla scarsa frequenza con cui nel nostro Paese le donne si sottopongono al più semplice dei controlli come il Pap-test e la mammografia. Da dati ISTAT vi è la chiara dimostrazione che il numero di donne che avrebbero dovuto sottoporsi a questi test diagnostici è ben al di sotto dei suggerimenti proposti dai programmi di prevenzione delle varie associazioni come la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.
Marco
Fasolino
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