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Nel laboratorio sperimentale dell'Università del Wisconsin, alcuni scienziati sono riusciti per la prima volta a trasformare alcune cellule staminali embrionali in cellule ematiche.
La scoperta, pubblicata sull'ultimo numero della rivista
scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences, costituisce un importante passo verso la produzione di sangue umano in laboratorio, che potrebbe essere utilizzato per trasfusioni o per la cura di molte patologie del sangue, tra cui la leucemia e il linfoma, evitando in questo modo le difficoltà di reperimento ed i pericoli di contaminazione, inevitabili nel caso di donatori umani.
Come ha tenuto però a precisare l'ematologo Dan Kaufman, principale autore dello studio, questi restano tutt'ora obiettivi lontani nel tempo.
"Non voglio dare false speranze a nessuno - ha infatti detto - e dire che siamo in grado di curare il cancro o le malattie del sangue. È qualcosa che speriamo di fare in futuro, ma nel frattempo rimangono ancora molti ostacoli da superare".
Le cellule staminali embrionali sono quelle che si presentano nel primissimo stadio dello sviluppo dell'embrione e che possono svilupparsi in diversi tipi di cellule specializzate, come quelle cardiache, dei muscoli,
della pelle o del cervello.
La ricerca medica ha già avviato una serie di test sulle cellule staminali intesi ad indirizzare la loro evoluzione verso la produzione di tessuti specializzati da impiantare su pazienti in caso contrario difficilmente curabili, cosa che ricerca ha generato accese polemiche nell'ultimo anno, perché richiede la distruzione di un embrione di alcuni giorni.
I ricercatori diretti da Kaufman, hanno innestato cellule staminali embrionali umane su cellule di midollo osseo di topo, contenente sostanze nutritive atte a stimolare lo sviluppo di cellule ematiche. Le cellule sono state inserite in siero fetale bovino e si sono sviluppate in cellule sanguigne primitive. Kaufman ha spiegato che questo metodo ha funzionato nelle colture di laboratorio, ma ha osservato che è troppo presto per stabilire se le cellule staminali possano svilupparsi allo stesso modo anche nel corpo di un animale e, soprattutto, in quello di un essere umano.
Marco Fasolino
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