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Un gruppo di ricercatori
della Harward Medical School di Boston, coordinati da
Dennis Selkoe, ha scoperto che bastano ammassi di poche
molecole (detti oligomeri) della proteina beta amiloide
nella regione del cervello preposta alla memoria perché
queste interferiscano con i normali processi mnemonici,
inducendo i primi segnali della malattia di
Alzheimer.
Era noto da tempo che a provocare questa grave forma di demenza
sono le cosiddette placche amiloidi, grossi
agglomerati della proteina beta amiloide. La novità sta
nell’aver individuato il meccanismo con cui la beta
amiloide porta progressivamente alla
demenza.
Lo studio,
eseguito sui topi, ed i cui risultati sono stati presentati
sulla rivista Nature del 4 aprile, suggerisce che i
sintomi più debilitanti di questa malattia degenerativa del
cervello sarebbero causati proprio dai summenzionati
oligomeri.
Sono questi, ancora prima di confluire nei grandi
aggregati di beta amiloide, ad aver la capacità di
interrompere il funzionamento delle sinapsi, il sistema di
trasmissione dell’impulso nervoso tra cellula e cellula.
Inoltre, le sostanze chimiche che bloccano l’enzima
implicato nella produzione della proteina beta amiloide sono
in grado di impedire anche la formazione degli oligomeri.
Studi di laboratorio con cellule in coltura hanno
dimostrato, infatti, che trattarle con un particolare tipo
di molecole dette inibitori delle gammasecretasi ne
previene l’accumulo. In questo modo i neuroni continuano a
funzionare regolarmente.
Stando a Selkoe, quindi, riuscire
ad impedire la formazione di oligomeri può permettere di
prevenire e, magari, far regredire il morbo di Alzheimer.
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