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Un test per scoprire il cancro al polmone quando è ancora curabile grazie alla
Tac
spirale. Infatti, grazie a questo test, semplice ed economico, "sarà possibile riconoscere un tumore al polmone 4-5 anni prima e guarire 8 malati su 10, 6 in più rispetto ad oggi". È la promessa dell'oncologo Umberto Veronesi, direttore scientifico
dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano che, presentando i traguardi raggiunti dall'ospedale nel 2001, ha definito la Tac spirale come "un esame in grado di trasformare il cancro del polmone da
big killer a malattia curabile". Lo dimostrano i dati preliminari, a 2 anni, di uno studio su 1.000 forti fumatori in corso all'Ieo. "Risultati incoraggianti, ottenibili grazie a un test che costerebbe circa 200 euro il primo anno e 100 il secondo: un regalo che ogni fumatore intelligente dovrebbe farsi", ha detto l'ex ministro dalla Sanità, pur ripetendo che la cosa migliore "sarebbe ovviamente dire addio alla sigaretta".
Ogni anno, in Italia si ammalano di tumore polmonare 35 mila persone (150 mila in Europa) e ne muoiono ben 30mila. Con gli attuali metodi di diagnosi e terapia, la permanenza in vita di questi pazienti è dunque solo del 15 per cento, un dato preoccupante che ne contiene però un altro e cioè che, se la malattia è diagnosticata in fase iniziale, la resezione chirurgica ottiene fino all'80 per cento di sopravvivenza a cinque anni. In parole povere, se il
tumore viene scoperto tempestivamente, ci si salva, mentre se la diagnosi è tardiva, le probabilità di salvarsi sono minime.
Gli esperti dell'Ieo, dunque, raccomandano ai 18 milioni di fumatori italiani uno strumento "efficace e non invasivo" per battere sul tempo il tumore al polmone. La Tac spirale, ha spiegato infatti Ugo Pastorino, direttore della
Divisione di chirurgia toracica, "è una tecnica radiologica che permette di misurare, punto per punto, tutto il volume del polmone, senza iniettare un mezzo di contrasto endovena ed esponendo il paziente a livelli molto bassi di radiazioni ionizzanti, inferiori al 70% della dose raccomandata dalle normative europee per la diagnosi". Un esame che dura in tutto pochi minuti ed "è in grado di rilevare (eventualmente abbinata alla
tomografia a emissione di positroni o Pet) un tumore allo stadio iniziale con una frequenza 7 volte superiore rispetto alla tradizionale
radiografia".
Lo studio dell'Ieo proseguirà per altri 3 anni, ha aggiunto Pastorino, "durante i quali contiamo di perfezionare la procedura per offrirla a tutti gli italiani a rischio (il 30% della popolazione attiva), magari in parte rimborsata dal Ssn". Ma le novità dell'Ieo sul fronte dei tumori non finiscono qui. Gli oncologi milanesi, infatti, hanno confermato l'esistenza di una stretta "parentela" genetica tra la longevità e il cancro. In particolare, le attività del gene p66, che controlla la durata della vita, e del gene p53, che ci difende dallo sviluppo di neoplasie, risultano "intimamente correlate".
"Il gene p66 - ha spiegato Pier Giuseppe Pelicci, direttore del
Dipartimento di oncologia sperimentale - aumenta la produzione di radicali liberi, quindi l'invecchiamento e il rischio di malattie degenerative come l'aterosclerosi o
l'Alzheimer". Ora "abbiamo scoperto che è proprio il gene p53 a istruire il p66 a produrre sostanze ossidanti". In altre parole, "p53 ha due funzioni distinte: proteggere dai tumori e favorire l'invecchiamento e la morte
ossidativa". E se dal punto di vita "filosofico" questo "ci fa pensare che forse l'invecchiamento è il prezzo che l'organismo paga per aver imparato a difendersi dal tumore", in pratica "ci offre nuove conoscenze per regolare quel sottile equilibrio cellulare (bilancia) tra lotta contro il cancro e lotta per la longevità".
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