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Tenere sotto controllo la pressione salva il cervello. È
questo il chiaro messaggio che arriva dalle due maggiori
Società scientifiche che si occupano di ipertensione (ISH/ESH),
l’Internazionale e l’Europea, presenti al recente
convegno di Praga.
L’ipertensione
colpisce circa il 20% della popolazione
italiana, ossia 10 milioni di persone e la cifra è
destinata a crescere a causa del progressivo aumento
dell’età media della popolazione. Infatti, sebbene
l’ipertensione non sia un problema esclusivo
dell’anziano, è pur vero che dopo i 50/60 anni una
persona su tre ha problemi di ipertensione.
"Ipertensione e deficit cognitivo", spiega Alberto
Zanchetti, professore di Medicina interna all’università
di Milano e direttore scientifico dell’Istituto Auxologico
Italiano, "sono due patologie importanti per il paziente
anziano. I rapporti tra queste due condizioni sono stati per
lungo tempo incerti, ma grazie ai dati sperimentali che
abbiamo oggi a disposizione possiamo dire che tenere sotto
controllo la pressione consente di preservare le funzioni
cognitive. Questa certezza è stata confermata dallo studio Scope
(Study on Cognition and Prognosis in the Elderly,
sostenuto da AstraZeneca), presentato al convegno".
Andando avanti con l’età, la presenza di fattori di
rischio (diabete di tipo II,
ipercolesterolemia,
fumo) e la
perdita di elasticità dei vasi sanguigni causano un
allontanamento della pressione dai valori normali (120 mmHg
di massima, 80 mmHg di minima). Le conseguenze possono
essere l’insufficienza cardiaca e renale, l’ictus o
l’infarto. Inoltre, nei pazienti ipertesi si assiste a un
calo della memoria e ad altri deficit intellettivi,
accompagnati da segni di atrofia cerebrale o mutamenti del
flusso sanguigno, verificabili per mezzo della risonanza
magnetica.
Due studi dimostrano l’efficacia di altrettanti
farmaci nella prevenzione dell’ictus: il Progress (Perindopril
Protection Against Recurrent Stroke Study), dimostra
come l’impiego dell’ACEinibitore perindopril diminuisce
del 28 per cento il rischio di ictus nei pazienti che hanno
già subito un evento cerebrovascolare; mentre lo studio
Scope dimostra che in pazienti anziani (età media 76 anni)
affetti da ipertensione lieve, il trattamento con un
antagonista dei recettori dell’angiotensina II (candesartan
cilexetil) riduce il rischio di ictus fatale e non,
rispettivamente del 25 e del 28 per cento.
"Per la prima volta inoltre", afferma Zanchetti,
"una
ricerca fatta su grandi numeri, come Scope (4.937 pazienti
di 15 paesi), prova che il trattamento antiipertensivo ha un
effetto protettivo sulle funzioni cognitive del cervello,
indipendentemente dal farmaco utilizzato. Per sapere infatti
se un medicinale con la stessa capacità di controllo della
pressione sia da questo punto di vista più efficace di un
altro, è necessario allungare i tempi dello studio, o
svolgere ricerche più mirate".
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