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Il
mal di testa è uno dei più comuni disturbi dolorosi, dal
quale risulta colpito almeno il 90%
della popolazione generale. Negli USA le visite
effettuate ogni anno per cefalea sono sedici milioni,
risultando la cefalea al 14° posto fra i più frequenti
motivi per i quali viene consultato il medico.
Analizzando
la sola emicrania
si osserva che essa rappresenta il disturbo neurologico più
comune dei Paesi industrializzati, che colpisce per lo più
donne in misura doppia rispetto ai maschi: in America e in
Europa la percentuale degli adulti colpiti va dal 10 al 15%
e, soltanto in Italia,
gli emicranici sono oltre 6 milioni.
Sul
versante opposto si pongono i pazienti affetti da cefalea a
grappolo, colpiti appena nella misura dello 0,45% se maschi
e dello 0,15 se donne, anche se quest'ultima percentuale sta
aumentando negli ultimi anni.
Soprattutto
all'estero sono stati condotti anche recentemente studi
epidemiologici nel tentativo di quantificare in termini
epidemiologici la diffusione della malattia.
L'American
Migraine Study 2001 ha calcolato che una
casalinga americana su quattro soffre di emicrania.
Lo
studio Prevalenze
2000 ha evidenziato che, considerando ambo i
sessi, in USA e in Germania la percentuale media dei
pazienti emicranici è pari all'11%, mentre in Italia è del
12%, in Inghilterra del 7% e in Francia del 5%.
In
Africa invece si va, a seconda delle aree geografiche, dal
2,9 al 7,2%, mentre in Giappone la percentuale è dell'8,4%,
restando grossomodo costante in tutto il Paese.
In
media il 25% di tutti questi pazienti presenta uno o più
attacchi alla settimana ed è quindi possibile calcolare
almeno 21 attacchi all'anno per ogni emicranico.
Il
51% di essi va incontro ad una riduzione di produttività
lavorativa o del rendimento scolastico nell'ordine di almeno
il 50%.
Il
66% (per lo più donne) va incontro una riduzione di
produttività anche nell'ambiente domestico.
Il
39% è addirittura costretto a letto, dove a volte resta
confinato, al buio e in silenzio, per giorni interi.
Anche
gli studi di prevalenza,
riferiti a un anno di rilevamento, forniscono dati conformi
a quelli della frequenza: 18% per le donne e 6% per gli uomini in USA, 25% per le
donne e 8% per gli uomini in Olanda, 12% e 2% in Cile, 8 per
entrambi i sessi in Giappone.
Valutando
l'intera popolazione del pianeta, l'OMS indica una
prevalenza del 18% circa fra le donne e del 6% fra gli
uomini.
Sempre
secondo l'OMS, per l'emicrania sono comunque disponibili
trattamenti, sia preventivi che sintomatici, efficaci, ma il
loro utilizzo è spesso ostacolato dalla lentezza delle
diagnosi e dalla mancanza di un'adeguata preparazione della
classe medica sulle corrette strategie terapeutiche da
utilizzare.
Si
è comunque cercato di quantificare anche l'atteggiamento
terapeutico dei pazienti verso questa malattia: in Italia ad
esempio, soltanto 2 milioni di emicranici sarebbero trattati
con farmaci appropriati.
All’appello
mancano quattro milioni di pazienti le cui modalità di cura
non sono note.
Spesso
il trattamento viene autogestito, probabilmente in modo
inadeguato e senza controllo medico.
La
cura resta per molto tempo in mano al paziente che ritarda
la consultazione medica e, banalizzando la natura del
disturbo, si affida ai consigli del farmacista, dei
familiari o degli amici.
In
molte donne gioca un ruolo importante la loro più elevata
capacità di sopportazione del dolore, che spesso non le
spinge a ricercare un rimedio specifico.
In
tale atteggiamento riveste un ruolo importante anche
l’errata convinzione che il mal di testa faccia parte del
corollario obbligato dei disturbi legati al ciclo mestruale.
Il
“fai da te” e lo scorretto approccio terapeutico
adottato da molti pazienti, comporta però rischi e
complicanze, fino a una vera e propria situazione di abuso,
con conseguente rischio di cronicizzazione del disturbo.
Un'indagine svolta dalla Demoskopea due anni fa ha evidenziato che il
50% degli italiani si cura da sé con analgesici da banco e solo il
24% di essi va a farsi prescrivere una cura dal medico.
Due terzi di quelli che consumano analgesici prende una compressa qualche volta, un sesto (oltre 3 milioni di italiani) li prende abbastanza spesso e un nono li utilizza in maniera rilevante.
Ma quanti di questi pazienti giungono poi all'osservazione del medico?
Secondo un'indagine, condotta sempre due anni fa in Inghilterra su 2.587 pazienti (Aditus Popolation Study), le percentuali di consultazione del medico sono assolutamente inferiori a quelle che ci si potrebbe attendere dalla frequenza di questa malattia.
Infatti, su 40 pazienti che vanno dal medico di famiglia inglese, in media meno di quattro lo fanno per mal di testa.
In base ad un'analoga indagine effettuata nel nostro Paese, la situazione degli italiani non è molto diversa: per ben il
53% delle donne e il 66% dei maschi affetti manca una diagnosi (i cosiddetti cefalalgici sommersi).
Peggio di noi sembra stare solo il Giappone dove non va mai dal medico addirittura il 69,9% dei pazienti con mal di testa.
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