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NOBEL PER LE SCOPERTE SUL “SUICIDIO” CELLULARE PROGRAMMATO

 

Il Nobel per la medicina è stato assegnato quest'anno ai ricercatori britannici Sydney Brenner e John Sulston e allo statunitense Robert Horvitz “per le loro scoperte sulla regolazione genetica della organogenesi e sulla morte cellulare programmata”. Questo studio sulla regolazione genetica degli organi e la morte cellulare programmata, condotti dai tre Nobel, ha aperto la strada alla possibilità di comprendere l'origine di molte malattie, come quelle genetiche e i tumori.
 

Il “suicidio” programmato delle cellule, infatti, promette di diventare nei prossimi anni uno dei campi di ricerca più promettenti per mettere a punto nuove cure contro malattie nelle quali le cellule non riescono più a morire, come i tumori, o quelle nelle quali muoiono troppo, come Aids, infarto e Alzheimer.

   

Basti pensare che in un uomo adulto ogni giorno nascono più di mille miliardi di cellule e altrettante muoiono in modo programmato. E che nel feto umano la pelle che inizialmente si forma tra le dita viene eliminata grazie alla morte programmata. Nello stesso modo viene eliminato anche l'eccesso di cellule nervose presenti nell'embrione, nei primi stadi di sviluppo del cervello. Le ricerche di Brenner, Horvitz e Sulston hanno permesso così, quasi 40 anni fa, di osservare da vicino i segreti della vita.  

 

Il pricipale merito di Sydney Brenner è stato quello di aver ideato agli inizi degli anni '70, al tempo in cui lavorava a Cambridge (GB), il modello biologico del Caenorhabditis elegans (nella foto), un minuscolo verme trasparente di 1 millimetro, costituito da appena 1000 cellule, attraverso l’osservazione microscopica del quale è stato possibile, come in una sfera di vetro, osservare cellule viventi mentre si dividevano e si sviluppavano all'interno di un organismo, percorrendo così tutte le tappe del suo sviluppo, dalla cellula fecondata alle cellule adulte. Seguendo questo processo al microscopio, dunque, è stato possibile comprendere in che modo da una cellula-uovo fecondata si può formare un organismo adulto, e come anche la morte, con il suicidio programmato delle cellule (chiamato “apoptosi”), sia altrettanto fondamentale per mantenere inalterato, in ogni organo, sempre lo stesso numero di cellule.  

 

Robert Horvitz, dal canto suo, ha scoperto e caratterizzato i geni-chiave che regolano la morte cellulare programmata nella Caenorhabditis elegans. Ha studiato come questi geni interagiscono nel processo di morte cellulare, e ha mostrato l'esistenza di geni analoghi nell'uomo. Per questo motivo gli studi degli scienziati possono essere considerati l'inizio della comprensione dei meccanismi dell'invecchiamento.

   

John Sulston, invece, ha stabilito un “albero genealogico” cellulare, che permette di seguire la divisione e la maturazione di ciascuna cellula durante lo sviluppo di un tessuto di Caenorhabditis elegans. Ha dimostrato che determinate cellule subiscono una morte programmata che si iscrive nel corso normale dello sviluppo e ha constatato la prima mutazione di un gene implicato nel processo della morte cellulare.

 

   

    Marco Fasolino

(11/10/2002)

 

 

 

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