Riduzione
del 36% degli eventi coronarici fatali e di infarti
non fatali, riduzione del 27 % di ictus fatali e non
fatali e del 21% delle procedure (angioplastica, bypass) e
degli eventi cardiovascolari in pazienti con ipertensione
arteriosa e livelli di colesterolo da normali a
moderatamente elevati, a cui era stato somministrato il
farmaco ipocolesterolemizzante atorvastatina rispetto ai
pazienti trattati con placebo. Pfizer lo ha comunicato oggi
sulla base dei risultati di un importante trial clinico
presentati all'American College of
Cardiology in corso a Chicago.
Lo
studio ASCOT (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes
Trial), che ha coinvolto circa 20.000 pazienti affetti
da ipertensione, è stato progettato per stabilire se le
nuove terapie antipertensive siano in grado di produrre
maggiori benefici cardiovascolari rispetto alle vecchie.
Inoltre, più della metà dei pazienti coinvolti nello
studio ha ricevuto atorvastatina o placebo al fine di
stabilire se la terapia ipocolesterolemizzante fosse in
grado di produrre ulteriori benefici cardiovascolari in
aggiunta alla terapia antipertensiva.
È
stato stimato, infatti, che una percentuale compresa tra il
35 ed il 50% dei pazienti ipertesi presenta anche livelli
elevati di colesterolo.
“Ciò
che è stato chiaramente rilevato è che, aggiungendo la
terapia con atorvastatina al
trattamento antipertensivo, è stato possibile prevenire un
maggior numero di infarti ed ictus” ha affermato il
Professor Bjorn Dahlof, co-presidente per lo studio ASCOT,
della Sahlgrenska University di Goteborg, Svezia.
Dal
momento che i benefici di carattere cardiovascolare per i
pazienti in trattamento con atorvastatina sono risultati
particolarmente significativi, il Comitato Direttivo
(coordinatore indipendente dello studio) ha deciso di
interrompere il braccio di studio con atorvastatina
nell'ottobre del 2002, quasi due anni prima di quanto
inizialmente progettato.
“Questa
diminuzione degli eventi cardiovascolari si è verificata in
tempi più brevi rispetto a quanto è stato osservato in
molti altri studi clinici” ha affermato il Professor Peter
Sever, co-presidente per lo studio ASCOT, Imperial
College School of Medicine, Londra.
“Questi
risultati potrebbero modificare l’approccio terapeutico in
questa particolare popolazione di pazienti (affetti da
ipertensione e con livelli di colesterolo da normali a
moderatamente elevati) che non vengono normalmente presi in
considerazione ai fini di una terapia ipocolesterolemizzante.”
“Questi
risultati ci forniscono nuove ed importanti informazioni
clinico-terapeutiche per milioni di pazienti in tutto il
mondo che soffrono di ipertensione e che presentano livelli
di colesterolo normali o moderatamente elevati” ha
affermato il Dr. Joseph Feczko, Responsabile Pfizer per lo
Sviluppo Mondiale dei farmaci.
ASCOT
è uno studio clinico gestito autonomamente dai Ricercatori,
coordinato da un Comitato Indipendente e finanziato da Pfizer.
Lo studio, che è attualmente in corso, è stato avviato nel
1998 ed ha coinvolto pazienti di vari Paesi, quali Regno
Unito, Irlanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e
Islanda. I pazienti inclusi nello studio erano affetti da
ipertensione arteriosa e presentavano almeno altri 3 fattori
di rischio cardiovascolare, quali un’età superiore a
55 anni, l’abitudine al fumo e il diabete.
Il livello di Colesterolo Totale era inferiore a 250 mg/dL,
ritenuto solo moderatamente elevato secondo le attuali
Lineeguida Internazionali.
Da quando atorvastatina è stata introdotta sul
mercato sette anni fa (cinque in Italia), la sua sicurezza
ed efficacia sono state comprovate da un vasto programma di
trial clinici comprendente oltre 400 studi, ancora in corso
o già conclusi, che hanno coinvolto più di 80.000
pazienti.
(2/4/2003)