Da
uno studio italiano su un gruppo di pazienti centenari pubblicato
sulla rivista “Journal of Medical Genetics”, è
risultato che elevati livelli di una proteina
antiinfiammatoria potrebbero rappresentare la chiave
genetica verso la longevità, almeno per quanto riguarda gli
uomini.
Il
processo di invecchiamento è associato a infiammazione
cronica e di basso livello in tutto il corpo, che alla lunga
porta a danni ai tessuti e all’aumento del rischio di
sviluppare malattie degenerative, come il morbo di
Alzheimer, quello di Parkinson, il
diabete
di tipo 2 e l’osteoporosi.
Scienziati del dipartimento di biopatologia e biomedicina
dell’Università di Palermo hanno analizzato i
livelli di due proteine (citochine) coinvolte nel processo
infiammatorio del corpo: IL-10, che smorza
l’infiammazione, e TNFa, che invece la favorisce. I
ricercatori hanno esaminato la frequenza dei geni che
codificano per le due proteine in un campione di 72 uomini e
102 donne che avevano raggiunto i 100 anni di età. Inoltre
hanno studiato anche il DNA di differenti soggetti di età
compresa fra i 22 e i 60 anni.
I risultati indicano che un numero significativamente più
elevato di uomini centenari esprimeva geni che codificano
per alti livelli di IL-10, la proteina anti-infiammatoria,
rispetto agli uomini più giovani. Invece, per quanto
riguarda i livelli della TNFa, non c’erano differenze fra
i diversi gruppi di età. Sempre gli uomini centenari
esprimevano i geni corrispondenti alla combinazione di alti
livelli di IL-10 e bassi di TNFa. Fra le donne, invece, non
c’era differenza nei livelli delle citochine, né
separatamente né in combinazione.
Secondo gli autori della ricerca, queste mutazioni genetiche
potrebbero essere specifiche dei pazienti presi in esame e
non essere evidenti al di fuori della popolazione testata.
Ma in ogni caso, i livelli elevati della citochina
anti-infiammatoria sembrano associati alla longevità.
(16/4/2003)