In
maniera specifica: sette ragazzi su cento, prima di raggiungere i 18
anni, hanno sofferto di un episodio grave di depressione cui si legano
molti suicidi. Sono circa 60 mila i bambini che fanno abitualmente uso
di tranquillanti o d'antidepressivi e circa a 20 mila è giornalmente
somministrato un sonnifero. Si tratta, è vero, "solo" di
settantamila-ottantamila bambini, ma sono ottantamila bambini di troppo,
perché nella gran maggioranza dei casi, i problemi psicologici dei
bambini si curano risolvendo i problemi che li determinano e non
somministrando indiscriminatamente pasticche.
La
conoscenza della fatica di vivere già ai primi passi nel mondo è il
risultato degli studi sulla crescita e della scoperta di un bambino
nuovo rispetto a quello dei nostri tempi e delle nostre nonne. Si
pensava che, fino allo sviluppo del linguaggio verbale, il bambino fosse
un vegetale da controllare con un metro e una bilancia per seguirne lo
sviluppo in a peso e in altezza, mentre oggi sappiamo che hanno bisogni
psicologici fin dal primo momento di vita. Bisogni ricchi e complessi
quanto nelle età successive, anche se espressi con linguaggi e maschere
differenti. Se un bambino al terzo mese di vita e ancora di più
all'ottavo non sorride più, rallenta l'esplorazione dello spazio
riducendo i movimenti, rifiuta il cibo, tende a dormire a lungo, bisogna
considerare che si possa trattare di segni di una depressione e persino
di una stanchezza di vivere che sconfina con la voglia, certamente
inconsapevole, di scomparire.
Il
pianto che abitualmente è interpretato come fame, forse come "male
al pancino", insomma com'espressione di un bisogno del corpo,
potrebbe invece essere un pianto di disperazione per un dolore causato
da una simbiosi materna o paterna interrotta, un dolore che ha il sapore
del lutto. Viene voglia da nostalgia per tempi di minor sapere, quando
l'ignoranza nascondeva persino la sofferenza. Un tempo credevamo che il
bambino fosse felice e invece soffriva, ora sappiamo che può persino
"impazzire" ma possiamo aiutarlo a vivere felice. Molti
disturbi psicologici dei bambini quali insonnia, iperattività e
agitazione con comportamenti aggressivi non dipendono da malattie della
mente, ma da trattamenti farmacologici inappropriati e accaniti, da
veleni e inquinamento ambientale d'ogni tipo, genere e natura, da
esclusione sociale, da difficoltà familiari, da mancanza di rispetto e
d'amore.
La
risposta che la società, il Sistema, cerca di dare a questi bisogni
emergenti è sempre la stessa: trattiamo i bambini con farmaci, dagli
ipnoinducenti per farli dormire, se rompono, ai calmanti per bloccarli
nella loro insofferenza e protesta.
Il
Ministero della Sanità, su pressione dell'industria farmaceutica e,
purtroppo, dei pediatri di base, ha dato il consenso alla
commercializzazione di un farmaco, il metilfedinato, vero e proprio
psicofarmaco, un'anfetamina drogante chiamata anche la "pillola
dell'obbedienza". Questo farmaco ha già drogato e rovinato cinque
milioni di bambini americani, (dal 1989 al 1996 le ricette per questo
farmaco sono aumentate del 600 % e un bambino su 25 in America assume
questa sostanza come calmante). Esiste anche un mercato nero del
farmaco, sempre in America, perché il metilfedinato è usato da molti
studenti universitari come stimolante per lo studio. Questo farmaco sta
producendo molti casi di leucemia, psicosi giovanile e depressioni
suicidarie, ma le industrie stanno cercando nuovi mercati... così è
per tutto ciò che investe la sanità dove ben poco vi è d'etico ma
molto di commerciale.
Ci
vogliono far credere a tutti i costi che la vita media si sta
allungando. È vero, si sta allungando la vita di quelli che sono nati
prima degli anni 50, quelle generazioni che sono venute su senza
farmaci; per le generazioni seguenti tutte le malattie
cronico-degenerative sono in aumento esponenziale. La suscettibilità ad
ammalarsi è in aumento. Si prevedono nel mondo trecento milioni di
malati di diabete nel 2025, una persona su trenta. I malati di tumore in
Europa sono, oggi, 20 milioni ma ne sono previsti il doppio per 2010.
Una persona su tre sopra i 55 anni è destinata ad ammalarsi di tumore
nel corso dei prossimi anni. Per non parlare di tutto quello che sta
succedendo all'ambiente: la mucca pazza e l'afta epizootica sono solo
l'inizio di chiari segnali di rivolta della Natura contro i danni che
stiamo quotidianamente provocando all'ambiente in cui viviamo: concimi,
pesticidi, inquinamento dell'acqua e del suolo, inquinamento dell'aria e
la morte delle foreste; alterazione degli alimenti attraverso gli
antibiotici, gli ormoni, gli additivi alimentari, gli antiossidanti di
sintesi, aromi, coloranti, leganti, solventi, irraggiamento degli
alimenti, radioattività indotta.
Guardatevi
intorno e considerate quanti vostri amici, ultimamente, si sono ammalati
di tumore. Quanti in giovane età sono morti per ictus o infarto.
L'ipertrofia
prostatica che una volta colpiva i settantenni, oggi fa la sua comparsa
sempre più spesso fra individui di 45 o 50 anni; un individuo su tre a
quarantacinque anni è iperteso. E si comincia sempre di più ad essere
ammalati fin da bambini: il 10 % dei bambini dei paesi industrializzati
soffre d'asma e deve fare uso quotidiano di broncodilatatori e
antinfiammatori, il 35 % soffre genericamente d'allergia.
Abbiamo
scoperto il genoma. Nel corso dei prossimi dieci anni saranno sconfitti
l'85% dei tumori, annunciano i ricercatori delle multinazionali del
farmaco ma, ad esempio, le indagini sulle prospettive di vita dei malati
di tumore sono addomesticate ad arte. Il caso Di Bella insegna, per
convincerci che viviamo nella società migliore possibile, la società
dell'evidenza, del pragmatismo, del materialismo e che quindi dobbiamo
sostenere questo tipo di sviluppo, di società e di medicina.
Arriveremo
a vivere cento, centoventi anni? Ma quando mai! E se anche ci
arrivassimo, sai che vita, inebetiti ed imbottiti di farmaci e d'ormoni
che impediscono la nostra crescita spirituale. La nostra mente, il
nostro spirito, la nostra anima e il nostro corpo sono sempre più a
rischio perché c'è poco rispetto per l'individuo. Un aneddoto
anarchico recita "nasci, produci, consuma, crepa" ; questo è
il tipo di società cui ci stanno addomesticando; il nostro libero
arbitrio è in pericolo. Ci abituano a non pensare, a non preoccuparci,
come ci hanno abituato a dimenticare le centrali nucleari che vanno in
rovina o i sottomarini nucleari che arrugginiscono silenziosamente nei
mari del nord, affondandoci nella palude dell'indifferenza e della
rassegnazione.
È
necessario un radicale cambiamento del modo di pensare e di agire,
occorre dare la sveglia alle famiglie che non si sono accorte che, la
classe medica, le grandi holding economico finanziarie, legate ai propri
interessi di potere, negano che il Sistema sia in crisi. Deve essere
compreso da un numero sempre maggiore di persone che "non è oro
tutto quello che luccica" e che la nostra salute va guadagnata,
come la libertà, giorno per giorno senza acriticamente delegare al
Sistema la sua gestione. Occorre un grande sforzo di tutti per la
realizzazione del Nuovo Piano di Coscienza che permetta una vita più
serena e più sana per la prevenzione di molte malattie.
Di
fronte a questo quadro, tutti gli stati occidentali lamentano la
crescita esponenziale delle spese mediche e si parla di "crisi
della sanità e crisi dell'assistenza sanitaria". Tale crisi, in
realtà, non riguarda tanto l'erogazione delle prestazioni sanitarie, né
gli aspetti amministrativi o legali quanto è dovuta fondamentalmente
alla mancanza di salute. Si avverte dunque l'esigenza di un nuovo
approccio che consenta di creare salute. L'attuale pratica medica è
priva di un'efficace strategia di prevenzione e fa ben poco per
rinforzare il sistema immunitario o per eliminare gli squilibri che sono
alla base delle patologie. Si deve riconoscere che la medicina moderna
è responsabile di molte malattie che affliggono la nostra società.
Numerose ricerche hanno dimostrato che le malattie jatrogene, ossia le
patologie dovute alle cure mediche, rappresentano un terzo delle
malattie diagnosticate negli ospedali.
La
crisi della sanità non si limita semplicemente al problema di
assicurare un buon livello d'assistenza sanitaria, è ben più profonda
e investe la visione del mondo su cui si fonda la medicina moderna.
Nonostante i successi conseguiti, l'attuale pratica medica, avvalendosi
di nozioni proprie della fisica classica, adotta un approccio alla
fisiologia concettualmente primitivo e talvolta persino grossolano. La
sua visione frammentaria dell'organismo, centrata sulla patologia,
produce effetti collaterali nocivi, squilibri fisiologici e crea i
presupposti per l'instaurarsi d'ulteriori malattie. Per essere davvero
efficace la medicina deve trarre vantaggio da una concezione della
natura più completa, avanzata e olistica, quale quella emergente dalla
scienza del XX secolo.