Un
enzima, importante per la formazione delle placche
dell’Alzheimer, potrebbe diventare l’obiettivo da
perseguire della futura medicina. È questa la conclusione a
cui è giunta una ricerca effettuata su modelli di topo,
finanziata dal National Institutes of Health (NIH)
degli Stati Uniti e descritta nel numero del 22 maggio di
quest’anno della rivista “Nature”.
Lo
studio mostra che l’inibizione del glicogeno sintasi
chinasi-3 alfa (GSK-3 alfa) blocca anche la formazione
dei grovigli neurofibrillari dovuti alla proteina tau.
Bloccando
questo enzima, il litio arresta l’accumulo di beta
amiloidi, i peptidi che formano le placche. “Anche se è
largamente usato per la cura dei disordini bipolari, -
spiega però Peter Klein, dell’Università della
Pennsylvania - il litio tende a provocare effetti
collaterali che ne limitano l’utilizzo negli anziani, i più
suscettibili al morbo di Alzheimer. Sarà importante
riuscire a sviluppare nuovi agenti che attaccano
specificamente l’enzima GSK-3 alfa”.
Per identificare il ruolo dell’enzima nella formazione
delle placche amiloidi, gli scienziati hanno innanzitutto
trattato con il litio le proteine precursori dell’amiloide.
Le dosi terapeutiche di litio limitano la produzione di beta
amiloidi. Anche un altro inibitore di GSK-3, senza relazioni
strutturali con il litio, è in grado di ridurre la
produzione di beta amiloidi, mentre l’aumento dei livelli
di GSK-3 alfa la fa crescere. Questi test hanno così
riconosciuto valido il ruolo chiave dell’enzima.