Una nuova ricerca eseguita da un gruppo di medici della
Columbia University e della Stanford University afferma che il malfunzionamento
delle cellule cerebrali chiamate astrociti (nella foto) sarebbe alla base dell'accumulo di proteine amiloidi nel cervello dei pazienti affetti dal
morbo di
Alzheimer, malattia irreversibile, ingravescente, caratterizzata da una degenerazione progressiva delle facoltà intellettive.
Sulla base di studi condotti in Italia, Giappone, Gran Bretagna e Olanda, si stima che il numero di malati oscilla dal 4,1 all'8,4% delle persone con più di 65 anni. Oggi in Italia i malati di Alzheimer sono circa 450 mila, di cui 60 mila in Lombardia. Si prevede, però, che il loro numero raddoppierà nel 2020.
La malattia, secondo la maggior parte dei ricercatori, è causata dall'accumulo di piccoli peptidi, beta-amiloidi, nel cervello. Questi peptidi vengono prodotti naturalmente in continuazione, ma i malati di Alzheimer o ne producono troppi o ne degradano troppo pochi. I peptidi in eccesso che ne risultano si aggregano insieme, formando delle placche che portano alla morte dei neuroni e alla
demenza.
I ricercatori hanno osservato che, in colture cellulari, le cellule della microglia che circondano le placche possono ingerire e distruggere le proteine delle placche. Si cerca perciò di stimolare le cellule a fare la stessa cosa in vivo. Ma il ruolo di altre cellule, gli astrociti, era finora rimasto poco chiaro.
Ora si è scoperto che i normali astrociti possono a loro volta degradare le proteine delle placche, e questo suggerisce che favorire l'attività degli astrociti potrebbe essere di beneficio contro la malattia. Per di più, il numero di astrociti nel cervello è molto superiore a quello delle cellule della microglia, dunque il loro ruolo può essere davvero importante.
Lo studio è stato pubblicato sulla versione on-line di "Nature
Medicine", e comparirà sul numero di aprile della rivista.