Una
teoria sul modo di rallentare il processo di invecchiamento
ha ricevuto conferma da nuove scoperte effettuate presso
l'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign. Un articolo
al riguardo è stato pubblicato sulla rivista "Proceedings
of the National Academy of Sciences".
I ricercatori hanno usato modelli matematici basati sulle
due principali teorie sull'invecchiamento per prevedere il
successo riproduttivo di 100 diversi genotipi di moscerino
della frutta (Drosophila melanogaster) in gruppi di
varie età.
Secondo la prima di queste teorie, l'invecchiamento è il
risultato dell'accumulo di mutazioni nei geni che sono
tenuti sotto controllo dai processi di selezione
riproduttiva durante le prime fasi della vita e che
diventano attivi solo in seguito. Una seconda teoria, detta
del pleiotropismo antagonista, sostiene invece che
l'invecchiamento avviene quando i geni che aiutano durante
l'età riproduttiva (per esempio, quelli che producono
estrogeni) assumono più tardi un ruolo dannoso.
I risultati ottenuti dalla biologa Kimberly A. Hughes
suggeriscono che il primo meccanismo è di gran lunga il più
importante, anche se non permettono di escludere un
contributo da parte del secondo. Lo studio ha mostrato
infatti che gli effetti dannosi delle mutazioni sulla
riproduzione aumentano enormemente con l'età durante gli
anni riproduttivi.
“Questo
studio – commenta Hughes – ci ha permesso di rilevare
certi tipi di effetti genetici chiamati varianza dominante,
che la teoria dell'accumulo delle mutazioni prevede
aumentino con l'età. La capacità di rivelare questi
effetti è critica per verificare le teorie evolutive
dell'invecchiamento, perché un aumento in funzione dell'età
sembra essere l'unica previsione della teoria dell'accumulo
delle mutazioni, mentre altri tipi di effetti genetici
aumentano in entrambi i modelli”.
Lo studio ipotizza quindi che, eliminando i geni che
diventano attivi in età avanzata, potrebbe essere possibile
rallentare il processo di invecchiamento. “Ma è
necessario imparare di più – continua Hughes – sui geni
che fanno parte del processo di invecchiamento e sulle loro
funzioni, in modo che una manipolazione non causi danni
nelle generazioni future”.
Se
i genetisti tentassero di rimuovere gli effetti dannosi in
tarda età di un gene che ha un ruolo positivo all'inizio
della vita, la sua funzione potrebbe essere alterata
negativamente nelle generazioni future. Bisognerebbe
limitarsi alla manipolazione di geni che non hanno funzioni
benefiche da giovani ma ne hanno di dannose da anziani.
Prima però bisogna individuare con sicurezza questi geni.
(26/11/2003)