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STUDIO GIARA: È NATO IL PRIMO REGISTRO SULL’ARTRITE REUMATOIDE AGGRESSIVA

 

GIARA, il Gruppo Italiano sull’Artrite Reumatoide Aggressiva, ha presentato oggi i risultati preliminari dello studio sulla forma di artrite reumatoide più invalidante mettendo a punto il Registro per l’artrite reumatoide aggressiva (ARA).

  

Con i dati del progetto GIARA e del suo Registro, per la prima volta in Italia sarà possibile censire questa patologia e valutare correttamente la sua incidenza, i fattori di rischio e i trattamenti più soddisfacenti in termini di controllo sintomatologico, prevenzione ed efficacia.

  

In Italia e all’estero – afferma Gianfranco Ferraccioli, Professore di Reumatologia del Policlinico Universitario di Udine e coordinatore dello studio GIARA – non esistono dati epidemiologici sull’artrite reumatoide aggressiva. GIARA ha lo scopo di esplorare la prevalenza di questa malattia, attraverso un vero e proprio ‘algoritmo diagnostico’ che permette un’identificazione sicura e veloce dell’ARA. L’artrite reumatoide aggressiva non è, come si potrebbe pensare, una degenerazione dell’artrite reumatoide, ma una patologia definita da trattare con un approccio terapeutico mirato e tempestivo”.

  

Il registro GIARA, realizzato dalla Società Italiana di Reumatologia con il contributo di Novartis, ha coinvolto 94 centri di reumatologia in tutta Italia; nel primo anno (gennaio 2001 – febbraio 2002) ha visto il coinvolgimento di 1.130 pazienti affetti da artrite reumatoide recente (diagnosticata da non più di 5 anni), con un’età media di 55 anni e con un’assoluta prevalenza di donne (ben il 77%).

  

L’ARA - precisa Francesco Trotta, Professore di Reumatologia dell’Università degli Studi di Ferrara - è una forma di artrite reumatoide a decorso particolarmente invalidante che comporta un progressivo danno erosivo delle articolazioni. Si tratta di una forma ancora non adeguatamente considerata per il controllo della quale è assolutamente necessaria una diagnosi precoce al fine di limitarne la progressione e l’evoluzione “destruente”. È infatti nelle fasi iniziali della malattia che si decide il destino più o meno invalidante dei pazienti”.

  

I dati preliminari dello studio anticipano, infatti, che 1 paziente su 3 è affetto dalla forma “aggressiva” dell’artrite reumatoide e possono addirittura diventare 2 su 3 nei soggetti con malattia non adeguatamente trattata.

  

Da qui l’importanza dello studio: alla fine del progetto GIARA, i dati raccolti su questa patologia, verranno valutati e rielaborati per permettere, entro il 2004, la stesura di linee guida necessarie a stabilire parametri oggettivi basati sull’evidenza clinica per riconoscere questa patologia.

  

Oltre all’obiettivo epidemiologico, il Registro GIARA intende chiarire anche gli aspetti terapeutici, al fine di identificare il loro impatto sulla funzionalità articolare e la conseguente qualità di vita del paziente.

  

Esistono attualmente – continua Ferraccioli – terapie che incidono sul processo della malattia e che possono modificarne il decorso impedendo la comparsa dei danni articolari. Nell'ambito di questi trattamenti, rientra la terapia combinata con ciclosporina e metotressato che si è dimostrata efficace nel controllare l’infiammazione e l’erosione delle strutture articolari”.

  

Diversi studi, infatti, sulla combinazione ciclosporina e metotressato hanno dimostrato buone caratteristiche di efficacia. I due farmaci, prevenendo i danni irreversibili delle articolazioni, sono considerati il trattamento di riferimento nella cura dell’artrite reumatoide aggressiva. La terapia è costituita da una somministrazione settimanale di metotressato associata con ciclosprina (che prevede una somministrazione giornaliera tramite compressa mentre il metotressato viene somministrato per via intramuscolare una volta alla settimana) e ha evidenziato una buona tollerabilità e adesione alla terapia (compliance).

  

I dati preliminari forniti da GIARA fanno luce su carenze terapeutiche nella cura delle artriti reumatoidi e in particolare delle forme aggressive. Infatti, risultano poco utilizzati i farmaci di fondo (DMARDs - farmaci specifici in grado di modificare il decorso dell’artrite reumatoide), mentre più del 50% dei pazienti è trattato solo con farmaci sintomatici antinfiammatori (FANS e steroidei). Sulla base di questi risultati, la Società Italiana di Reumatologia ha sottolineato la necessità di sviluppare una campagna educazionale per intervenire più precocemente possibile sul riconoscimento della patologia e sul suo adeguato trattamento terapeutico, per ridurre al minimo il rischio di progressione della malattia.

  

    (19/9/2003)

 

 

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