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L'ALZHEIMER NON È UN INVECCHIAMENTO ACCELERATO

 

Alcuni cambiamenti cerebrali, comuni nel normale processo di invecchiamento, non rappresentano l'inizio del morbo di Alzheimer. Una ricerca pubblicata sul numero del 30 settembre 2004 della rivista "Neuron" e un articolo degli stessi autori apparso sul numero del 15 settembre 2004 di "Cerebral Cortex" suggeriscono infatti che i cambiamenti associati alla malattia di Alzheimer compaiono in regioni distinte del cervello e riflettono una patologia unica se confrontati ai cambiamenti osservati negli adulti più anziani che non soffrono di demenza.

 
"Stiamo cominciando a comprendere meglio il complesso insieme di fattori che modificano il cervello quando si invecchia", ha dichiarato il ricercatore Randy L. Buckner dell'Università di Washington di St. Louis. 

 

Buckner e colleghi hanno individuato differenze ricorrenti fra i fattori che influenzano le cosiddette funzioni esecutive del cervello (che di solito calano con il normale invecchiamento) e il declino della memoria a lungo termine tipico dell'Alzheimer. 

 

Le funzioni esecutive riguardano i processi cognitivi usati per portare a termine compiti complessi, orientati a un obiettivo. Gli individui più anziani, senza sintomi di demenza, possono per esempio avere difficoltà a svolgere un compito in presenza di distrazioni, oppure di fronte a situazioni nuove e complesse.

 
Secondo Buckner, i dati suggeriscono che i cambiamenti nelle funzioni esecutive sono dovuti ai circuiti frontali-striatali del cervello, principalmente in un'area chiamata corpo calloso, mentre la perdita di memoria nel morbo di Alzheimer è probabilmente dovuta a cambiamenti nel sistema del lobo temporale mediale, che comprende l'ippocampo.

 

 

Fonte: Le Scienze

   (8/10/2004)

 

 

 

 

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